Bologna-Parma 0-1: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri al Dall’Ara.
PRO
La partita e la stagione dai due volti – Quanto accaduto ieri è francamente inspiegabile. Il Bologna era stato in controllo della gara per settanta minuti nonostante l’inferiorità numerica, si è trovato a giocare l’ultimo quarto d’ora a parità ristabilita e ha preso gol da una squadra che fino a quel momento non aveva mai tirato in porta. Il momento in campionato è sportivamente terribile, e sottolineo ‘in campionato’, perché il Bologna di coppa finora ha avuto un volto diverso ed è atteso da altre prove decisive contro la Lazio e nella doppia sfida al Brann.
La risposta del pubblico – Io i tifosi delusi li capisco, ci mancherebbe. Fino a due mesi fa uscivamo tutti dal Dall’ara con gli occhi pieni dello spettacolo appena visto, mentre oggi qualsiasi squadra viene al Dall’Ara a raccogliere il bottino pieno. Non è facile da accettare, e lo scoramento è umano. L’unica fetta di pubblico che proprio non tollero, e che fortunatamente è assai esigua, è quella composta da chi sembra non vedere l’ora che qualcosa vada male per sfogare le sue frustrazioni. Ieri per fortuna allo stadio ho visto in azione la parte sana e maggioritaria del tifo bolognese, quella che ha capito il momento che i ragazzi stanno vivendo e cerca di stargli vicino in tutti i modi. I giocatori a fine partita sono stati applauditi e ci tengo a sottolinearlo, perché è molto facile mostrare supporto quando le cose vanno bene e si sollevano trofei, mentre è molto più raro che una squadra venga abbracciata dal proprio pubblico quando quasi nulla gira come dovrebbe.
CONTRO
Gli errori diventati una costante – La palla che Lykogiannis ha giocato in orizzontale a centrocampo, spalancando il contropiede ducale che ha portato all’espulsione di Pobega, per scelleratezza è accostabile alla rimessa che Miranda aveva effettuato contro il Milan. Dallinga si è mangiato un altro gol davanti alla porta, Ferguson continua ad essere spesso in ritardo di un tempo di gioco, Freuler è lontano parente del giocatore indispensabile che era. Potrei andare avanti con la lista, ma sintetizzo così: in questo periodo, tra problemi legati alla condizione ed errori individuali, a turno ogni giocatore del Bologna incappa in una prestazione molto al di sotto di quanto sarebbe lecito aspettarsi.
La confusione della classe arbitrale – Non mi abituo all’eccessiva rilevanza che sta assumendo la figura dell’arbitro: una volta se ne conoscevano a stento i nomi, oggi ci sono interi programmi TV in cui si discute unicamente del loro operato. I protagonisti dovrebbero essere i calciatori e le loro giocate, non i direttori di gara. Non sopporto, poi, gli arbitri che fanno come Collu ieri: dopo essersi accorto dell’errore commesso espellendo Pobega ha tentato di riequilibrare la situazione, cominciando a fischiare più spesso a favore del Bologna e arrivando a espellere Troilo (comunque piuttosto falloso) per ripristinare la parità numerica. Questa, almeno, è stata la mia impressione. Trovo anche assurda questa roulette per la quale una settimana si è favoriti da una scelta arbitrale e quella dopo ne si è vittime, e infine sono stanco delle troppe zone grigie del regolamento: il fatto stesso che ogni giornata ci sia almeno un episodio che va analizzato, interpretato e spiegato da esperti o sedicenti tali fa capire quanto il regolamento attuale sia interpretabile e dunque imperfetto.
La tempesta perfetta – Le ragioni della crisi del Bologna non possono essere ricercate in un unico fattore. Questi due mesi sono figli di un insieme di concause: errori dei singoli, topiche arbitrali, episodi avversi. È raro che si presentino contemporaneamente, accanendosi contro una squadra e facendola sprofondare in maniera così repentina, eppure sta succedendo. In tutto questo non vedo quali sarebbero le colpe di Italiano, sorvolo con piacere sui gossip nauseanti che sono circolati nelle scorse settimane e infine non capisco chi continua a porre l’accento sul mercato, come se da lì dovessero arrivare chissà quali soluzioni: la squadra che ha cominciato ad inanellare questa serie di risultati deludenti è la stessa che a dicembre aveva battuto uno squadrone come l’Inter in Supercoppa e che verso fine novembre era quinta in classifica.
Pepè Anaclerio
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Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)
