Il giornalista reggiano Alessandro Iori, 48 anni, è volto e soprattutto voce nota a livello locale e nazionale: già giornalista per èTV e commentatore Mediaset, attualmente è redattore e conduttore di TRC e telecronista per DAZN. Competenza e un’esperienza consolidata, frutto di tanto calcio visto e raccontato dentro e fuori i confini italiani, ecco che l’intervista realizzata quest’oggi con lui è stata una bella occasione per ricevere un giudizio dall’esterno su un Bologna che, dopo essere passato dalle mani di Domenico Tedesco a quelle di Raffaele Palladino, è chiamato a rimettersi al più presto in carreggiata.
Alessandro, partirei dall’esonero di Tedesco dopo appena quattro giornate: secondo te la società ha sbagliato scelta o è il gruppo che non è riuscito a recepire le idee del tecnico? «Credo che l’allenatore abbia pagato un ridimensionamento della rosa dettato dal mercato e qualche pesante errore individuale: penso all’occasione di Odgaard di testa non sfruttata contro la Lazio, più un gol sbagliato che una bella parata di Mandas, e ovviamente alla gara di Bergamo in cui il Bologna non solo non ha vinto come meritava ma ha addirittura perso per un cattivo intervento di Skorupski. Gli astri certamente non hanno accompagnato Tedesco: l’unica non prestazione è stata quella di Napoli, per il resto la sua squadra non è mai stata brillantissima ma nemmeno disastrosa. Quello rossoblù resta comunque un organico indebolito rispetto alle tre precedenti stagioni, il problema principale per me risiede lì».
Palladino ha avuto una lunga sosta per lavorare, specialmente sull’intensità e la difesa a tre: quali caratteristiche della rosa possono favorire oppure ostacolare il suo calcio? «Davanti la conformazione è corretta per come sono abituato a veder giocare le squadre di Palladino, sugli esterni offensivi il Bologna ha giocatori validissimi: mi aspetto che prima o poi riemerga Orsolini, poi la qualità di Bernardeschi è indiscutibile e Cambiaghi è molto considerato anche a livello di Nazionale. Adesso in attacco c’è bisogno di un ulteriore step di Piccoli, che comunque non ha avuto un impatto malvagio rispetto alle sue abitudini di inizio stagione. Penso invece che Odgaard faticherà a trovare spazio in questo scacchiere, venendo meno il suo ruolo di sottopunta. Sulle fasce Zortea e Miranda potrebbero trarre giovamento dal cambio di modulo: sono giocatori di gamba e di proiezione più offensiva che difensiva, e potranno rifornire con continuità gli attaccanti. Infine la difesa, che per me necessita dell’impennata di rendimento un po’ di tutti i singoli».
La trasferta di Lecce arriva in un momento delicato: quanto conta questa partita per dare credibilità al nuovo corso? E se nemmeno stavolta dovesse arrivare la vittoria che tipo di ragionamenti si inizierebbero a fare? «Vedremo quale sarà la prestazione, ma in quel caso credo sarebbe opportuno parlare ancora di un problema di risultati, senza andare troppo oltre: la classifica attuale preoccupa ma siamo davvero alle primissime battute, anche in caso di mancata affermazione a Lecce non bisognerebbe farsi prendere dall’ansia. Così come non andrà affrontata con ansia la gara stessa, sarebbe la cosa più pericolosa. Per risalire la classifica il tempo non manca, lo insegna la Fiorentina dell’anno scorso: avvio ben più drammatico e successiva graduale ripresa. Domani il Bologna dovrà scendere in campo con grande saggezza, attenzione e cura dei dettagli».
Il quasi 37enne Darmian lo vedi solo come la soluzione ad un problema nell’immediato, quello di Holm, o ritieni che possa diventare una pedina importante nel progetto di Palladino? «Parliamo di un giocatore che, pur non utilizzato con grande continuità dall’Inter nella passata stagione, ha sempre manifestato di stare bene fisicamente e mentalmente: porta esperienza e si inserisce in un tipo di assetto, soprattutto difensivo, che conosce a memoria. Può disimpegnarsi sia come braccetto di destra che come esterno, magari senza grande dirompenza fisica ma facendosi sempre trovare al posto giusto nel momento giusto. È un profilo di grande serietà e maturità, ha frequentato calcio di alto livello per anni e il Bologna ha fatto benissimo a ingaggiarlo».
Il mister ha detto che vedere Bernardeschi e Orsolini insieme non è una necessità vitale: tu come li incastreresti? La squadra se li può permettere o rischia di perdere equilibrio? «Entrambi preferiscono partire da destra per poi convergere sul loro mancino: in questo momento faccio fatica a vederli assieme dall’inizio, se il presupposto di partenza è quello del 3-4-3 o 3-4-2-1. Poi certamente i bravi giocatori sanno adattarsi, ma almeno nell’immediato non vedo all’orizzonte sorprese quali l’accentramento di uno dei due».
Secondo Cambiaghi il Bologna ha valori importanti e va dato tempo ai nuovi di ambientarsi: a tuo avviso questa rosa è davvero attrezzata per stare a sinistra in classifica? E in quale reparto noti il divario più evidente tra le ambizioni del club e le risorse oggi a disposizione? «La difesa è il reparto più problematico, mentre centrocampo mi aspetto qualcosa di più da Moro e Pobega, che per un motivo o per l’altro non hanno cominciato bene il campionato. Credo però che soprattutto dietro manchi qualcosa a livello di personalità e affidabilità di rendimento, ed è normale avendo perso in rapida successione prima Beukema e poi Lucumí…».
Tra Dovbyk e Piccoli, oltre ad Enem, qual è il centravanti che meglio si adatta alle idee di Palladino? E i problemi offensivi dipendono più dal rendimento delle punte o dalla capacità della squadra di servirle con continuità? «Il Bologna sta andando alla ricerca di fiducia e certezze, e se una squadra si ritrova ad essere un po’ contratta è più difficile che metta gli attaccanti in condizione di brillare. Chiaro che Dovbyk è in ritardo sul piano fisico, ma sono convinto che se recupererà la forma migliore potrà fare molto bene in questo tipo di assetto, perché è un terminale offensivo con qualità notevoli. Basta tornare indietro al 2024 per ritrovarlo Pichichi della Liga, non un traguardo banale».
Negli ultimi anni il Bologna è cresciuto tanto, dentro e fuori dal campo: oggi, dopo un immediato cambio in panchina e con una classifica complicata, qual è l’obiettivo realistico da fissare? «Intanto bisogna mettersi al riparo da situazioni di classifica pericolose e relative ansie, così da tranquillizzarsi e ritrovare fiducia, poi man mano si vedrà. Continuo a prendere come riferimento la Fiorentina della scorsa stagione: prima si torna ad essere tranquilli, senza pensare a chissà quali obiettivi, e prima si creano le condizioni per viaggiare sereni e compiere degli step di crescita anche inattesi».
Riccardo Rimondi
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