Zerocinquantuno

Italiano e il peso delle parole definitive. La stagione non è finita, il club chiede come minimo l’ottavo posto

Italiano e il peso delle parole definitive. La stagione non è finita, il club chiede come minimo l'ottavo posto

Ph. Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

Tempo di Lettura: 2 minuti

Bisogna sempre guardarsi dalle parole definitive. Nel calcio, più che altrove, il confine tra sicurezza e azzardo è sottile, quasi invisibile. Nessun allenatore, per cultura e per istinto, si spinge fino a dichiarare una partita «missione impossibile» prima di giocarla. E ancor meno, con altre cinque gare da disputare, si azzarderebbe a mettere il punto finale su un’annata.

Eppure Vincenzo Italiano, questa volta, ha scelto una strada diversa. Le sue recenti parole («la stagione del Bologna è finita») hanno il peso specifico di una presa di posizione netta, quasi controcorrente rispetto al lessico prudente che domina le conferenze stampa. Una frase che non passa inosservata, perché rompe un tacito accordo: quello per cui, fino all’ultimo minuto disponibile, si deve lasciare aperta una porta, anche solo per principio.

La domanda, allora, non è tanto se Italiano abbia ragione o torto, ma perché abbia deciso di esporsi così. È frustrazione? Realismo? O una strategia comunicativa per togliere pressione ad un gruppo che forse ha già dato tutto? Il Bologna arriva a questo punto della stagione con un percorso che ha raccontato ambizioni, crescita e anche inevitabili limiti. Dichiarare la fine dei giochi può essere letto come un atto di onestà, ma anche come un rischio: quello di spegnere le ultime energie mentali di una squadra che, invece, avrebbe ancora qualcosa da dire, almeno finché l’aritmetica consente di tenere aperta l’ipotesi del settimo posto.

Nel calcio, le parole non restano mai isolate. Entrano nello spogliatoio, rimbalzano tra i giocatori, arrivano ai tifosi. Possono alleggerire o appesantire, motivare o svuotare. Dire che «è finita» quando non lo è matematicamente significa sfidare una delle poche certezze di questo sport: l’imprevedibilità.

E allora resta un interrogativo sospeso. Il mister ha semplicemente detto ciò che molti pensano, oppure ha anticipato una resa che il campo non ha ancora certificato? Le prossime cinque partite non cambieranno solo la classifica, ma anche il senso di quelle parole e, in una certa misura, pure il rapporto tra Italiano e la ‘sua’ piazza.

La società gli ha chiesto l’ottavo posto come obiettivo minimo, rimodulando corposamente le aspirazioni di inizio stagione, quando si parlava di Europa come di un destino permanente del club. Se il Bologna chiuderà davvero senza sussulti, allora quelle di Italiano suoneranno come una presa d’atto lucida, forse impopolare ma onesta, o – per chi ci crede – come una profezia autoavverante.

In fondo, il calcio vive di contraddizioni e di possibilità inattese. Finché esiste uno spiraglio, dichiararlo chiuso è sempre un atto forte, persino autolesionistico. Ed è per questo che, da qui al termine del campionato, non sarà solo una corsa all’ottavo posto: sarà anche una verifica, partita dopo partita, del coraggio – o dell’azzardo – di aver detto «è finita» prima che lo fosse davvero.

Luca Baccolini

© Riproduzione Riservata

Foto:  Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

Exit mobile version