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Cuore di Pitbull: grazie di tutto Gary, i colori rossoblù non si erano mai sentiti così al sicuro

Cuore di Pitbull: grazie di tutto Gary, i colori rossoblù non si erano mai sentiti così al sicuro

Ph. Getty Images

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Ma chi l’avrebbe detto che Gary Medel sarebbe stato una colonna del centrocampo (e della difesa) rossoblù fino a quasi 36 anni, pur arrivato sotto le Due Torri con tutt’altre premesse. Aveva infatti lo stigma del semplice ‘pretoriano’ venuto a fare il mastino dell’allenatore, perfetto prolungamento sul rettangolo verde di Sinisa Mihajlovic (memorabile il loro muso a muso in quel di Lecce), e i più scettici dicevano che dopo due anni in Turchia avrebbe solo camminato. Tutto sbagliato, sbagliatissimo.

Il suo addio, prevedibile e ormai non più differibile, mette un altro mattoncino alla storia vera (non solo romanzata) di una Bologna rigeneratrice. Lo è stata per gli attaccanti, ma non soltanto. Altro che cimitero per elefanti, qui i campioni possono ancora dire qualcosa. E Gary di cose ne ha dette e fatte tante, lui che è partito da lontano, da un barrio di Santiago del Cile dove era facile diventare delinquenti, trentacinque inquilini in un appartamento con un unico bagno. «Molti miei amici di allora sono in carcere o sono morti», ha dichiarato di recente in un’intervista. Non scherzava.

Il Medel che abbiamo conosciuto a Bologna, prima col 5 (ereditato dal connazionale Pulgar) e poi col suo classico 17 sulle spalle, è però molto diverso dal brutale ‘Pitbull’ che immaginavamo. «Le superiori le ho finite. Le elementari le avevo fatte all’istituto numero 144. In Cile le scuole dei poveri hanno il numero, quelle dei ricchi il nome», ha raccontato a Repubblica nella sua ultima confessione felsinea, svelando quanto fosse forte in matematica e storia, soprattutto storia europea, romana in particolare.

Nella sua residenza bolognese si era addirittura comprato una camera iperbarica, gli serviva per migliorare le sue prestazioni in allenamento. «Non ho mai fumato una sigaretta in vita mia», ci ha tenuto a sottolineare, a costo di non essere creduto. Un professionista esemplare, dentro e fuori dal campo, orgoglioso di rappresentare e difendere i colori del BFC. Come il 16 aprile del 2022, quando dopo essere stato espulso allo Stadium mostrò al pubblico lo stemma, inveendo contro arbitro e juventinità tutta. Speriamo che la camera iperbarica gli serva ancora a lungo. Vorrebbe dire che, seppur altrove, lo rivedremmo presto in azione.

Luca Baccolini

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Foto: Getty Images (via OneFootball)