Rassegna stampa 02/03/2018

Sempre e comunque lunga vita a Saputo. La condivisione è bella solo se ognuno resta al suo posto

Il Bologna non lo dice, ma il concetto è chiaro: il mercato in entrata si farà anche, per non dire soprattutto, con i soldi ricavati dalla vendita di un giocatore, in questo caso Amadou Diawara. E il fatto che sarà anche una meravigliosa plusvalenza renderà questo addio ancora più significativo. Ora, da una parte qualcuno potrebbe pensare che siamo tornati ai vecchi tempi, quando il club doveva chiudere operazioni in uscita per costruire quelle in entrata, ma se all’atto pratico può esserci qualcosa di simile nella due situazioni, va sottolineato come Saputo abbia già messo nelle casse della società 73 milioni di euro. E questo la dice lunga sui motivi che lo stanno portando a rallentare un po’ gli investimenti sul mercato.
Se consideriamo i 6-7 milioni che già ci sono a disposizione, più i soldi che arriveranno da Diawara, arriveremo attorno ai 20 milioni di euro. Non sono pochi e non sono tanti, ma siamo sicuri di una cosa: ci sarà bisogno di un’aggiunta, qualora Bigon e Donadoni si accorgessero che la squadra avrà la necessità di essere migliorata, Saputo non si tirerà indietro, perché il lavoro del tecnico va salvaguardato e uno strappo alla regola potrà anche essere fatto. Insomma, è vero che non c’è un budget ufficiale, ma è anche vero che a grandi linee il Bologna potrà contare su 25-27 milioni. Anche se i dirigenti rossoblù si guarderanno bene dal dirlo, temendo che qualcuno poi possa approfittare delle potenzialità delle potenzialità economiche del chairman.
Morale: come potete capire, da ieri a oggi è come se il mondo si fosse capovolto, anche se in questo momento la rosa dovrà essere allestita senza fare follie, e gli investimenti più sostanziosi riguarderanno altri campi, vedi lo stadio e Casteldebole. Questo non significa che l’aspetto immobiliare dovrà precedere quello sportivo, perché prima di tutto bisognerà salvaguardare la categoria, ma quando Saputo fa capire che prima serve la casa e solo a quel punto si potrà pensare all’arredamento, i tifosi non devono preoccuparsi. Il patron, infatti, ha l’occhio lungo di chi vuole costruire qualcosa che duri nel tempo, e non che si pieghi al primo soffio di vento.
Il lavoro che aspetta Bigon è enorme, sia in entrata che in uscita, ma il nuovo responsabile dell’area tecnica e i suoi tre collaboratori hanno le capacità per regalare sia alla società che alla squadra un futuro di luci. Primo perché Bigon è una persona seria e un professionista capace, secondo perché ha uno scouting importante che tutti gli addetti ai lavori gli riconoscono. L’ex d.s. di Napoli e Verona ha detto che farà il possibile e anche qualcosa di più per mettere a disposizione di Donadoni almeno due o tre giocatori dei cinque o sei di cui ha bisogno già per la prima parte del ritiro, ma è evidente che Diawara dovrà essere ceduto il prima possibile, altrimenti si rischia di rimanere al palo. Anche perché è il mercato che stabilisce la cifra, non la squadra che vende, e adesso il mercato dice che a più di 13 milioni con qualche bonus il regista guineano non potrà essere venduto.
Casomai abbiamo la sensazione che siano in tanti a lavorare sul mercato di questo ragazzo, ma l’importante è che alla fine ci sia unità d’intenti e venga percorsa la stessa strada. Ormai tutti pensano che nel calcio di oggi i lupi solitari non vadano più di moda, e che la condivisione sia la pace di casa di una società che vuole diventare grande. Se è così, lo scopriremo vivendo, anche se fino a ieri c’era chi condivideva avendo messo su un ministero, e ora ha deciso di fare il percorso opposto. Ogni riferimento alla Fiorentina è puramente casuale. Evidentemente i fratelli Della Valle, dopo aver testato entrambe le metodologie di lavoro, si sono resi conto che a pagare di più è stata quella che prevede la presenza di un suolo uomo al potere sul mercato, come può essere Corvino o anche lo stesso Sabatini. Perché la condivisione sarà anche importante, è una bella cosa, ma affinché resti costruttiva non deve generare confusione, e ciò accadrà solo se tutti staranno al loro posto.

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