Di Vaio:

In questo Bologna che è una famiglia e tutto condivide, tutti hanno responsabilità

La nota molto ferma e dura di Joey Saputo ci voleva, forse avrebbe fatto meglio a mandare un videomessaggio così tutti noi avremmo visto anche il suo volto e non letto solo le sue parole, magari concordate con gli uomini di Casteldebole. Quegli uomini con i quali lo stesso chairman dice essersi confrontato più volte nel corso della giornata prima di inviare dal Canada le sue stilettate. Ora, dallo sfogo presidenziale si evince che i destinatari sarebbero soprattutto Roberto Donadoni e i giocatori, perché in campo vanno loro e la brutta figura sia contro il Napoli che contro il Milan l’hanno fatta loro. Su questo non ci piove, che in campo siano andati loro è sicuro, ma le partite si preparano anche durante la settimana, e se dalla disfatta contro il Napoli siamo passati all’onta contro il Milan vuol dire che anche la società non ha lavorato bene. Mettersi qua a fare una classifica su chi ha sbagliato di più e su chi ha sbagliato di meno non sarebbe giusto e non sarebbe neanche costruttivo, considerato che da quasi un anno a questa parte il Bologna è una grande famiglia e Casteldebole è un luogo dove si condivide tutto, allora va detto che la colpa è di tutti nello stesso modo. Anche se apparentemente il cerino resta nelle mani di Donadoni e dei giocatori.
Saputo ha parlato chiaro, ma c’è da sperare che abbia parlato chiaro con tutti, anche con i suoi uomini, perché quando si fanno figure del genere le responsabilità sono generali, a cascata, dal presidente in giù. Si fa fatica a fare una critica a chi ha tirato fuori quasi 100 milioni in questi due anni e mezzo, ma evidentemente questi cento milioni sono stati spesi anche male. Ci ha messo del suo Pantaleo Corvino, che continua a prendersi tutt’ora le colpe per gli errori che avrebbe fatto, ma ora che Corvino non c’è più, qualche responsabilità se la devono prendere anche gli altri. Anche perché gestione tecnica non significa solo fare il mercato estivo e invernale, questo è un aspetto, ma ce ne sono altri, quello come dice la stessa parola ‘gestione’ di verificare quotidianamente che tutto vada bene in quel settore specifico. Evidentemente non è stato fatto un buon lavoro nemmeno da Claudio Fenucci, per quel che è (o meglio dovrebbe essere) il suo ruolo nella gestione tecnica, così come da Riccardo Bigon e Marco Di Vaio.
Anche noi pensiamo che Donadoni in questo momento abbia colpe importanti, ma ritenere lui e la sua squadra i soli padri di queste due partite condite di vergogna non porterebbe a niente. Sbaglieremo, ma a nostro avviso è anche una questione di un entusiasmo che non c’è più. Perché se prima si parlava di progetto europeo e ora di una classifica da migliorare anche solo di una posizione un motivo ci sarà. Questo è il pensiero che alberga a Casteldebole, ma anche in giro non c’è più la fiducia che c’era una volta nel Bologna di Saputo. Che resta un presidente di grandi potenzialità, ma parliamoci chiaro, ci saremmo tutti aspettati di più. Tutti siamo professionisti nel proprio mestiere, ma quando l’entusiasmo ti viene a mancare rischi di non dare tutto quello che potresti, magari inconsciamente.
Ecco, abbiamo una sensazione, che questo entusiasmo non si sia attenuato solo nella gente, ma anche a Casteldebole, negli stessi giocatori e anche in Donadoni, perché al di là di quello che dicono anche loro probabilmente si sarebbero aspettati di più. E se non hanno la forza di ritrovarlo da soli, qualcuno deve trovare il modo per farglielo ritrovare prima possibile. Anche perché il campionato è ancora troppo lungo e sarebbe terribile andare avanti in questo modo. Donadoni è una persona troppo seria per non capire che anche lui ha commesso degli errori e poco ma sicuro farà l’impossibile per riportare la sua squadra sulla strada giusta. A Casteldebole, però, tutti devono fare altrettanto, perché potrà anche far comodo che nel mirino ci sia finito Donadoni, ma in una famiglia che tutto condivide non c’è un solo colpevole quando le cose vanno male, tutti sono colpevoli.

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