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Non è più questione di COVID-19, Spadafora tradisce antipatia verso il mondo del calcio

Non è più questione di COVID-19, Spadafora tradisce antipatia verso il mondo del calcio

Ph. Getty Images

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Per due lunghi mesi ho taciuto il mio pensiero sull’emergenza Coronavirus, il caos era già troppo… 5G, diavolerie da laboratorio, fantomatici chip sottocutanei connessi al vaccino, app più o meno invasive, fino agli stormi di uccelli morti nel 2018 e tornati d’attualità senza alcun nesso logico. E ogni giorno il parere di almeno dieci virologi estratti a piacimento dal mazzo, ciascuno con una propria idea, senza alcuna verità definitiva in tasca. In buona sostanza, ad oggi nessuno sa realmente con che cosa abbiamo a che fare, non ci hanno capito (quasi) nulla.
Voglio però soffermarmi sull’argomento calcio. E quale spunto migliore può esserci se non la milionesima dichiarazione, diffusa ieri sera tramite Facebook con toni da bar, di Vincenzo Spadafora? «Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine ecc.) che devono riaprire al più presto!».
Letta così sembra quasi una fake news, una roba talmente inverosimile che farebbe incazzare persino il Mahatma Gandhi e che un ministro non può aver nemmeno lontanamente pensato. È evidente che il COVID-19 sia ormai un pretesto, Spadafora nutre una fortissima antipatia per il calcio, i suoi protagonisti e tutto ciò che gli ruota attorno. Ma certo, bastoniamo pure la terza industria del Paese per fare un dispetto ai giocatori di Serie A, non importa se ‘dietro le quinte’ c’è una miriade di lavoratori ‘normali’ con stipendi da poco più di 1.000 euro che presto faranno fatica ad arrivare alla fine del mese.
Poche ore prima Luciano Nobili, deputato di Italia Viva, aveva fatto filtrare su Twitter questa indiscrezione, che riletta alla luce della sparata di Spadafora assume una consistenza e una veridicità ancora maggiore: «Pare sia in preparazione l’ennesimo Dpcm per bloccare in maniera definitiva il calcio. Sarebbe l’ennesima violenza al Parlamento e all’autonomia dello sport». Insomma, finché c’è un ministro che usa dispettucci degni della scuola materna e abusa del proprio potere, è difficile capire a cosa andrà incontro il nostro pallone. O meglio, lo si può immaginare: a nulla di buono.
L’emergenza Coronavirus, inoltre, ha dato risalto ad una precisa categoria di soggetti, oltre a coloro (pochi, in percentuale) che il calcio lo disprezzavano già prima: i finti tifosi, quelli che spalando ogni giorno letame sullo sport più popolare del pianeta si sentono persone migliori e pensano di risolvere tutti i problemi dell’Italia. Si nutrono di retorica e sputano moralismo, sbraitano, inveiscono, parlano dei morti ma poi sono i primi ad augurarsi che le peggiori sciagure si abbattano sul mondo del football. Quando si tornerà alla normalità, sarebbe opportuno che per coerenza non si facessero più vivi, che siano ‘sostenitori’ rossoblù o di qualsiasi altra squadra. Un consiglio: ci sono tanti altri modi per passare il weekend, godeteveli!
Dal canto suo, tutta la redazione di Zerocinquantuno attende con impazienza di veder rotolare di nuovo la ‘sfera magica’ (citando Walter Sabatini) sul manto erboso dello stadio Dall’Ara e non solo. Perché il Bologna è una fede, sempre e comunque. E il calcio, oltre che un’industria, è un rito, una passione, un sogno, un compagno di vita che non merita di essere improvvisamente abbandonato. Bisogna amarlo, il football: ora più che mai. Ma soprattutto, bisogna saperlo amare, caro signor ministro. Non facciamoci ridere dietro: se deve essere Fase-2, anche il pallone merita la sua chance.

Mario Sacchi

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