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Mihajlovic: “In casa non vinciamo da febbraio, domani guai a sbagliare atteggiamento. Spero riaprano gli stadi, il calcio senza tifosi fa schifo”

Mihajlovic: "In casa non vinciamo da febbraio, domani guai a sbagliare atteggiamento. Spero riaprano gli stadi, il calcio senza tifosi fa schifo"

Ph. zerocinquantuno.it

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Di seguito, suddivise per argomenti principali, le dichiarazioni rilasciate questo pomeriggio in conferenza stampa a Casteldebole dal tecnico rossoblù Sinisa Mihajlovic, alla vigilia di Bologna-Lecce.

Calcio post lockdown: valutazioni attendibili? – «Sempre meglio di niente… Sicuramente con questo caldo e una partita ogni tre giorni i valori sono un po’ falsati, ma i giocatori devono comunque cogliere le occasioni che gli vengono date. Ora, pur cercando di non snaturare mai la nostra mentalità, stiamo schierando quelli che di solito giocano meno, perché è giusto che si mettano in mostra».

Pro e contro della stagione – «Nonostante tutto ciò che abbiamo passato, credo che il Bologna abbia fatto un salto di qualità rispetto all’anno scorso, quando ci siamo salvati alla penultima giornata. In questo campionato abbiamo avuto più continuità e siamo stati quasi sempre nella parte sinistra della classifica, ma senza dubbio vogliamo migliorare ancora. Quello che è andato meno bene è il rendimento in casa, dove abbiamo vinto solo quattro partite: significa che c’è ancora del lavoro da fare sul piano della mentalità».

Lecce affamato di punti – «Le motivazioni non si comprano al supermercato (sorride, ndr), sappiamo che loro verranno qui con quella stessa fame che avevamo noi l’anno scorso. Dunque non dovremo commettere l’errore di sottovalutarli, e se metteremo in campo la stessa voglia credo che alla fine emergerà la nostra maggiore qualità. Ai ragazzi chiederò di non sbagliare atteggiamento perché, al di là del lockdown, la nostra ultima vittoria al Dall’Ara risale a febbraio. Inoltre vogliamo anche chiudere almeno una partita senza subire gol, abbiamo altre tre occasioni per riuscirci».

Mbaye difensore centrale – «Come caratteristiche potrebbe farlo ma lui ha sempre giocato in fascia, penso che ormai il suo ruolo sia quello di terzino. E poi il nostro modo di giocare prevede che il laterale mancino spinga di più rispetto a quello di destra, quindi se lui rimane maggiormente bloccato va bene. In generale, cerchiamo sempre di adattare il nostro modo di giocare alle caratteristiche degli elementi che abbiamo a disposizione».

Orsolini, Sansone e Skov Olsen in difficoltà – «Tutti e tre stanno bene fisicamente, questa però è una stagione anomala e mi viene difficile spiegare e motivare certe cose, perché nessuno di noi aveva mai vissuto un’esperienza simile. Sì, potrebbe essere un problema mentale, ma onestamente non so rispondere con certezza. Sul piano offensivo è evidente che mancano determinate giocate a cui ci avevano abituati, le partite si vincono soprattutto grazie agli elementi di qualità e senza quel tipo di apporto diventa tutto più difficile. Ma i ragazzi sono sereni, ogni giorno lavorano nel modo giusto e sono i primi ad essere dispiaciuti, forse è la troppa voglia di far bene che li frena un po’».

Juwara, un passo alla volta – «A San Siro l’ho mandato in campo perché in quel momento avevamo tanti infortunati. Musa è ancora giovane, si allena sempre con noi e continua a migliorare, ma adesso per me è più importante vedere e valutare Skov Olsen per capire se e quanto mi può servire. Poi cerco anche di proteggerlo un po’, perché dopo quel gol si è scritto tanto di lui sui giornali e non voglio che si monti la testa, pensando di essere già arrivato».

“Non vedo l’ora che questo campionato finisca” – «Non l’ho detto perché facciamo fatica a trovare stimoli, assolutamente no, ma per lo schifo di giocare senza tifosi. I ragazzi devono sempre essere motivati e li motiverò, non preoccupatevi, però giocare dodici gare senza pubblico a lungo andare stanca. So che era l’unico modo per finire la stagione, ma speriamo che da settembre vengano riaperti gli stadi. Se dovessi scegliere tra disputare il prossimo campionato a porte chiuse o non giocarlo affatto, preferirei la seconda ipotesi. Così non ci sono emozioni, è quasi peggio di un allenamento, e non credo di essere l’unico a pensarla in questo modo. Non c’è paragone con l’atmosfera di uno stadio pieno, nel bene e nel male, che sia in casa o fuori. È davvero… uno schifo».