Il tempo delle chiacchiere estive è finito, la Serie A 2026-2027 è iniziata e lunedì toccherà al Bologna, di scena tra le mura amiche del Dall’Ara contro la Lazio. I rossoblù, reduci dall’ottavo posto della scorsa stagione e senza più le coppe europee da disputare, hanno perso i punti di riferimento Lucumí, Freuler e Castro e accolto diversi volti nuovi, tra cui l’allenatore Domenico Tedesco, con qualche altro rinforzo che potrebbe arrivare negli ultimissimi giorni di mercato. Di tutto questo ne abbiamo parlato con Fabio Bazzani, ex bomber e oggi apprezzato commentatore tecnico e opinionista di DAZN, che nel recente passato (era il 2022) ha lavorato anche a Casteldebole come collaboratore del compianto Sinisa Mihajlovic.
Fabio, quale idea iniziale ti sei fatto del Bologna di Domenico Tedesco dopo queste prime settimane di lavoro? «Come successo con Motta prima e Italiano poi, per giudicare il lavoro di Tedesco ci vorrà un po’ di tempo: ogni allenatore ha la propria filosofia e le proprie idee e la squadra deve avere il tempo di assimilarle ma, al pari dei due predecessori, Tedesco sembra voler attuare un calcio propositivo e di dominio, forse tenendo la manovra e lo sviluppo più in zona centrale rispetto allo sfruttare immediatamente le corsie esterne, cosa che invece succedeva con Italiano, e con una fase difensiva sì aggressiva ma che non sembra ricercare l’uomo contro uomo a tutto campo. Però ripeto, è giusto dargli tempo, senza esaltarsi in caso di ottima partenza o deprimersi di fronte ad alcune difficoltà».
Quanto sarà difficile per lui cambiare alcune abitudini consolidate senza perdere quello che di buono il Bologna ha costruito negli ultimi anni? «Non è cosi facile e automatico quando si proviene da richieste e automatismi differenti, specie se ti hanno portato a fare bene. D’altro canto cambiare strada può rappresentare un nuovo stimolo per i calciatori, ognuno coi propri tempi di adattamento e apprendimento: certo i risultati, se portati a casa subito, possono aiutare a lavorare meglio e con più fiducia durante le settimane ma, in ogni caso, per vedere a pieno la mano del nuovo mister servirà pazienza».
In precampionato abbiamo visto un BFC che può alternare 4-2-3-1 e 4-3-3: quale pensi sia la soluzione che valorizza maggiormente questa rosa? E soprattutto, chi è il giocatore in grado di cambiare davvero il sistema di Tedesco? «Con l’organico a disposizione del Bologna non si può prescindere dalle potenzialità della batteria di giocatori che agiscono sotto la punta, esterni offensivi e trequartisti: credo siano gli elementi chiamati a fare la differenza e, considerando le caratteristiche degli attuali centravanti rossoblù, tanto passerà dalla connessione che troveranno con loro. È un qualcosa da mettere assieme ricercando quell’equilibrio che consenta alla squadra di sopportare e supportare adeguatamente questo importante talento offensivo».
E sul singolo? «Ce ne sono diversi di ottimo livello, ma io credo che nessuno possa spezzare gli equilibri della squadra tanto quanto Rowe: l’inglese è può diventare un crack assoluto perché ha le stigmate del top player, quindi mi aspetto che vada a rappresentare sempre più il valore aggiunto del nuovo Bologna».
Cosa può dare Dovbyk in più alla causa rispetto a Castro, e cosa invece l’ucraino deve migliorare per diventare davvero il centravanti ideale di Tedesco? «Sicuramente Dovbyk garantirà una maggior presenza in area di rigore, con movimenti finalizzati e funzionali nell’attacco alla porta, oltre alla sua dirompente fisicità. Di contro, il difettuccio che ho notato commentando la Roma e su cui deve lavorare è legato al mantenimento della cattiveria agonistica per tutta la gara, sato che spesso tende ad isolarsi se il gioco è lontano da lui. Se riuscirà ad alzare il livello dell’intensità, considerando che forza e precisione sottoporta non gli mancano, potrebbe diventare un giocatore totale».
E l’arrivo di Piccoli cosa ci dice delle idee di Tedesco? Secondo te lui e Dovbyk giocheranno anche in coppia oppure ci porteremo dietro per tutta la stagione il ballottaggio tra i due? «Credo che il mister guarderà alla condizione individuale, perché bene o male le caratteristiche di Dovbyk e Piccoli sono quelle di una prima punta pura, seppur con alcune differenze visto che ad esempio Piccoli consente di attaccare meglio la profondità lunga. Sarà un bel dualismo interno e ognuno avrà le proprie motivazioni: Piccoli per esplodere definitivamente e rifarsi dopo l’ultima difficile annata a Firenze, Dovbyk per ritrovare quella fame e quella rabbia che l’avevano portato ad essere protagonista sia in Spagna che in Italia. Tedesco potrà procedere con una staffetta di valore o, in caso di partite bloccate e da forzare, utilizzarli assieme in corso d’opera».
Detto che ritieni l’attacco il reparto migliore dei felsinei, qual è invece quello che ti lascia qualche perplessità? «La difesa è senza dubbio da scoprire: sono curioso, considerando che la partenza di Lucumí è pesantissima per qualità, personalità e leadership. Vediamo quale rinforzo porterà il mercato, ma certamente parliamo di una perdita importante. La crescita di Heggem durante la scorsa stagione e il suo ottimo Mondiale mi fanno sperare che possa diventare lui la guida della retroguardia, aiutando a crescere chi giocherà di volta in volta al suo fianco. Fermo restando che la linea difensiva rende al massimo solo se tutta la squadra scende in campo col giusto atteggiamento».
Dopo due anni trascorsi in Champions ed Europa League si torna ad una sola gara settimanale… «Un fattore da non sottovalutare: Tedesco avrà un’intera settimana da dedicare agli allenamenti, senza viaggi né match europei che, per quanto affascinanti, dal punto di vista del lavoro quotidiano chiaramente ti tolgono tanto. Questo scenario potrebbe e dovrebbe accelerare la crescita dei singoli e l’apprendimento delle richieste del mister da parte dell’intero gruppo».
Oggi è ripartita la Serie A, lunedì toccherà al Bologna: la squadra è già pronta per puntare di nuovo alla zona coppe o rischiamo di sopravvalutarla, venendo da stagioni in cui le abbiamo disputate? «Manca ancora qualche giorno alla fine del mercato ma, osservando la rosa nella sua grande totalità, penso si possa collocare il BFC a ridosso dei sei-sette club che lotteranno per i piazzamenti che contano, sfruttando come detto il vantaggio di poter preparare una singola gara a settimana. I rossoblù possono porsi l’obiettivo di restare alla finestra, sempre attaccati al treno delle squadre che giocheranno per l’Europa e pronti ad approfittare di eventuali scivoloni altrui: bisogna crederci».
Riccardo Rimondi
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Foto: Marco Mantovani/Getty Images (via OneFootball)
