Rassegna stampa 29/03/2018

La fiducia in Destro non deve nascondere le carenze dell’attacco rossoblù

Ho letto quello che Riccardo Bigon ha detto ieri su Mattia Destro: “Mi fido di lui, nessuna squadra della nostra fascia ha una punta del suo spessore”. Prendo atto di questo attestato di stima nei confronti del centravanti del Bologna, ma se da una parte sono felice, dall’altra mi si accende una lampadina rossa, perché ho come l’impressione che Bigon guardi solo nel suo giardino. Ora, figuratevi se mi voglio mettere a fare polemica con l’uomo che ha meno colpa di tutti, essendo l’ultimo arrivato, ma è chiaro che non posso essere d’accordo con lui, e allora con grande educazione e rispetto lo invito a posare gli occhi su quello che hanno gli altri. E come invito lui, invito anche Claudio Fenucci e Marco Di Vaio a farlo, perché in una società che condivide tutto devo pensare che anche loro siano d’accordissimo con Bigon.
Partiamo dall’Atalanta, che ha Paloschi e Pinilla. Poi l’Empoli, che ha Gilardino, Maccarone e Pucciarelli con alle spalle Saponara. Certo, Destro è più forte di loro, ma loro nella stagione passata sono stati sicuramente più costruttivi del nostro centravanti. Andiamo avanti: il Genoa ha Pavoletti, la Sampdoria ha Muriel e Quagliarella, il Torino ha Belotti, Ljajić e Iago Falque, l’Udinese ha Zapata e Théréau. A meno che Bigon non si riferisca alle tre neopromosse Cagliari, Crotone e Pescara, ma se così fosse si tratterebbe di una chiave di lettura allarmante. Io non sono così tranquillo, beati i dirigenti rossoblù se lo sono. Anche perché i numeri dello scorso anno sono estremamente indicativi: il Bologna è stata la squadra che ha segnato meno gol in assoluto, e ora ha perso quelli di Giaccherini.
Dove voglio arrivare? Se ora il Bologna vuol fare credere che Destro e gli altri attaccanti sono già competitivi così come sono perché mancano i soldi è un esercizio sbagliato, considerando che quando si raccontano le favole in estate, una volta che cominciano i giochi la verità viene a galla. La società può fare quello che vuole, ma la realtà è che qui serve un uomo d’attacco forte e affidabile. Che poi sia una prima punta, una seconda punta o un trequartista lo deciderà Roberto Donadoni.

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