I numeri non tornano né sul campo né nel bilancio

Ascolto certe trasmissioni radiofoniche e mi sembra di sognare, perché ora tutti sono a sottolineare quello che dall’estate era un segreto conosciuto e che per tanta gente invece era un Bologna più forte di quello dell’anno scorso. E forse solo perché lo aveva detto Fenucci. Personalmente ho sempre pensato, e basta andare a vedere quello che ho detto e quello che ho scritto da agosto in poi, che questa era una squadra giovane, che doveva essere fatta crescere e che prima di crescere avrebbe commesso errori. Perché nel percorso di un giovane le distrazioni devi metterle in preventivo. Io però per tanti ero brutto e cattivo e non invece realista, era molto più bello e anche più comodo ascoltare e leggere quelli ai quali vengono date le veline e fatte anche le domande delle interviste.
Non parlo così ora perché il Bologna è sedicesimo, godevo quando vinceva, ora mi arrabbio, ma purtroppo non sono sorpreso. Mi si può dire: ma se non ci avessero dato il rigore contro la Lazio, se non avesse perso la testa Gastaldello contro il Genoa, se Maietta ed Helander non avessero sbagliato contro il Sassuolo, se Gastaldello non avesse sbagliato contro la Fiorentina, ora saremmo al posto dell’Atalanta. Certo, il rigore non esisteva ma prima Masina e poi Oikonomou avevano sbagliato, Gastaldello doveva tacere e la partita avrebbe avuto altri connotati contro il Genoa, ma per quanto riguarda gli altri errori c’è poco da stupirsi, il Bologna è questo nel bene ma il Bologna è questo anche nel male, e alla fine una squadra ha sempre la classifica che merita. È vero che per il gioco il Bologna avrebbe dovuto avere più punti, sul piano estetico abbiamo visto spesso un buon Bologna, ma quando una squadra ha sempre l’errore in canna dietro e non ha il gol addosso davanti, alla fine non devi stupirti se i punti li pigliano gli altri.
Sono convinto che ci siano a oggi cinque-sei squadre inferiori, ma poi conta quello che dice il campo, e se il campo ora dice che il Bologna è sedicesimo devo prenderne atto, con la speranza che nel giro di cinque partite si scalino alcune posizioni. E queste cinque partite valgono un mezzo campionato, perché se le giochi bene e fai risultato puoi tornare a guardare e a pensare alla facciata sinistra della classifica, ma se le sbagli sono guai, già col Palermo se non vinci devi cominciare a guardare in basso. L’importante sarà viverle con l’atteggiamento giusto e non da chi si sente più forte, perché quando il Bologna ha pensato di avere valori più alti degli altri, alla fine ha sempre toppato. Poi tra l’altro non bisogna dimenticare una cosa: Palermo, Empoli e Pescara vivranno questi match come quelli della vita, sapendo bene che con un loro risultato positivo tirerebbero dentro alle sabbie mobili anche i rossoblù. E una squadra in più che lotta per non retrocedere è sempre una bella conquista. Ecco il motivo per il quale si dovrà ritrovare prima di tutto lo spirito da guerriero, poi mostrare con i fatti e non con le parole di essere più bravi almeno di queste cinque squadre. Dico la mia: il Bologna ha la possibilità di batterle tutte, sì, anche l’Atalanta e l’Udinese.
Ascoltando ancora le trasmissioni radiofoniche ho capito che sta salendo l’onda critica nei confronti di Donadoni. Ora, che il tecnico bergamasco possa anche aver sbagliato un paio di scelte è possibile, ma da qui a dire che doveva fare questo, doveva fare quello, che ha sbagliato questo, che ha sbagliato quello, ce ne corre. E siccome anche questo lo avevo previsto da agosto, dico che prima di mettere in discussione Donadoni vanno messi in discussione Fenucci, Bigon e Di Vaio. Per un motivo: non hanno fatto a Donadoni fino in fondo il mercato che voleva, perché Donadoni si aspettava un difensore centrale esperto avendo capito l’antifona, e un attaccante tra Matri, Pinilla e Balotelli, mentre gli hanno preso Helander e Sadiq. Due ragazzi bravi quanto si vuole ma sempre due ragazzi da farsi, mentre l’allenatore voleva in quei ruoli due giocatori fatti.
Che questa squadra abbia bisogno degli stessi rinforzi dei quali aveva bisogno ad agosto ormai se ne sono accorti anche i portavoce non ufficiali del club. Chissà se ora il Bologna accontenterà finalmente Donadoni. Chiudo facendo una raccomandazione a Bigon: non accetti interferenze sulla gestione tecnica della squadra, faccia di testa sua, magari sbagli, ma faccia di testa sua. Perché ci mancherebbe solo che un giorno pagasse le colpe di altri. Come le colpe di altri non deve pagarle Donadoni.
Infine, ho letto il bilancio del Bologna che tre bravi giornalisti di Repubblica, Monari, Miele e Baccolini hanno proposto ai loro lettori: urlo lunga vita a Saputo, che non si stanchi mai e che nessuno lo faccia mai stancare e disamorare. Ora il presidente sta cercando di capire come si sia arrivati a queste cifre e pretende da ora in poi numeri più bassi. Di sicuro non esiste che Saputo spenda cinque milioni al mese per vedere il Bologna sedicesimo. Se poi per Saputo ci sono delle responsabilità, lo scopriremo strada facendo.

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