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Il tempo delle coccole è finito: c’è da combattere, i giocatori del Bologna ritrovino umiltà e tirino fuori gli attributi

Il tempo delle coccole è finito: c'è da combattere, i giocatori del Bologna ritrovino umiltà e tirino fuori gli attributi

Ph. Getty Images

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La difficile situazione in casa Bologna ha certamente responsabilità condivise e nasce da una decisione rivelatasi – col senno di poi – infelice, ovvero l’iniziale conferma di Sinisa Mihajlovic alla guida della squadra. Le conseguenze sono quelle note: il ritiro precampionato condotto senza la presenza fisica dell’allenatore, purtroppo impegnato ad affrontare le note vicissitudini extra campo, ed una rosa ipotizzata, costruita e consegnata ad una guida tecnica poi sollevata dall’incarico nei primi giorni di settembre.
Thiago Motta si è dunque ritrovato dentro uno scenario certamente particolare e complesso: le prime due uscite hanno destato alcune perplessità, da riscontrare principalmente nella mancanza di una chiara ed evidente proposta calcistica da cui ripartire e da portare avanti, ma per quanto sottolineato in precedenza e per un lascito tecnico-tattico modesto sarebbe veramente precoce ed ingiusto giungere a conclusioni affrettate nei confronti del mister. Soprattutto perché, salvo cataclismi epocali, la sua posizione non sembra in discussione almeno fino alla prossima sosta, prevista a metà novembre per i Mondiali in Qatar.
Ecco dunque che l’atteggiamento degli attori protagonisti sul campo assume un ruolo ancora più cruciale: con l’esonero di Mihajlovic qualsiasi alibi a disposizione dei giocatori rossoblù è venuto meno, soprattutto perché molti di essi fanno parte di questo gruppo da diversi anni e non sono nuovi a prove apatiche ed arrendevoli come quella offerta domenica a Torino al cospetto della Juventus: sono tanti i calciatori aspettati, giustificati e protetti per lungo tempo e che devono smetterla di sedersi sul proprio vero o presunto valore: la squadra, dall’esterno, appare poco umile e piuttosto presuntuosa, comunque convinta di cavarsela in qualche modo per uscire dall’impasse. Ad oggi una vera e propria reazione ed un certo tipo di carattere si sono visti solo contro la Fiorentina, troppo poco per considerare il paziente guarito.
Prevenire è meglio che curare: per non ritrovarci tra qualche mese a dover commentare un orizzonte buio, la squadra deve prendere piena e assoluta consapevolezza delle attuali difficoltà per evitare appunto di restare intrappolata in un circolo vizioso. La storia – anche recente – della nostra Serie A ce lo dimostra: formazioni costruite per ben altri obiettivi hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per mantenere la categoria, Fiorentina e Torino solo per citarne due, o peggio ancora sono retrocesse, vedi Parma, Genoa e Cagliari.
Fondamentale, in tal senso, sarà anche il compito di Giovanni Sartori: il responsabile dell’area tecnica del Bologna è chiamato a proteggere, supportare e facilitare il tavolo di Motta, prendendosi a pieno le sue responsabilità e intervenendo – anche duramente se necessario – con la squadra. L’impegno fino all’ultima goccia di sudore, la massima concentrazione e una buona dose di attributi, al di là di ogni altro aspetto che caratterizza una prestazione buona e vincente, non possono e non devono mai mancare.

Riccardo Rimondi

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Foto: Getty Images (via OneFootball)