Al Dall’Ara, a fine partita, risuona L’anno che verrà di Lucio Dalla. Dopo le vittorie c’è anche Poetica di Cesare Cremonini, e l’ultima volta che qualcuno l’ha sentita era il 12 aprile, Bologna-Lecce 2-0. Da allora, c’è solo Dalla. Sin qui le vittorie casalinghe del 2026 sono tre: Udinese (1-0, 23 febbraio) e appunto Lecce in campionato, più il Brann in Europa League (1-0, 26 febbraio). In Serie A fanno dieci punti in nove mesi e mezzo, e da sei mesi si gioca in una casa dove si perde o, al massimo, si pareggia.
Allargando lo sguardo, il conto peggiora. Dal 9 novembre, quando il Napoli di Conte fu battuto 2-0 e il suo allenatore disse di non voler «accompagnare il morto», le gare interne di campionato sono diciotto: due vittorie, cinque pareggi, undici sconfitte. Il morto, nel frattempo, ha cambiato indirizzo.
Il paragone con l’epoca precedente è crudele. Da gennaio a settembre 2025 il Dall’Ara aveva dato dieci vittorie in quattordici partite, un unico k.o., ben trentatré punti e la miglior media del campionato a pari merito col Napoli campione d’Italia. Con Italiano la media casalinga della stagione 2024/25 era stata di 1,95 punti a partita, con Motta l’anno prima di 2,16. Numeri da Champions, e la Champions infatti arrivò.
Ad agosto il club ha consegnato al sindaco Lepore una lettera d’intenti per un nuovo stadio in zona Fiera. Il 30 settembre, con BolognaFiere, ha raggiunto l’accordo: 35.000 posti, circa 300 milioni, lavori finiti nella primavera del 2031 per giocarci dalla stagione 2031/32 ed eventualmente l’Europeo del 2032. Ci si potrebbe chiedere maliziosamente se questo non sia il più classico dei meccanismi di difesa: la squadra non vince in casa, la colpa si cerca nella casa, e la casa si cambia. In gergo si chiama spostamento, e Freud ci avrebbe scritto volentieri un saggio.
Lo stesso Freud aveva ‘previsto’ una parola esatta per chi entra in uno stadio che conosce a memoria e non riconosce più la propria squadra: Unheimlich, il perturbante, che alla lettera è il non-casalingo, il familiare che diventa estraneo. Poi c’è la coazione a ripetere, la Wiederholungszwang. A fine aprile il Bologna 2025/26 aveva già perso nove volte in casa, a una sola dal record negativo dell’era Saputo: nemmeno le stagioni delle retrocessioni ne avevano prodotte tante.
L’obiezione seria è che di un nuovo stadio a Bologna si parla da circa vent’anni. Il progetto ha ragioni sue: fiere, congressi e concerti riempiono il calendario anche nelle settimane senza partita. Uno psicanalista risponderebbe che vent’anni di rinvii sono già un sintomo, e che le ragioni razionali sono il modo in cui l’inconscio si presenta in superficie.
Resta un problema di calendario. Da qui alla primavera del 2031 il Dall’Ara ospiterà ancora circa 91 partite di campionato: le quindici che mancano a questa stagione e le diciannove di ciascuna delle quattro successive. Col rendimento attuale, due vittorie ogni diciotto, ne vinceremo a malapena una decina. Il centenario dello stadio, che cade nel 2027, va festeggiato di conseguenza. Palladino ha detto che il fattore casa è «un aspetto che dovremo ritrovare». A disposizione ha poco meno di cinque anni, cantiere permettendo.
Luca Baccolini
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Foto: Emmanuele Ciancaglini/Getty Images (via OneFootball)
