Lunedì avevo scritto che il Bologna sembrava avere più paura di perdere che voglia di giocare. Mi sembrava un’osservazione ragionevole, sostenuta dai fatti e da quella particolare competenza che sviluppiamo noi tifosi nel riconoscere i problemi della nostra squadra, possibilmente prima degli altri. Mercoledì, a San Siro, Mbangula ha segnato tre gol e il Bologna ha vinto quattro a due. Tre gol Mbangula. Contro il Milan. Se qualcuno me l’avesse raccontato martedì, gli avrei consigliato di bere qualcosa di meno forte.
E invece è successo. Dopo un primo tempo in cui eravamo riusciti a passare in vantaggio e poi a complicarci la vita con una certa professionalità, nella ripresa è entrato Miranda ed è successo praticamente di tutto. Nel frattempo avevo già preparato mentalmente il solito discorso sulla fragilità psicologica, sulla paura, sull’incapacità di reagire. Un discorso molto convincente, che i giocatori hanno avuto la maleducazione di rendere inutilizzabile. Grazie.
E sapete una cosa? Ero contentissimo di avere torto. Che è una sensazione abbastanza rara, oggi. Viviamo in un mondo dove bisogna avere un’opinione su tutto, possibilmente prima che le cose accadano, e poi difenderla anche quando la realtà si ostina a contraddirla. Dopo la partita c’era già chi spiegava che Palladino era un genio, chi ricordava di aver sempre creduto in Mbangula, chi cercava quelli che criticavano l’allenatore. Come se una tripletta fosse soprattutto un’occasione per regolare dei conti.
C’è una vecchia questione secondo cui il possibile, molto spesso, ce lo inventiamo dopo che è diventato reale. Prima una cosa è impensabile, poi succede e improvvisamente tutti sapevano che sarebbe successa. Mercoledì pomeriggio una tripletta di Mbangula era meno probabile di un’invasione aliena, come ha osservato qualcuno su Instagram. Mercoledì sera era già la dimostrazione che bastava farlo giocare. Del resto il senno di poi è una disciplina in cui siamo tutti campioni del mondo.
La filosofia, peraltro, suggerirebbe anche di aspettare il tramonto per capire qualcosa della giornata. Noi invece pretendiamo di aver capito tutto al ventesimo minuto, possibilmente scrivendolo sui social. E quando il finale è diverso ci affrettiamo a trovare una spiegazione che ci permetta di aver avuto ragione lo stesso. È un lavoro faticosissimo, soprattutto considerando che dovrebbe trattarsi di un passatempo.
Naturalmente una vittoria non cancella tutti i problemi del Bologna, così come una sconfitta non dimostra che sia tutto da buttare. Ma forse ogni tanto potremmo concederci il lusso di non sapere, di cambiare idea, persino di restare sorpresi. In fondo guardiamo le partite proprio perché non sappiamo come finiranno. Anche se poi passiamo il resto della settimana a fingere il contrario.
Tra i commenti che ho letto ce n’era uno che diceva: «Non so più cosa sia reale». E un altro: «Che serata ragazzi, io sono a posto così».
Ecco, io credo che avessero ragione entrambi. Anche se, dopo mercoledì, preferirei non esserne troppo sicuro.
Riccardo Astolfi
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Foto: bolognafc.it
