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Passano gli anni

Passano gli anni

Ph. Emmanuele Ciancaglini/Getty Images (via OneFootball)

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C’è un coro che cantiamo allo stadio, noi del Bologna, che dice che passano gli anni, passano i giocatori. Ed è vero. In questi anni sono passati giocatori, allenatori, direttori sportivi. Qualche volta gli allenatori passano così in fretta che non fai neanche in tempo ad imparare come si chiamano perché è già arrivato quello dopo. Noi invece restiamo. O almeno, è quello che ci piace cantare.

Oggi, quando Pobega ha segnato all’Inter dopo dieci minuti, ho pensato che sarebbe stata una bella giornata. Mi succede spesso, quando il Bologna va in vantaggio, di convincermi che «stavolta sarà diverso». Poi Thuram ha pareggiato, Carlos Augusto ha fatto il secondo, Bonny il terzo, e abbiamo perso 3-1. Non è una cosa piacevole, ma neanche una cosa nuova. E mi è tornato in mente quel coro, perché noi tifosi parliamo del tempo che passa come se fosse un problema degli altri. E invece passiamo anche noi.

Io ho quarantatré anni e ricordo alcune partite di vent’anni fa molto meglio di quello che ho fatto martedì scorso. Dov’ero, con chi ero, chi aveva segnato. È abbastanza preoccupante, a pensarci. A vent’anni una sconfitta poteva rovinarmi una domenica intera. Adesso sono diventato più ragionevole: mi rovina solo una parte della domenica (o del sabato), e magari il lunedì mattina, dipende dalla sconfitta. Nel frattempo ho cambiato idea su molte cose, compresi giocatori che credevo fenomeni e allenatori che consideravo incapaci. Sul fatto di essere del Bologna, invece, mai.

È curioso, perché nel resto della vita, se qualcosa ci fa stare male, di solito proviamo a cambiare. Se un ristorante ci fa mangiare male, non ci torniamo. Se un lavoro ci rende infelici, cerchiamo un altro lavoro. Col Bologna possiamo arrabbiarci, dire che non ne possiamo più e che la prossima partita non la guardiamo. Poi arriva la prossima partita e siamo lì. Per anni ho pensato che fosse fedeltà, ma la fedeltà dovrebbe prevedere almeno due persone che si promettono qualcosa. Il Bologna, a me, non ha promesso niente. Non personalmente, almeno. E io continuo a voler bene a squadre che si chiamano tutte Bologna, anche quando tra una e l’altra non è rimasto quasi nessuno.

Forse il coro parla proprio di questo. Quando cantiamo che saremo sempre qua, sappiamo benissimo che, presi uno per uno, non è vero. Ci saranno altri tifosi, altri ragazzi che si illuderanno dopo dieci minuti, che torneranno a casa arrabbiati e che ricominceranno la settimana successiva. Il Bologna cambierà, e cambieranno anche loro. Quello che resta è questa abitudine un po’ assurda di affezionarsi a qualcosa che non sta mai fermo.

Oggi abbiamo perso 3-1. Mi dispiace, parecchio. Sabato prossimo giochiamo a Cagliari. Ho già cominciato a pensarci.

Riccardo Astolfi

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Foto: Emmanuele Ciancaglini/Getty Images (via OneFootball)

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