Non possiamo rinunciare a vivere per paura di morire

Non possiamo rinunciare a vivere per paura di morire

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Addentrarsi in discorsi riguardanti il COVID-19 è sempre pericoloso, il rischio è quello di urtare la suscettibilità di chi purtroppo ha perso dei cari o di arrecare un’ulteriore scossone a coloro che, già ipocondriaci prima, sono ora arrivati alla fissazione più estrema, complice una campagna mediatica poco assennata e atta all’esasperazione totale. Ho la fortuna di non aver conosciuto nessuno che ha contratto il COVID, un’infezione che comunque (giova ricordarlo in mezzo ad una marea di news terrificanti) in oltre la metà dei casi decorre in maniera asintomatica, e in circa un terzo presenta sintomi simil-influenzali: tutto ciò, sia chiaro, non nega l’esistenza di questa maledetta patologia Made in China, ma l’assoluta necessità di imparare a conviverci.
Grottesca la gestione della cosiddetta ‘seconda ondata’ da parte del Governo italiano (lo stesso che in estate si dichiarava pronto e preparato), e non si tratta di destra, centro o sinistra, non è una questione di fede politica. Come sottolineava qualche giorno fa con grande semplicità Enrico Mentana, direttore del TG LA7, «i cittadini fanno quello che non è vietato, la gran parte di loro lavora o studia dal lunedì al venerdì. E nel fine settimana, da che esiste la civiltà dei consumi, si riversa nelle strade dei centri cittadini. Quando le norme antivirus lo hanno imposto, tutti sono rimasti a casa disciplinatamente. Sabato e domenica non c’era alcuna misura restrittiva, e a meno di due settimane da Natale le persone hanno fatto quel che si fa da sempre nel penultimo weekend prima delle Feste. Era la cosa meno imprevedibile del mondo, e non è stata proibita o disincentivata in alcun modo. E allora chi parla – tra i decisori politici – di insopportabili assembramenti, può individuarne agevolmente i responsabili, guardando lo specchio». Piccola postilla: le terapie intensive si stanno svuotando e i nuovi positivi sono in forte calo, guarda caso dopo aver chiuso le scuole (dispiace, ci mancherebbe altro), insistito sullo smart working e decongestionato i mezzi pubblici, cosa che non viene sottolineata abbastanza.
Mentana ha peraltro dimenticato di citare il bonus cashback, che consentirebbe (uso il condizionale, perché troppo spesso le cose non funzionano o le promesse non vengono mantenute) di recuperare il 10% della spesa fino ad un massimo di 1.500 euro. E allora viene lecito domandarsi: se è stata permessa l’apertura dei negozi e si è addirittura arrivati a premiare il cittadino promuovendo un bonus che incentiva gli acquisti, perché adesso il Governo, sdegnato, pensa ad una zona rossa nazionale durante il periodo natalizio? Personalmente mi godrò le festività come ho sempre fatto, uscendo e recandomi, con tutte le accortezze e il rispetto del caso, dai miei parenti. Come ha di recente dichiarato il cantautore Enrico Ruggeri, facendo riferimento al principio della rana bollita di Noam Chomsky, «non possiamo rinunciare a vivere per paura di morire».

Mario Sacchi

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Foto: ansa.it