Capita. Può capitare che dopo mesi passati a pensare a conti, plusvalenze, clausole e percentuali sulla rivendita si perdano un po’ di vista il campo e il pallone. Peccato però che il pallone sia ancora lì, dato che malauguratamente continua ad avere una discreta importanza all’interno di questo gioco, e che per la seconda volta in meno di un mese sia rotolato alle spalle di uno Skorupski che gli ha opposto la stessa resistenza di un golden retriever davanti ad un ladro. Ecco quindi una lezione importante che stiamo imparando tutti in questi giorni: i conti si possono tamponare, le papere no.
Proviamo allora a spiegare (si fa per dire) la questione in termini economico-aziendalistici a chi in estate ha valutato di cedere Ravaglia e mantenere Skorupski come titolare, e anche a ben due allenatori diversi che in cinque partite gli hanno dato quattro volte una maglia da titolare preferendolo a Pessina: nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi annuali d’impresa, il Bologna non può permettersi di sostenere le perdite di punti generate dagli errori di Skorupski.
Non servono neanche grafici e slide, basta una calcolatrice per rendersene conto: se al Bologna aggiungiamo il punto che avrebbe dovuto fare Bergamo e i due di sabato scorso, oggi in classifica avrebbe più del doppio dei punti (5) che ha adesso (2).
Sarebbe comunque una media da zona retrocessione? Certo, e infatti è evidente che Skorupski non sia l’unico problema di una squadra in cui al momento non gira quasi niente. Ma il polacco ad oggi è l’anello più debole di una catena scheggiata e arrugginita, ed è il colmo, visto che dovrebbe impersonare il lucchetto che chiude la porta a doppia mandata.
Skorupski è insostenibile perché non è pensabile che una squadra non debba mai subire tiri in porta per uscire con la porta inviolata.
È insostenibile perché una squadra che oggi non ha gamba, crolla dopo il 60′ e volente o nolente deve rassegnarsi ad una mezzora di sofferenza, deve potersi affidare ciecamente al suo portiere, non avere il terrore di lasciar partire qualsiasi tiro perché altrimenti ci sarà da aggiornare il tabellino.
Affidandosi ad un trentacinquenne che non si è mai veramente ripreso da un infortunio patito a novembre 2025 e che ne ha pure rimediato un secondo a marzo 2026, il Bologna ha corso un raro rischio d’impresa e ora il campo sta presentando il conto.
A Casteldebole la conoscono bene la via della sostenibilità. Per il bene della squadra, sarebbe il caso di iniziare a perseguirla anche in campo e non solo in banca.
Fabio Cassanelli
© Riproduzione Riservata
Foto: Emmanuele Ciancaglini/Getty Images (via OneFootball)
