Rassegna stampa 02/03/2018

I soldi di Diawara vanno reinvestiti, la prima struttura è salvare la Serie A

Parlo quotidianamente con i giornalisti che sono a Kitzbuhel e che prima erano a Castelrotto, e sinceramente mi preoccupo, mai che mi dicano che il Bologna compra questo o compra quello, tutte le volte mi informano che sotto sotto i dirigenti rossoblù sostengono che la squadra è già a posto così, che davanti c’è Destro e che al massimo sarà preso un centrocampista al posto di Diawara. Papale papale: o il Bologna parla così perché per motivi di mercato deve farlo, e allora mi sta bene, o parla così perché lo pensa davvero, e allora mi metto le mani nei capelli. Per più motivi: perché al momento questa squadra è inferiore a quella dello scorso anno, perché sempre questa squadra così com’è oggi rischierebbe seriamente di andare giù, e perché in tal caso avrebbe dirigenti che non sanno fare calcio. Ecco perché voglio credere e sperare che in casa rossoblù si parli così soltanto per non farsi prendere per la gola in sede di trattativa, considerato che per salvarsi serenamente questo organico ha bisogno almeno, e dico almeno, di tre titolari: un difensore centrale, una mezzala e un giocatore d’attacco. Che può essere una prima punta, una seconda punta o un trequartista.
Leggo e sento dire: serve un centravanti che non faccia ombra a Destro. È una colossale stupidaggine, perché la traduzione di questa frase è: “Pigliamo un attaccante che costa poco”. Ora, se Donadoni vuole continuare con il 4-2-3-1 o il 4-3-3 mi può star bene il fatto che non serva una prima punta come Destro, avendo già lui, ma nel caso in cui Donadoni volesse optare per un altro sistema di gioco ecco che la storia dell’ombra a Destro non avrebbe più senso. Morale, se il tecnico non vorrà cambiare modulo servirà un giocatore con caratteristiche offensive che sappia fare la differenza, più bravo di quelli che ci sono adesso e che abbia qualche gol addosso. Perché è facile dire che i 7 gol di Giaccherini li farà 3 uno, 2 un altro e 2 un altro ancora, la Serie A ti vuole guardare in faccia tutte le domeniche, e quante volte ho visto le belle speranze d’estate morire in autunno e in inverno…
Certo, Saputo può anche aver fatto bene a stringere i cordoni della borsa, dopo aver speso oltre 70 milioni, ma dopo aver detto che la sua decisione di investire sulle strutture è più che legittimo, aggiungo che è fondamentale non perdere mai di vista la gestione sportiva. Perché puoi rendere Casteldebole più bella, come puoi fare trasformare il Dall’Ara in un salotto, ma se poi non conservi la Serie A non puoi dire che hai lavorato per il futuro. Ecco perché mi preoccupo anche quando mi viene sussurrato che il ricavato della cessione di Diawara potrebbe non essere reinvestito in toto. Siamo alle solite: se il motivo è non voler far sapere al mercato che i soldi ci sono, evviva la strategia del Bologna, se invece si pensa di non reinvestire davvero, allora non ci sto, anche perché ho la memoria buona e non dimentico quello che hanno detto via via Fenucci e Di Vaio, e cioè che i soldi dell’eventuale vendita del regista guineano sarebbero stati rimessi tutti sul mercato. Della serie: non so se saranno 15, 16 o 17, ma con questo denaro uno deve riuscire a fare più forte il Bologna di Donadoni. Che da persona vera e da allenatore sempre in sintonia con la società deve dire che tutto va bene, ma che in realtà non può far festa per lo spessore della rosa attuale. Che va obbligatoriamente rafforzata, lo ribadiamo, perché la Serie A bisogna guadagnarsela sul campo, difendendo bene e facendo gol.
Quando Saputo arrivò sotto le Due Torri, Marotta mi disse che con questo proprietario, grandissima persona e uomo appassionato di calcio, il Bologna sarebbe andato in Champions League nel giro di tre-quattro anni, e che in futuro avrebbe addirittura rischiato di lottare per lo scudetto. Come Marotta lo disse a me, lo disse anche a Max Nerozzi, giornalista bolognese de La Stampa di Torino, che può testimoniarlo. Dopo poco meno di due anni sembra che il mondo del Bologna si sia capovolto, e che ora per tanti addetti ai lavori il club rossoblù debba andare alla ricerca di tre squadre che gli sono inferiori. Perché? Cosa è successo nel frattempo? Nessuno vorrà prendersi le colpe, ma qualcuno dentro alla società deve aver sbagliato qualcosa. Mi sento dire: la piazza non deve mai correre il rischio di far stancare Saputo. È vero, questo è un rischio che non possiamo e non dobbiamo correre, lunga vita a Saputo. Ma consentitecelo: anche il Bologna stesso non deve correre il rischio di farlo stancare. Chi lavora all’interno del Bologna, uno come Saputo deve meritarselo quotidianamente.

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