Contro la Roma il rientro di Poli e l'esordio di Santurro. Nel 4-3-3, ballottaggio Destro-Di Francesco in attacco

Ecco perché sto dalla parte di Destro

L’ho già detto e l’ho anche già scritto, ma voglio ribadire perché sto con Destro e non con Donadoni nell’ultima querelle, costruita dal tecnico. Da me Destro non ha mai ricevuto sconti, ha sempre preso quello che meritava. Doveva essere attaccato? L’ho attaccato. Doveva essere difeso? L’ho difeso. Gli ho sempre riconosciuto il fatto di essere l’unico attaccante del Bologna il gol addosso, e non ho mai nascosto la sua indolenza, il suo atteggiamento a volte sbagliato, che può anche far indispettire. Ma c’è un limite a tutto. È giusto che l’allenatore lo pungoli, ma già non avevo condiviso quei cinque minuti che Donadoni gli aveva fatto giocare a Roma, nel suo vecchio stadio, davanti ai suoi ex tifosi, sapendo che lo avrebbero ricoperto di fischi, come poi è accaduto.
In quei giorni Destro aveva toccato il fondo, poi però aveva saputo costruire il suo riscatto. Al Bologna e a Donadoni aveva regalato il gol del vantaggio in casa dell’Hellas, poi il pareggio casalingo contro il Cagliari e la vittoria di Verona sponda Chievo, in una partita che i rossoblù avrebbero anche potuto perdere per come si era messa. Sempre al Bologna e a Donadoni ha regalato il vantaggio contro il Benevento al Dall’Ara, sbloccando un match che col passare dei minuti stava diventando complicato. Da lì è cominciato il nuovo ‘attacco’ del mister al centravanti. Proprio contro il Benevento lo ha fatto uscire, a Napoli non lo ha fatto giocare, contro la Fiorentina lo ha tolto sull’1-1 (con la squadra che poi è andata sotto e si è trovata a dover rimontare senza punte), a Milano non lo ha considerato nemmeno e gli ha preferito l’attacco della Ternana. Eh no caro Donadoni, così non va, perché lei può fare le scelte che vuole, ma se dopo le va male è legittimo che si prenda le critiche di chi non la pensa come lei.
Anche se, sulla questione Destro, non sono critico solo con l’allenatore, perché non mi piace nemmeno come la società e il responsabile dell’area tecnica stanno gestendo il ragazzo. Conoscendo Fenucci, non posso pensare che sia contento di quello che è successo negli ultimi tempi, con Donadoni che fa capire che Destro non gioca perché non ha motivazioni, si allena male e in campo lavora poco. Sì, perché un capo azienda non può essere soddisfatto quando un suo patrimonio, l’investimento più caro dell’era Saputo, viene attaccato pubblicamente attraverso messaggi molto sibillini. Di contro, viene da pensare che Bigon e Di Vaio siano d’accordo con il mister, e infatti l’entourage della punta non ritiene Donadoni l’unico responsabile della situazione che nuovamente si è venuta a creare, perché è tutta l’area tecnica che si è fatta questa idea di Destro.
È giusto che all’interno di un club ci sia condivisione, ma voglio credere che tra le parti ci possa essere anche un confronto, talvolta anche acceso, perché l’unità d’intenti funziona quando è realmente costruttiva per la società e per la squadra, non deve esserci per forza. Ci tengo allora a ricordare quelle che sono le competenze di un responsabile dell’area tecnica, oltre a comprare e vendere giocatori, perché quello è uno spaccato del ruolo ma l’aspetto più importante è la quotidianità. Il responsabile dell’area tecnica ha anche il dovere di gestire il lavoro dei suoi ‘dipendenti’, tra i quali figura l’allenatore. E pur riconoscendo a Bigon una grande professionalità e una correttezza senza limiti, ritengo che su Destro abbia sbagliato anche lui.
Più in generale, io ho un’idea ben precisa su questo Bologna: la squadra (che, badate bene, è un po’ più forte di quello che dice la classifica), per quelli che sono gli obiettivi attuali della società andrebbe solo gestita meglio, e dovrebbe vivere in un ambiente con più fame e rabbia. Perché mi sbaglierò, ma nel Bologna tutto è sempre bellissimo, anche quando le cose vanno male.

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