Tutto cambia per non cambiare niente, soprattutto se a cambiare non è il portiere. Sarà una sintesi brutale, ma è quello che ci ha detto la partita di ieri.
Facciamo un passo indietro e parliamo un secondo dell’esonero. Fenucci non poteva dire pubblicamente che Tedesco è stato fatto fuori dallo spogliatoio, ma per me è andata così. Di solito in tali occasioni se il numero di insoddisfatti è limitato si dà fiducia al mister e si mettono ai margini del progetto quei giocatori, ma evidentemente in questo caso il gruppetto degli insoddisfatti era nutrito. Mettiamoci anche che forse la società sente di avere una sorta di debito nei confronti della squadra, perché è con vari elementi del gruppo attuale che sono arrivate le recenti e importantissime soddisfazioni, ed ecco che la scelta più facile è stata quella di cambiare il tecnico.
Credo che tutti a Casteldebole avrebbero fatto volentieri a meno di pagare un allenatore in più, ma in queste circostanze i calciatori si ritrovano il coltello dalla parte del manico e anche inconsciamente finiscono per anteporre loro stessi alle necessità del collettivo, e a quel punto la separazione dal mister è l’unica soluzione possibile.
Si può magari spezzare una lancia a favore di Bernardeschi, uno dei primi a portare alla luce la sua differenza di vedute con Tedesco, perché almeno sul campo è un giocatore non solo talentuoso ma anche coraggioso, che dà tutto e si prende le sue responsabilità. Non altrettanto di livello, per usare un eufemismo, sono invece state le prestazioni di Skorupski. Nessuno vuole infierire, ma gli errori di Bergamo e di ieri sono macroscopici e sono costati tre punti.
Ieri i potenziali problemi sarebbero potuti arrivare dal nuovo modulo e dalle nuove richieste di Palladino, invece il paradosso è che il Bologna per settanta minuti è stato in totale controllo e ha avuto ‘solo’ il demerito di non raddoppiare. Skorupski ha sfoderato una topica gravissima che ha compromesso un risultato che non sembrava in discussione, è vero che prima di lui sbaglia De Silvestri ma non c’è paragone tra i due errori.
A quel punto il Bologna è crollato perché sono riemersi tutti i fantasmi: i problemi di classifica, la vittoria che in questo campionato non è ancora arrivato e che al Dall’Ara manca da aprile.
C’è rammarico, perché i rossoblù non hanno imposto il loro gioco soltanto ieri, ma l’hanno fatto puntualmente in ogni partita ad eccezione di quella contro il Napoli, e questo malgrado alcuni elementi siano ben lontani dalla loro miglior condizione fisica: Pobega fa molta fatica, Cambiaghi si impegna ma può e deve fare di più, Heggem è irriconoscibile, Holm quando subentra lo fa spesso in maniera svogliata perché vorrebbe essere sempre titolare, e la lista potrebbe proseguire.
I singoli da strigliare sarebbero tanti, invece come già accennavo mi sembra che la società abbia scelto di stare dalla loro parte a prescindere. E se è vero che ad un certo punto la scelta di esonerare un allenatore non è più rimandabile, è vero pure che a dare così tanto potere nelle mani dello spogliatoio si corre un grosso rischio.
La bellezza del BFC era la sua capacità di andare controcorrente in questo calcio. Ci aveva abituato a fare scelte diverse, umanamente e anche nella scelta dei calciatori, mentre nelle ultime sessioni di mercato mi sembra che ci sia stata un’inversione di tendenza e siano arrivati in rossoblù giocatori che c’entrano ben poco con quella che sembrava essere la filosofia del club. Davvero un peccato, soprattutto perché l’unicità che aveva contraddistinto il Bologna non era solo un vanto, ma era stata capace di imporsi anche come modello vincente.
Certo, se nelle prossime settimane la squadra cambierà faccia vorrà dire che il gruppo aveva ragione, la metodologia di Tedesco non era adatta e quindi è stato giusto salutarlo. Io però non sono così sicuro che tutte le colpe fossero del tecnico, e la gara di ieri in tal senso è emblematica. Così com’era già successo contro Lazio e Atalanta, il pallino del gioco l’abbiamo tenuto in mano noi, e se non sono arrivati i tre punti le responsabilità sono da cercare appunto tra i calciatori.
Il problema più evidente, ribadisco, è quello che riguarda il portiere. Skorupski ha fatto bene con Motta e nel primo anno di Italiano, poi complici gli infortuni e gli anni che passano il suo livello di performance ha cominciato a scendere vertiginosamente, è adesso è in palese difficoltà. Il suo è un ruolo cruciale, non è possibile prendere gol ad ogni tiro in porta. Io ieri allo stadio ho sentito dei mugugni quando i difensori faticavano a disimpegnarsi col pallone tra i piedi, ma chiediamoci perché non vogliano passare la palla a Skorupski e preferiscano cercare un’altra soluzione anche a costo di complicarsi la vita…
Semplice: non si fidano di lui. Non dà più garanzie, e anche i suoi compagni ne risentono. Per anni Lukasz è stato un valore aggiunto, ora addirittura danneggia la squadra: bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e puntare coraggiosamente su Pessina, perché ciò che si è fatto in passato nel calcio (purtroppo o per fortuna) non conta. Questa massima non vale solo per lui, naturalmente, ma per tutto il gruppo. Il Bologna degli ultimi anni ha raccolto un credito enorme, ma lo sta depauperando molto velocemente.
Vanno messi da parte gli egoismi e gli atteggiamenti da primedonne e la squadra deve ricominciare subito ad essere la cosa più importante, altrimenti l’avvicendamento in panchina non sarà servito proprio a nulla.
Pepè Anaclerio
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