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Saputo a Budapest: “La storia di Weisz è una ferita aperta, le future generazioni siano vigili contro ogni forma di discriminazione”

Saputo a Budapest: "La storia di Weisz è una ferita aperta, le future generazioni siano vigili contro ogni forma di discriminazione"

Ph. bolognafc.it

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Questo pomeriggio a Budapest, con una suggestiva cerimonia presso l’Eiffel Műhelyház, è stata inaugurata la statua dedicata ad Arpad Weisz. Il tecnico di origine ebraica, che nel 1938 dovette lasciare Bologna e l’Italia a causa delle leggi razziali e che fu poi deportato e ucciso ad Auschwitz con la moglie e i due figli, era nato nel 1896 a Solt, città dell’attuale Ungheria.
Nel corso della cerimonia, dopo l’introduzione istituzionale del ministro della Presidenza del Consiglio ungherese Gergely Gulyás e i discorsi del ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen e del presidente della Federcalcio magiara e vicepresidente della FIFA Sándor Csányi, è intervenuto il patron del Bologna Joey Saputo, presente all’evento insieme all’amministratore delegato Claudio Fenucci.
«Arpad Weisz è una ferita aperta per tutti noi – ha dichiarato Saputo durante il suo intervento –. Non solo per la tragica e assurda fine sua, della sua famiglia e di milioni di vittime dell’Olocausto, ma anche perché la sua storia è rimasta sepolta nel disinteresse generale per oltre sessant’anni. Solo nel 2007, grazie alla straordinaria inchiesta del giornalista italiano Matteo Marani, autore del libro Dallo scudetto ad Auschwitz, abbiamo potuto ricostruire la sua tragica storia. Da allora, ogni anno, in occasione della Giornata della Memoria ricordiamo la figura di Arpad Weisz. Spero che anche questa statua, che il suo Paese d’origine giustamente gli dedica, serva come monito perenne alle future generazioni: siate vigili contro ogni forma di discriminazione e ricordate sempre la storia di Arpad Weisz perché tragedie simili non si verifichino mai più».

Fonte e foto: bolognafc.it