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Il bersaglio

Il bersaglio

Ph. Getty Images

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Alla prima di campionato, quando il Bologna ha incontrato il Milan, riflettevo vedendo giocare tra i rossoneri come mediano basso (‘play’ con un termine moderno, ‘regista’ più desueto) Rade Krunic, classe 1993, ex Empoli in rosa già dalla stagione 2019/20: il calcio racconta spesso storie in controtendenza rispetto alle ‘certezze’ di chi pensa in modo scontato e ideologico.

Nella stagione dell’ultimo scudetto dei rossoneri, quella 2021-2022, Krunic coi suoi 1.810 minuti ha contribuito in misura minore alla conquista del titolo rispetto a Tonali (3.151), Kessie (2.900) e Bennacer (2.100), coprendo funzioni soprattutto di mezzala.

Se vi avessero detto che, dopo neanche due anni, di quel centrocampo sarebbe rimasto in rosa il solo Krunic (Bennacer è infortunato e ne avrà ancora per un pezzo), e che il bosniaco sarebbe diventato il nuovo play rossonero, probabilmente avreste pensato ad uno scherzo. E invece sta andando così.

Nella squadra che oggi appare tra le favorite per il titolo di campione d’Italia, le funzioni di prima costruzione sono svolte proprio dal meno giovane e meno talentuoso di quella rosa che vinse il campionato: Loftus-Cheek e Reijnders eseguono i compiti del Krunic dell’epoca del titolo, mentre Rade svolge un lavoro di copertura e di impostazione del gioco.

Arrivo così a parlare del nostro Bologna. Dopo le prime tre partite, un calciatore poco stimato dalla maggioranza dei tifosi rossoblù, mi riferisco a Michel Aebischer, si sta rivelando una sorpresa proprio come Krunic nel Milan: gioca nella posizione che fu di Schouten, fa il suo con applicazione e grande corsa, non ha certamente le ‘letture’ dell’olandese tornato in patria (letture forse un tantino amplificate a mio avviso, ma trattasi di punti di vista) ma credo che Thiago Motta possa ritenersi soddisfatto delle sue prestazioni.

Nel campionato 2021/22 il Bologna aveva in rosa Schouten, Dominguez, Medel e Svanberg: il buon Aebischer arrivò nel mercato di gennaio e, siccome acquistato da Riccardo Bigon, venne bollato come scarso (addirittura un quotidiano sportivo cittadino alluse ad un acquisto fatto solo per meri motivi economici, insinuando chissà cosa…). Il nazionale svizzero si è dovuto così guadagnare col sudore tutti i minuti che oggi gli sta concedendo Motta.

Dei sopracitati, Michel è l’unico rimasto e personalmente sarei contentissimo se continuasse a vivere un’annata positiva: sarebbe una soddisfazione per lui e per quelli come il sottoscritto che amano vedere il calcio senza preconcetti e senza avere sempre un giocatore (della propria squadra, incredibile a credersi almeno per quelli della mia generazione) da insultare.

Tosco – www.madeinbo.tv

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Foto: Getty Images (via OneFootball)