Come si fa a parlare di Stellone?

Come si fa a parlare di Stellone?

L’altro giorno, ascoltando una radio di Bologna, ho sentito parlare di Stellone come eventuale sostituto di Donadoni. Ho cambiato frequenza quasi indispettito, conoscendo il padre di questo pensiero e da che pulpito può arrivare. Sia chiaro, io non ho niente contro Stellone, ma ritengo che il Bologna di Saputo, in caso di separazione da Donadoni, debba pensare ad allenatori come Di Francesco, Montella, Giampaolo, al limite anche Maran. Ma Stellone no, il Bologna non può prendere un allenatore esonerato dal Bari dopo poche giornate. E non capisco il motivo per il quel debba venir fuori il suo nome, perché non può bastare la sua romanità e il fatto che sia amico di Di Vaio.
Ieri Saputo ha detto che il futuro sarà di Donadoni, e c’è da credergli, il chairman non è uno di quelli che predicano bene e razzolano male. Il che non significa che con l’attuale tecnico siano solo rose e fiori, perché nel Bologna imbarazzante di Firenze ci deve aver messo inevitabilmente del suo anche il manico. Quando una squadra è tanto imbarazzante, come peraltro ha sottolineato lo stesso Donadoni al termine della partita, l’allenatore non può non assumersi le proprie responsabilità.
Non nascondiamo che da Donadoni ci saremmo aspettati tutti di più, per quanto riguarda il gioco della squadra, per quanto riguarda le motivazioni che un gruppo può avere, e anche per una crescita dei giovani che almeno fin qua non c’è stata. Insomma, ripartire da Donadoni non vuol dire che fin qui abbia fatto tutto bene, no, non è così, ma la traduzione della scelta di Saputo è la seguente: Donadoni gli sembra l’allenatore giusto per guidare il Bologna di oggi e del domani più vicino. Con o senza prolungamento del contratto lo capiremo nelle prossime settimane. Sarà il patron a scegliere una delle due soluzioni dopo essersi confrontato con i suoi più stretti collaboratori, da Fenucci a Bigon.
Per una regola non scritta che esiste nel mondo del calcio potrebbe essere giusto allungare il contratto di Donadoni fino al 2019 per dargli più forza, per inviare un segnale chiaro e forte sia alla squadra che alla gente, ma a Casteldebole a oggi sta rintoccando anche un’altra campana, ovvero quella che reputa pericoloso aggiungere un anno ad un allenatore che è nel mirino di una parte della critica e di una fetta di tifosi dopo gli ultimi rovesci. È chiaro che, al di là di quella che sarà la decisione di Saputo, questo Bologna andrà rafforzato, come lo stesso tecnico gli ha fatto capire, inviando sabato in conferenza stampa alcuni messaggi non di sicuro cifrati al proprietario e a chi governa il Bologna da Casteldebole. Perché questo organico non basterebbe per vivere nella parte sinistra della classifica il prossimo anno.
Dopo aver dato a Donadoni le colpe che sono di Donadoni, c’è da sperare che tutto il Bologna cresca. E vi spieghiamo perché: l’Atalanta, e non l’Inter, il Milan, la Juve, la Roma o il Napoli, ha 24 punti in più dei rossoblù. Sbaglia chi ritiene che questa differenza sia figlia solo della qualità diversa dei giocatori dell’una e dell’altra squadra. Continuo a credere che questo Bologna non sia inferiore, o se lo è lo è di poco a questa Atalanta. E allora da dove nasce questa forbice? Facile: l’Atalanta sa fare calcio più del Bologna e Gasperini è più bravo di Donadoni. E per fare calcio si intende anche, per non dire soprattutto, la gestione della settimana dei giocatori stessi, che devono essere portati con la tensione giusta all’appuntamento della partita. Uno può dirmi: ma l’Atalanta ha in ballo l’Europa, il Bologna ha già raggiunto il suo obiettivo. A parte che il Bologna a Firenze non ha avuto neanche una dignità nei confronti della gente che l’ha seguito,a parte che anche la Fiorentina non aveva motivazioni, ma per tornare al concetto di prima faccio il nome del Cagliari: anche i sardi hanno già raggiunto il loro obiettivo, eppure continuano a fare meno brutte figure.

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