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Bologna poco cinico ma col piglio della grande squadra. Mihajlovic di nuovo un valore aggiunto, Dominguez il simbolo della crescita generale

Bologna poco cinico ma col piglio della grande squadra. Mihajlovic di nuovo un valore aggiunto, Dominguez il simbolo della crescita generale

Ph. Getty Images

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Spezia-Bologna 0-1: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri al Picco.

PRO

La reazione del gruppo – Ieri il Bologna ha dato una grande risposta, non scontata dopo una sconfitta come quella contro il Venezia, che poteva lasciare fastidiosi strascichi. Più passano le settimane, più la strada intrapresa sembra quella giusta: i calciatori accumulano esperienza, si conoscono meglio l’uno con l’altro, sono sempre più convinti di quello che fanno, questo lo si nota proprio dall’atteggiamento e dal linguaggio del corpo. Dalla Lazio in avanti, grazie al cambio di assetto, se anche capita un incidente di percorso si ricomincia a giocare come se nulla fosse accaduto, in piena autostima, e questo mi fa davvero ben sperare per il prossimo futuro.

La riconferma di Orsolini – Dopo aver offerto una buona prova col Venezia, ieri Orsolini è stato riproposto da laterale di destra e ha fatto ancora meglio, favorito anche da un Bologna che, come sette giorni fa, ha passato più tempo nella metà campo avversaria che non nella propria. Condivido quanto detto da Mihajlovic nel post partita, e penso che ogni tanto questo ragazzo meriti di essere ‘coccolato’, dato che lo stesso Sinisa e una parte della tifoseria non gli hanno mai regalato niente. Sapendo di cosa sono capaci, avendocelo mostrato spesso nel recente passato, è normale pretendere di più da elementi come lui e Soriano, ma anche nei periodi in cui sono meno decisivi non bisogna dimenticarsi il loro valore: molto meglio averli in squadra, e ancor di più in campo, che non averli.

La continuità di Dominguez – Ormai mi sono quasi stancato di ripeterlo, ma Dominguez è il padrone assoluto della mediana, sta avendo una continuità disarmante. Mihajlovic sostiene che quello non sia il suo vero ruolo, perché in Argentina giocava in maniera diversa, io invece credo che nel calcio italiano sia perfetto per ricoprire quella posizione e abbia ancora degli enormi margini di crescita. E non è un caso che con questo modulo stia facendo benissimo: ora in mezzo sono in tre, perché Soriano si abbassa spesso, e gli esterni non sono le ali pure del 4-2-3-1, perciò in fase difensiva Nico ha meno campo da coprire e lì davanti alla retroguardia è sempre nel vivo dell’azione.

La forza di Medel e Arnautovic – Sugli scudi ci metto anche Medel, che quando sta bene come adesso ha pochi eguali in termini di leadership difensiva e tempismo negli interventi, lo dimostra il salvataggio strepitoso su Nzola col risultato ancora in parità. E poi Arnautovic, perché i rigori sono facili da segnare una volta che la palla è nel sacco ma quel pallone pesava una tonnellata, senza contare il solito lavoro prezioso per la squadra e varie giocate di qualità.

La crescita di Mihajlovic – In estate Mihajlovic ha avuto un attimo di smarrimento relativo alla sua permanenza o meno a Bologna, poi in ritiro ha provato a lavorare su una sorta di 4-1-4-1 ma fin dalle prime uscite, a cominciare dalla Coppa Italia, si capiva che così la squadra non era né carne né pesce. E allora si è confrontato coi giocatori, mettendo un po’ da parte il suo ego e il calcio spregiudicato che tanto ama, disegnando un nuovo vestito tattico che il gruppo ha subito dimostrato di gradire. La mia sensazione è che negli ultimi due mesi Sinisa sia cresciuto insieme ai suoi ragazzi, palesando grande serenità e lucidità anche nella comunicazione e tornando ad essere un valore aggiunto per questo club.

Il sesto posto in classifica – Il successo del Picco ha disegnato una classifica bella e meritata, che poteva essere ancora più splendente con quei quattro-cinque punti che purtroppo sono stati lasciati per strada. Poi certo, il cammino è ancora lungo e quindi i piedi vanno tenuti ben saldi a terra, ma come detto è già importante vedere all’opera una squadra sicura di sé e spesso padrona del campo, indipendentemente dal valore degli avversari. Talvolta i risultati finali possono nascere da episodi, imprecisione o sfortuna, ma adesso si ha di nuovo la sensazione che i rossoblù siano pienamente dentro la partita, che vogliano farla e comandarla, mai subirla. Di recente anche diversi allenatori, ultimi in ordine cronologico Zanetti e Motta, lo hanno evidenziato: il Bologna ha il piglio della grande squadra.

CONTRO

Lo scarso cinismo in attacco – Al BFC è servito un rigore (peraltro netto) per vincere una partita dominata, magari meno sul piano del possesso palla rispetto a quella contro il Venezia ma con molte più occasioni nitide per segnare. E certe occasioni vanno capitalizzate al massimo, se non si vogliono gettare alle ortiche altri punti preziosi.

Il leggero calo di Soumaoro e Theate – Ogni volta che Orsolini avanzava la sua posizione, Soumaoro era costretto a fare il quarto di destra, e quando è stato portato in campo aperto ha fatto un po’ di fatica. Ho visto anche un Theate leggermente più impreciso del solito col pallone tra i piedi, ma parliamo di piccole sbavature all’interno di un percorso fin qui straordinario.

La profondità da sfruttare di più – Come sottolineato da Mihajlovic al termine del match, contro il Venezia la squadra aveva attaccato poco la profondità, mentre ieri lo ha fatto di più ed è arrivata molte volte al tiro. Va anche detto che i lagunari erano sempre rimasti molto bassi, mentre lo Spezia per indole del suo allenatore cerca sempre di tenere la difesa abbastanza alta. È vero che gli attaccanti rossoblù, Arnautovic in primis, preferiscono farsi dare la palla sui piedi, ma sicuramente la ricerca della profondità è qualcosa su cui allenatore e giocatori devono continuare a lavorare.

Pepè Anaclerio

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