La perfetta rincorsa verso il salto di qualità

Qualcuno chieda scusa a Bologna e la smetta di raccontare favole

Una figuraccia, un disastro, una vergogna. Stamani ho letto di tutto, finalmente hanno aperto gli occhi anche quelli che fin qua ci avevano raccontato che il Bologna era cambiato, che il ritiro era stato tutto rose e fiori e di conseguenza vai a sapere perché ieri sera è accaduto quello che è accaduto. Perdere 3-0 in casa contro una squadra di Serie B a cui mancavano otto titolari è clamoroso, e purtroppo quella rimediata contro il Cittadella è una batosta che fa pendant con tante dell’anno passato. Evidentemente aveva ragione Carletto Mazzone, quando diceva che chi nasce quadro non muore tondo. Mi sarei aspettato, dopo una serata tanto indecente, che Donadoni arrivasse in sala stampa e dicesse solo due cose: «È tutta colpa mia, chiedo scusa a Bologna». È chiaro che non è tutta colpa sua, ma un allenatore deve dire così e poi andare negli spogliatoi, sacramentare, tirare due pugni sul tavolo e distribuire le colpe anche agli altri. Invece cos’ha fatto Donadoni? Ha tirato fuori gli stessi discorsi del dopo Napoli, del dopo altre partite cariche di vergogna da arrossire: «Spero che questa sconfitta ci serve di lezione», «spero che i ragazzi abbiano capito» e così via. Evidentemente i ragazzi non hanno capito, considerato che quanto accaduto l’anno scorso si è ripetuto anche all’abc di questa stagione.
Ora qualcuno dirà: «Eccolo Beneforti, che approfitta di questa sconfitta per tirare fuori il veleno che ha dentro». A parte che io non ho dentro alcun veleno ma solo tanto realismo, poi chi mi ha letto sul Corriere sa che io parlo così da settimane. Non più tardi di tre giorni fa ho descritto questo Bologna come una squadra modesta, chi non ci crede può andare a rileggere questo mio pensiero. Certo che, se al terzo anno di Serie A i rossoblù sono a questo punto vuol dire che non è stato seminato niente. È stato messo qualche mattone di qua o di là, questo è vero, ma sugli impianti, mentre sull’aspetto tecnico tutto si è fermato. Non parlo neanche di progetto, perché per me il progetto non esiste più, sempre ammesso che sia esistito almeno per qualche mese.
Anche ieri sera il cerino è rimasto in mano a Donadoni, ma le responsabilità non sono solo sue: quasi sempre una squadra va bene quando la società funziona, e va male quando anche la società barcolla. Evidentemente anche questa società ha colpe importanti. Da Saputo in giù, sì, anche da Saputo. Non è una sua colpa abitare oltreoceano, e io gli sono sempre grato per aver scelto Bologna e il Bologna, ma anche lui deve cambiare registro. Perché già un presidente lontano è un problema quando le cose filano per il verso giusto, figurarsi quando le cose si complicano. E allora, dopo aver sottolineato come Donadoni debba dare e far dare molto di più al Bologna una volta per tutte, devono darsi una mossa pure Fenucci, che per sua fortuna ieri sera non ha assistito a questo scempio, deve darsi una mossa Bigon, e deve dare una mossa anche Di Vaio, che sinceramente non ho ancora capito che ruolo abbia.
Ognuno ha i suoi metodi per lavorare, ci mancherebbe, ma certo è sorprendente che sia Bigon che il suo ‘vice’ Di Vaio abbiano trascorso quasi tutto il ritiro con il Bologna, mentre probabilmente sarebbe stato più opportuno che uno dei due avesse vissuto a Milano per le operazioni di mercato. Comunque, il fatto che non abbiano disertato neanche un allenamento avrebbe dovuto consentire loro di vedere come la rosa attuale sia povera di qualità. E allora i casi sono due: o non se ne sono accorti, o se ne sono accorti e non hanno a disposizione i soldi per migliorarla. Intendiamoci, questo non può essere il Bologna di un patron potentissimo, questo è un Bologna inferiore a quello di altri presidenti che dovevano sbarcare il lunario per arrivare a sera e costruire la squadra. Se non lo fa Fenucci, dovrebbe essere il garante Di Vaio a informare Saputo che questo Bologna rischia l’osso del collo, se non verrà rinforzato.
Di sicuro questa è una squadra che Donadoni fa fatica ad allenare, essendo un tecnico molto bravo con i giocatori che hanno qualità e mestiere ma meno costruttivo con i ragazzi da far crescere. E una società attenta, con la testa sulle spalle, questo problema deve comprenderlo e risolverlo, anche se va contro quelli che sono i concetti per il domani. Guai a dimenticare cosa serve in Serie A per non soffrire, ma ho l’impressione che in questo Bologna ci siano troppi uomini che si sentono più bravi di quello che sono, quando invece dovrebbero essere i fatti ad evidenziare certe virtù. L’ho già scritto sul Corriere, lo ripeto qui: se Destro segnerà dai 15 ai 20 gol (speriamo che il buongiorno non si veda dal mattino), il Bologna potrà anche salvarsi serenamente, in caso contrario si giocherà la salvezza con Benevento, Spal, Verona e Crotone. Se al chairman e alla gente di Bologna va bene così, ne prendo atto, anche se con rammarico. Per quello che è il mio pensiero, dal Bologna di Joey Saputo mi aspetterei almeno una metà classifica tranquilla. Certo che sono lontani i propositi di grandezza che sotto sotto furono sbandierati all’arrivo sotto le Due Torri del magnate canadese. Ripetono gli inguaribili ottimisti, e quelli che per interesse sposano sempre i pensieri della società: «Il cantiere è ancora aperto, vedrete come sarà cresciuto il Bologna fra tre-quattro anni». Sarà anche così, lo spero fortissimamente, ma guardando quello che è l’oggi non ce la faccio a credere alle favole.

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