Il Bologna ha cambiato programmi, ora serve un nuovo Giaccherini che faccia la differenza

Non sarà l’anno zero, questo no, ma non sarà neanche il Bologna secondo quelli che dovevano essere i disegni iniziali. Se ricordate, dopo il mercato dell’anno passato, da Casteldebole dicevano e assicuravano che l’anno prossimo (cioè quest’anno) alla squadra sarebbero stati aggiunti tre o quattro acquisti mirati per consentirle di fare il salto di qualità. Era questo il modo per poter dare continuità a quello che era, che doveva essere, il progetto di Saputo, di Fenucci, di Corvino. Invece cosa è successo: è successo che il Bologna è come se avesse ricominciato quasi da capo. Perché almeno fino a questo momento sono arrivati giovani che in Italia devono ancora dimostrare ciò che hanno saputo fare nel proprio Paese, vedi Krejčí in Repubblica Ceca, vedi Nagy in Ungheria.
Di sicuro hanno valori, di sicuro hanno qualità, ma vai a sapere quanto tempo impiegheranno per evidenziarle anche da noi. La speranza è che lo facciano entro poco tempo. Come la speranza è che Di Francesco non avverta il salto di categoria e che Verdi finalmente esploda. Perché è vero che è un talento ma è anche vero che ad oggi è inespresso e che fin qua lo ha sprecato. Parlavo con Fabrizio Castori nei giorni scorsi, mi diceva che sarà fortunata quella squadra che gli consentirà di dare tutto quello che ha dentro. Speriamo che sia il Bologna. Non sarebbe giusto parlare di scommesse ma è chiaro che questi giocatori dovranno essere valutati nella nuova realtà. Come d’altra parte è successo l’anno passato, perché non tutti hanno giocato per quello che era il loro potenziale.
E allora perché il Bologna non ha aggiunto quei due o tre acquisti mirati di cui parlavano i dirigenti l’anno passato? Perché per farlo sarebbero serviti numeri che il club non aveva. Vogliamo pensare che sia questo l’unico motivo per quello che è stato fin qua il mercato dei rossoblù. Certo è che questa squadra avrà bisogno quanto meno di un giocatore che sappia essere il Giaccherini dell’anno passato, quel giocatore che ti cambia la vita con un colpo, che sa regalare qualità e quantità, che sa fare la differenza. Anche perché i gol che sono mancati l’anno passato da qualche parte devono arrivare, e se davanti gioca solo Destro la qualità va messa o alle sue spalle o ai suoi lati.
Abbiamo parlato di Giaccherini. Ormai per il suo passaggio al Napoli mancano solo i dettagli. Uno dice: se fosse andato al Torino il Bologna avrebbe anche potuto imprecare, andando al Napoli il Bologna non poteva farci niente. Eh no, non poteva far niente ora, avrebbe dovuto fare prima. La società non può sentirsi con la coscienza pulita solo perché ora il giocatore è andato a giocare la Champions League. Il Bologna doveva chiuderlo prima degli Europei, quando Giaccherini aspettava con fede che dal capoluogo emiliano arrivasse un segnale di affetto, quando Furio Valcareggi non aspettava che una mossa del Bologna per parlare di ingaggio e quando il Sunderland sperava che Giaccherini trovasse una sistemazione, anche perché stava giocando male. Come Kevin Ball ha potuto vedere personalmente il giorno di Bologna-Torino.
A proposito, Ball era il dirigente che il Sunderland aveva mandato per incontrare i dirigenti del Bologna. L’incontro non ci fu, Bol parlò a fine partita solo con il giocatore e Valcareggi nella hall dell’Hotel Calzavecchio. Perché Fenucci e Di Vaio, i dirigenti in sella allora, non ritennero opportuno provare a chiudere subito l’affare? Probabilmente perché in quei giorni ritenevano che Giaccherini non fosse uno da trattenere, considerato come stava giocando e i problemi fisici che aveva avuto, e considerate quelle che potevano essere le sue richieste per l’ingaggio, allora un biennale da 1,5 mln di euro a stagione. Poi sono arrivati gli Europei e Giaccherini è tornato Giaccherinho, ma a quel punto il Bologna se lo era già lasciato sfuggire.

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