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Enem: “Dovevo partire, invece eccomi qua… Sono un centravanti che sa segnare e a Lecce ho fatto il mio dovere, con Palladino lavoriamo sodo per risalire la classifica”

Enem: "Dovevo partire, invece eccomi qua... Sono un centravanti che sa segnare e a Lecce ho fatto il mio dovere, con Palladino lavoriamo sodo per risalire la classifica"

Ph. bolognafc.it

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Se c’è una nota davvero positiva nel complicato e turbolento avvio di stagione del Bologna, questa risponde al nome di Jay Enem. Il centravanti olandese classe 2003, acquistato sul finire del mercato estivo dalla Stella Rossa, sembrava destinato ad un’immediata cessione in prestito, data la contemporanea presenza in rosa di Artem Dovbyk e Roberto Piccoli. Ma così non è stato. È rimasto sotto le Due Torri, ha lavorato sodo, ha iniziato a lanciare segnali interessanti nel match di Napoli e infine si è preso la scena a Lecce, dove il suo primo gol italiano ha finalmente sbloccato la casella delle vittorie rossoblù in campionato. Nativo di Amsterdam e cresciuto nel settore giovanile dell’Ajax, dentro i suoi 23 anni c’è già un corposo bagaglio di esperienze in giro per l’Europa, incluso un passaggio nel nostro Paese con le maglie del Venezia e della Vis Pesaro tra il 2022 e il 2023. Adesso Enem, tanto impavido sul rettangolo verde quanto timido davanti a microfoni e taccuini, punta a farsi conoscere sul serio e a mandare in scena la sua definitiva esplosione su un palcoscenico tanto prestigioso quanto insidioso, quello della Serie A. E chissà che tra i due ‘litiganti’, a sorpresa, non goda il terzo…

Jay, quali emozioni stai provando dopo il tuo primo gol in Serie A e in maglia rossoblù? «Sono tanto felice, soprattutto perché so di aver aiutato concretamente la squadra a vincere. Ma resto coi piedi per terra, in fin dei conti sono un centravanti e ho solo fatto il mio dovere: segnare».

Al momento del tuo ingresso a Lecce avevi la sensazione di poter lasciare il segno sulla partita? «Sicuramente quando sali dalla panchina devi farlo con la massima fiducia in te stesso, la fame, la voglia di incidere: domenica sono entrato con quello spirito e grazie all’aiuto dei miei compagni è andata benissimo».

Quanto è stata importante per tutto l’ambiente la vittoria di domenica, visto il difficile inizio di campionato? «È stata una notevole iniezione di entusiasmo, utile ad aumentare la consapevolezza del nostro valore e a darci ancora più spinta nel lavoro quotidiano. Adesso bisogna continuare così e andare sempre alla caccia di altri punti pesanti».

Durante la lunga sosta si respirava un clima di preoccupazione o siete riusciti a lavorare con serenità? «Sinceramente non ho mai respirato un’aria negativa: certo, c’era il dispiacere dettato da una classifica un po’ bugiarda rispetto a quanto visto sul campo, ma hanno prevalso la concentrazione e la voglia di allenarsi al massimo. Siamo sempre rimasti sul pezzo, senza farci condizionare dai risultati precedenti».

Secondo te cosa non ha funzionato con Tedesco? E adesso cos’è cambiato e come vanno le cose con Palladino? «Su Tedesco preferisco non esprimermi, visto che sono arrivato qui a campionato già iniziato e ho lavorato pochissimo con lui. Di Palladino posso intanto dire che ci fa lavorare duramente, con allenamenti davvero intensi (sorride, ndr), e che il suo calcio molto diretto e verticale mi piace».

A tuo avviso quanto tempo servirà per vedere al 100% la mano del nuovo mister? «Difficile dirlo ora, comunque stiamo spingendo forte per bruciare le tappe e arrivare il prima possibile all’idea di squadra che lui e lo staff hanno in mente».

Nello spogliatoio vi siete dati un obiettivo per la stagione o in questo momento è meglio ragionare di settimana in settimana? «Mai come adesso è opportuno prendere una partita per volta e non spingerci troppo in là con ragionamenti e traguardi: cerchiamo di giocare bene e accumulare punti, poi si vedrà».

Quando in agosto è arrivata la chiamata del Bologna sei rimasto sorpreso o sapevi che il club ti stava seguendo? «Sapevo che da qualche tempo c’era un interesse nei miei confronti, quindi non l’ho vissuta come una totale sorpresa, ma di sicuro ho provato una felicità difficile da descrivere».

Sembrava dovessi essere subito ceduto in prestito: svelaci cos’è successo in seguito… «Si erano fatte avanti prima il Norwich City e in seguito il Lugano, ed ero effettivamente sul punto di partire. Poi sul finire del mercato la società mi ha comunicato la decisione di trattenermi in organico, una scelta che ho accolto con grande gioia. Ed eccomi qua (sorride, ndr)».

Ti sei subito inserito bene all’interno del gruppo? Con quali compagni hai legato di più? «Ambientarmi è stato facile perché i ragazzi mi hanno accolto subito alla grande. E diciamo che è stato più facile legare con quelli di loro che parlano anche la lingua olandese».

Che rapporto si è creato con gli altri due centravanti Dovbyk e Piccoli? C’è una sana concorrenza? «Ci supportiamo e carichiamo a vicenda, con stima e rispetto reciproco, e posso confermare che la concorrenza tra noi è assolutamente sana e ci spinge a dare sempre qualcosa in più per convincere il mister».

Descriviti come giocatore: caratteristiche, punti di forza e aspetti su cui devi migliorare. «Sono una punta forte fisicamente ma anche veloce, mi piace attaccare la profondità e so segnare sfruttando il mio senso del gol. Ma sono anche consapevole di dover migliorare sotto diversi punti di vista e non riesco ad indicarne uno in particolare, credo che l’importante sia sfruttare ogni singolo allenamento e non sentirsi mai arrivati».

Il numero 22 l’hai scelto a caso, essendone rimasti pochi liberi, o c’è una motivazione dietro? «L’avevo già indossato nella mezza stagione trascorsa all’OFK Belgrado e mi aveva portato bene (10 gol in 17 presenze, ndr), così ho scelto di riprenderlo».

Chi era il tuo idolo da ragazzino? E chi è il tuo modello di riferimento oggi? «Da piccolo stravedevo per Cristiano Ronaldo, poi come interprete del mio ruolo ho apprezzato particolarmente Didier Drogba».

Hai solo 23 anni ma hai già vissuto diverse esperienze in Olanda, Italia, Grecia e Serbia: cosa ti hanno lasciato? «Sono cresciuto tanto come persona, imparando ad approcciarmi a contesti e persone diverse e ad adattarmi a varie tipologie di calcio. Una vera e propria palestra di vita che adesso sta proseguendo qui a Bologna».

Che ricordi conservi in particolare dell’annata trascorsa fra Venezia e Pesaro? «È stata la mia prima avventura fuori dall’Olanda, un periodo bello ma nel contempo difficile che mi ha insegnato parecchio. Col Venezia avevo firmato un triennale ma lì ho di fatto giocato solo cinque mesi, poi sono iniziati una serie di prestiti (fra cui quello alla Vis Pesaro da gennaio a giugno 2023, ndr) che alla fine mi hanno spinto a cambiare aria accettando l’offerta dell’OFK».

Raccontaci un po’ di Jay fuori dal campo: famiglia, abitudini, hobby… «Ho origini nigeriane da parte di padre, mentre mia madre è olandese. E ho una sorella più grande, di ventisei anni, a cui sono molto legato. Mi ritengo un ragazzo semplice, quando non gioco a calcio non faccio chissà cosa, mi rilasso a casa e magari, se c’è tempo, organizzo qualche viaggetto per scoprire posti nuovi».

Qual è il tuo più grande sogno legato al calcio? E nella vita? «Le due cose sono strettamente legate. Voglio farmi conoscere e apprezzare a pieno come giocatore, arrivando a sfoderare tutto il mio potenziale. E aiutare le persone a cui voglio bene».

Concludiamo con un messaggio ai tifosi rossoblù in vista del big match contro l’Inter. «Li aspettiamo sabato pomeriggio al Dall’Ara, speriamo che riempiano lo stadio e ci sostengano come al solito dall’inizio alla fine: faremo di tutto per renderli felici, nonostante il valore degli avversari».

Potrebbe essere la tua prima gara da titolare col Bologna, per giunta in casa… «Questo lo sa solo il mister, va chiesto a lui (ride, ndr). Vediamo, io devo solo pensare ad allenarmi bene e a farmi trovare pronto, proprio come a Lecce».

Simone Minghinelli

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it

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