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Un BFC stanco che comunque ci ha provato, Schouten il migliore. Difesa in affanno a parte De Silvestri, rivedibile la gestione di Poli

Un BFC stanco che comunque ci ha provato, Schouten il migliore. Difesa in affanno a parte De Silvestri, rivedibile la gestione di Poli

Ph. Imago Images

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Hellas Verona-Bologna 2-2: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri al Bentegodi.

PRO

La volontà di fare risultato – Da Bologna-Torino in poi, fatta eccezione per quella di Bergamo, le partite dei rossoblù hanno iniziato ad assomigliarsi. Iniziavamo già ad avviarci verso la fine del campionato, le motivazioni scarseggiavano e i risultati ottenuti sono stati una logica conseguenza. Ieri, invece, ho visto una squadra che ha provato ad imporre il suo gioco e nel primo tempo è stata anche superiore al Verona, nonostante il gol incassato dopo due minuti.

La fase difensiva di Schouten e la conferma di Vignato – In fase di possesso il Bologna si è schierato secondo un 4-3-3 che a centrocampo vedeva Schouten come vertice basso e Soriano e Vignato interni. L’olandese è stato uno dei migliori, sta crescendo tanto in fase d’interdizione e ieri è stato molto bravo a irrobustire la difesa, abbassandosi spesso tra i due centrali per dare una mano alla squadra contro i tagli degli avversari. Su Vignato mi sono già espresso più volte, così come lo ha fatto Mihajlovic: ogni volta che scende in campo, a prescindere dal ruolo, dimostra di poter stare benissimo all’interno di questa squadra.

CONTRO

L’arretramento di Soriano – Trattandosi di un giocatore di grande livello, anche in una serata in cui non è riuscito ad esprimersi al meglio è stato comunque determinante con un assist, ma rimango convinto che da interno di centrocampo Soriano perda molto, non essendo libero di svariare qua e là come invece può fare quando gioca da trequartista.

La condizione fisica della difesa – Ad eccezione di De Silvestri, la difesa non ha fatto bene. Non attribuisco tutte le colpe del secondo gol veronese a Tomiyasu, perché il giapponese è l’ultimo anello della catena, ma non ha ancora recuperato al meglio dall’infortunio e al momento non c’è traccia dello strapotere fisico che aveva sempre dimostrato di avere. Lo stesso Soumaoro, nelle ultime uscite, è stato un altro giocatore rispetto a quello ammirato nella prima parte del girone di ritorno, sicuramente sta accusando un po’ di stanchezza ma credo che anche sotto questo aspetto le scarse motivazioni incidano.

Il trattamento riservato a Poli (e non solo) – Lo do sempre per scontato ma non l’ho mai scritto: da ex calciatore e attuale commentatore, ci tengo a sottolineare quanto la seconda posizione sia decisamente più comoda. Lo premetto perché da fuori non posso sapere quali siano le effettive ragioni che stanno dietro a certe dinamiche, e limitarsi a supporre è un esercizio molto più agevole di quanto non sia vivere le cose in prima persona. Detto ciò, alcune scelte prima umane che professionali di Mihajlovic non le ho capite, e l’ingresso al 90′ di Poli ieri sera è solo l’ultima di questa lista. Come mai un giocatore nel pieno della sua carriera, che quando stava bene fisicamente aveva nell’adrenalina e nell’intensità i suoi punti di forza, si è via via spento ed è finito nel dimenticatoio? Non vorrei che a causa del suo modo di porsi, Sinisa abbia involontariamente finito per perdere per strada alcuni dei suoi giocatori (penso a Calabresi, Medel e Santander, ma anche all’accoglienza riservata a Faragò) e di conseguenza, magari, anche dei punti. I calciatori non sono tutti uguali, Poli è pur sempre il capitano del Bologna e al Bentegodi non meritava di avere gli stressi tre minuti di Juwara e Raimondo: se proprio voleva togliere Schouten, Mihajlovic avrebbe potuto inserire Baldursson.

Pepè Anaclerio

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