Rassegna stampa 09/02/2018

Ventura e Verdi, una stima nata sei anni fa. Il c.t lo aspetta ma non gli farà sconti

Un abbraccio, Giampiero Ventura che gli ricorda per un attimo quell’anno vissuto insieme nel Torino, poi il c.t. si siede in panchina e Verdi comincia ad allenarsi. Dipenderà da Verdi, perché se continuerà a giocare come sta giocando, Ventura lo chiamerà in Nazionale, e non soltanto per uno stage. Lo ha fatto capire anche a lui, prima di dirlo ufficialmente. Perché Ventura ha continuato a stimarlo, e non è sorpreso ora che Verdi ha trovato continuità, era sorpreso prima, quando giocava e non giocava, quando ne faceva una bene e nelle due successive era impalpabile.
Il commissario tecnico ha ricordi belli del suo Verdi, legati soprattutto alla partita del 27 agosto 2011 che quel ragazzo proveniente dalla Primavera del Milan gli fece vincere ad Ascoli. In quella squadra ci sono anche Darmian, Glik, Ogbonna, Rolando Bianchi e D’Ambrosio. Papera di Coppola subito e Ascoli in vantaggio, poi Verdi diventa protagonista, conquista un rigore, fa diventare grande Oduamadi, l’altro ragazzo arrivato da Milanello: la faccia tosta di quei due giovani cambiano la vita al Torino e al suo allenatore. Finisce 2-1 per il Toro, tutti abbracciano Verdi. Compreso Ventura, che a fine gara non nasconde la sua stima per il ragazzo: «Ha grandi qualità, ha talento, gioca bene con entrambi i piedi, mi stupirei se non arrivasse». Al termine della stagione i due si salutano ma Ventura è consapevole di avergli insegnato qualcosa. Verdi non gli ha garantito la continuità di rendimento, ma lo ha aiutato a vincere quel campionato di B. Era ancora un ragazzo sei anni fa, e Ventura non può parlare, ma se dovesse definirlo direbbe che in alcune partite lo faceva godere e in altre lo faceva infuriare, sapendo quello che avrebbe potuto dare e non dava.
Già ad Empoli Verdi aveva fatto un salto di qualità importante, e per lui è stata fondamentale anche la parentesi di Carpi, perché Castori gli ha insegnato che anche uno con il suo talento deve dare una mano ai compagni quando si difende. Se Ventura fosse rimasto a Torino lo avrebbe rivoluto con sé, ora che è alla guida della Nazionale lo seguirà, anzi, già un paio di volte ha mandato a Bologna Mauro Sandreani, il suo occhio lungo. Non gli farà sconti, non gli regalerà una convocazione, ma aspetterà che Verdi se la meriti, evidenziando quella continuità che da giocatore del Torino non aveva. Se il fantasista rossoblù la troverà, il c.t. gli aprirà le porte di Coverciano, non vede l’ora di farlo: Verdi non si butti via, perché con Ventura l’azzurro può diventare suo.

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