Zerocinquantuno

Bazzani: “Il Bologna ha ritrovato il fuoco sacro, Italiano ha fatto bene a non snaturarsi. Rosa profonda ma un centrale serve, dalle punte mi aspetto di più”

Bazzani: "Il Bologna ha ritrovato il fuoco sacro, Italiano ha fatto bene a non snaturarsi. Rosa profonda ma un centrale serve, dalle punte mi aspetto di più"

Ph. Marco Mantovani/Getty Images (via OneFootball)

Tempo di Lettura: 4 minuti

In campionato il Bologna non vince dal 22 novembre (0-3 a Udine), e nelle ultime 7 partite ha collezionato soltanto 3 punti, frutto di altrettanti pareggi. Ma sabato scorso a Como, nonostante la beffa finale firmata Baturina, la squadra ha finalmente dato importanti segnali di risveglio, fornendo una versione di sé piuttosto simile a quella che spesso e volentieri ha strappato applausi sotto la gestione Italiano. Adesso nell’orizzonte rossoblù c’è l’insidioso match di Verona, recupero della 16^ giornata che, se vinto, consentirebbe a Ferguson e compagni di chiudere il girone d’andata a 29 punti e salire in totale a quota 30, rientrando in corsa per un piazzamento europeo. Gli infortuni purtroppo continuano (Lucumí è solo l’ultimo di una lunga lista) e l’esagerata squalifica di Cambiaghi non aiuta, ma la profondità della rosa e l’intenzione della società di intervenire sul mercato, quantomeno in difesa, lasciano spazio all’ottimismo. Di tutto questo ne abbiamo parlato oggi con Fabio Bazzani, ex centravanti e oggi apprezzato commentatore tecnico e opinionista di DAZN, che nel recente passato (era il 2022) ha lavorato anche a Casteldebole come collaboratore dell’indimenticabile Sinisa Mihajlovic.

Fabio, cosa ti è piaciuto di più e di meno del Bologna visto al Sinigaglia? «L’approccio è stato forte e deciso nonostante il periodo non buono e un avversario in un ottimo momento e dal super ruolino di marcia in casa, facendo capire di essere tornati quella squadra che aveva abituato tutti molto bene. Ho apprezzato anche la gestione della partita: il Bologna ha messo in seria difficoltà il Como, cosa che non accade troppo spesso. Non mi è invece piaciuta l’ingenuità di Cambiaghi: pur senza colpevolizzare eccessivamente il ragazzo, è evidente che quell’episodio abbia fatto svoltare la gara. Qualora i rossoblù fossero rimasti in undici, secondo me avrebbero portato via i tre punti, perché li vedevo in controllo della situazione».

Non benissimo nemmeno Van der Brempt in quel frangente… «Chiaramente Cambiaghi è stato provocato, ma un conto è se alla provocazione si reagisce alla stessa maniera e un altro è allargare il gomito: si passa dalla parte del torto, specie in epoca VAR. Mi viene in mente anche l’episodio di Pobega con Duda del Verona nella passata stagione: si tratta di ‘giochini’ che nel calcio ci sono sempre stati, bisogna cercare di contare fino a dieci senza cadere nelle trappole. Ripeto, non è mia intenzione puntare troppo il dito sul singolo, ma lì la dinamica della sfida è cambiata, e lui stesso si è reso conto di aver sbagliato chiedendo scusa ai compagni negli spogliatoi».

Riguardo alla recente crisi rossoblù, Italiano ha parlato di “imborghesimento”: il tuo parere? «Miglior testimone di Vincenzo, che vede i giocatori e si confronta con loro tutti i giorni, credo non esista. Da fuori si percepiva senza dubbio l’aver un po’ smarrito quel fuoco sacro, quell’agonismo e quell’intensità che erano il marchio di fabbrica del Bologna: la squadra sembrava molto più passiva e subiva maggiormente le situazioni che si vengono a creare all’interno delle partite. Non ha aiutato nemmeno il calendario, ma finalmente a Como si sono visti un altro spirito e un’altra faccia, dimostrando che era possibile ritrovare le qualità appena citate».

Cosa ne pensi di chi critica il cosiddetto ‘integralismo’ del mister? «Ritmo, intensità e aggressività fanno parte da sempre del suo calcio e del suo essere: se Italiano dovesse come d’incanto iniziare a proporre un calcio un po’ più ‘dormiente’, molto probabilmente non riuscirebbe più a trasmettere quel che ha trasmesso fino ad oggi alla squadra. Non è che se per un mesetto i risultati non vengono l’allenatore deve cambiare di netto le proprie idee, perché perderebbe credibilità agli occhi del gruppo».

Mercato di riparazione in corso: dove intervenire? «Un centrale difensivo serve il prima possibile, sia per alzare il livello che in termini numerici, dopo la brutta notizia dell’infortunio di Lucumí. Poi bisognerà dargli il tempo di inserirsi al meglio: al di là del nome e del valore, dovrà avere la possibilità di entrare bene nei meccanismi rossoblù. Per il resto ritengo che il Bologna abbia già una rosa profonda e competitiva, e non mi farei condizionare dai risultati dell’ultimo mese».

Castro, Dallinga e Immobile: dai numeri 9 rossoblù ci si aspetta un contributo più corposo… «Castro deve crescere nella continuità in area di rigore e sottoporta: il suo aiuto ai compagni prova sempre a darlo, l’ulteriore step di crescita sta nella la capacità di crearsi più occasioni da rete. Dallinga deve migliorare e non poco sotto l’aspetto della presenza nella gara, supportando la squadra anche quando non arrivano i gol. Per Immobile si tratta solo ed esclusivamente di ritrovare la condizione fisica, perché dei tre è ovviamente quello con più gol e spessore addosso. L’infortunio patito all’esordio è stato pesante, quando recupererà brillantezza saprà dare una grossa mano: bisogna affidarsi agli occhi di Italiano, che valuteranno e stabiliranno quando Ciro sarà schierabile dall’inizio».

La lotta per i piazzamenti europei è più serrata che mai, ci aiuti ad analizzarla con un flash sulle rivali del BFC? «Il margine d’errore per arrivare in Europa tramite il campionato si è pressoché esaurito: il Bologna è stato superato dall’Atalanta, una squadra molto forte che con Palladino si è ritrovata e sa come muoversi in quelle zone di classifica, e dalla Lazio, che fra mille difficoltà si sta rialzando soprattutto grazie all’ottimo lavoro di Sarri; davanti c’è il Como, che rappresenta la principale mina vagante, e poi varie big. Sì, i rossoblù visti all’opera sabato scorso e prima di dicembre possono e devono ancora crederci, ma tanto passerà da un’eventuale vittoria contro l’Hellas: un jolly come quello del recupero va sfruttato, ripartendo dalla prestazione di sabato scorso».

Chiudiamo con te: il calcio continuerai a commentarlo o in futuro ti rivedremo su una panchina, magari da primo allenatore? «In questo momento sono molto preso e concentrato su quello che sto facendo, mi sta piacendo veramente tanto e mi sta dando enormi soddisfazioni. Credo però che nella vita le certezze al 100% siano poche, quindi mai dire mai».

Riccardo Rimondi

© Riproduzione Riservata

Foto: Marco Mantovani/Getty Images (via OneFootball)

Exit mobile version