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Bologna, la fiera delle occasioni mancate. L’Europa non è un obbligo, ma anche stavolta era alla portata

Bologna, la fiera delle occasioni mancate. L'Europa non è un obbligo, ma anche stavolta era alla portata

Ph. Emmanuele Ciancaglini/Getty Images (via OneFootball)

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Si spengono i riflettori sulla 34^ giornata di Serie A e, se possibile, si accendono ancora di più i rimpianti. Nonostante un campionato altalenante, specie al Dall’Ara dove il ruolino di marcia dice 6 vittorie, 2 pareggi e addirittura 9 sconfitte, il Bologna non è ancora tagliato fuori dai discorsi europei, complici la caduta dell’Atalanta a Cagliari e il mancato sorpasso della Lazio. E questo, paradossalmente, brucia. Se anche solo la metà delle partite di quel periodo nero fossero girate in maniera diversa, ora sarebbe l’Atalanta ad avere il BFC nel mirino, coi felsinei a tutti gli effetti padroni del loro destino.

Passi, se vogliamo, la sconfitta casalinga contro la Cremonese: fu imprevista e senza appello, e vista la facilità con cui i lombardi sono stati regolati al ritorno è difficile credere che una squadra con quei valori sia riuscita a rifilare un 3-1 a domicilio al Bologna, ma si trattò del primo inciampo stagionale. Se fosse stato subito contenuto non avrebbe compromesso alcunché, e comunque venne seguito da risultati e prestazioni notevoli, come la dimostrazione di forza sul campo del Celta Vigo o la vittoria contro l’Inter in semifinale di Supercoppa.

Molto meno giustificabili, pur concedendo le attenuanti della fatica per i numerosi impegni e degli infortuni che hanno falcidiato l’organico in quel periodo, sono stati il pareggio interno col Sassuolo, i k.o. sempre al Dall’Ara per mano di Fiorentina, Parma e Verona e la dolorosissima sconfitta in rimonta subita a Genova, dove il BFC venne indubbiamente penalizzato dall’erroraccio di Maresca ma per incassare tre gol in venti minuti dal Genoa ci mise anche tanto del suo.

Tutto questo solo per citare le sfide sulla carta abbordabili per una squadra come il Bologna, che nelle due stagioni precedenti aveva comunque abituato i suoi tifosi a giocarsela senza alcun timore con chiunque, e le cui batoste rimediate via via da Inter, Atalanta, Milan, Juventus e Roma non sono ascrivibili tanto (o solo) ad un valore superiore degli avversari, quanto ad una preoccupante inversione di tendenza.

Nonostante ciò, ripetiamo, i rossoblù occupano ancora l’ottavo posto insieme alla Lazio, e nessuna delle contendenti all’ultimissimo treno europeo ha saputo piazzare l’allungo decisivo. Al contrario dei felsinei, che hanno sperperato un avvio di stagione a ritmo Champions, l’Atalanta è partita col freno a mano tirato sotto la gestione Juric, e se ora i bergamaschi sono settimi è perché a Palladino è già riuscito un mezzo miracolo. La Lazio, poi, convive da anni con problemi societari e contestazioni, durante il mercato invernale ha perso due elementi fondamentali come Castellanos e Guendouzi ma si è compattata attorno a Sarri e non è ancora fuori dai giochi, a maggior ragione considerando una finale di Coppa Italia tutta da giocare.

Ogni realtà ha i suoi problemi, è evidente, e non si può pretendere che una squadra infili una stagione senza inciampi. A far male è che, a differenza delle situazioni appena descritte di Atalanta e Lazio, la fonte primaria delle difficoltà attraversate dal Bologna non è mai stata individuata (almeno pubblicamente), e questo aumenta i rimpianti: ripensando al calcio proposto dagli uomini di Italiano a inizio annata, non si può certo dire che il gruppo non fosse attrezzato per giocarsela fino alla fine.

Non è chiaro cosa sia mancato ma è evidente ciò che potrebbe mancare, ovvero il ticket per una competizione continentale. Fino a tre anni fa sarebbe stata l’assoluta normalità, e nel caso lo sarà anche stavolta, perché l’approdo in Europa per il Bologna resta un obiettivo complesso e non un obbligo. L’amaro in bocca, però, resta, come quando si ricordano quei talenti a cui non si capisce cosa sia mancato per effettuare il grande salto.

Per la malinconia, eventualmente, ci sarà tempo: adesso il calendario dice che mancano quattro partite. La palla passa, per l’ultima volta, ai giocatori. Dovrebbero sapere molto bene cosa farne.

Fabio Cassanelli

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Foto: Emmanuele Ciancaglini/Getty Images (via OneFootball)

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