BolognaFiere e Bologna FC 1909 hanno finalmente annunciato l’accordo per il nuovo stadio: un impianto da 35.000 posti, pensato per ospitare anche fiere, congressi e grandi concerti, con un investimento di circa 300 milioni di euro. Sorgerà nell’area nord del quartiere fieristico, con copertura mobile e campo movimentabile. Come a dire che non si vivrà di solo calcio. E per fortuna.
Il cronoprogramma punta alla primavera del 2031, per giocarci dalla stagione 2031/32 ed essere pronti a Euro 2032, se richiesto. Ma non sarà necessario. Nel senso che lo stadio si farà a prescindere dalla kermesse europea. Il passaggio più rivelatore è nelle parole dell’amministratore delegato Claudio Fenucci, che parla di uno stadio capace di «generare risorse per garantire una maggiore competitività sportiva». Non è una formula di rito. Dice che il cemento conta per quello che finanzia sul campo.
Il Bologna di oggi ha un bilancio sano, ma poggia su voci che non controlla completamente. La Champions League 2024/25, letteralmente piovuta dal cielo, ha portato decine di milioni dalla UEFA, ma ha generato costi che si sono protratti nel tempo. Costi che la proprietà ha assorbito e compensato con la cessione di calciatori. Lo stadio nuovo sarà l’erogatore di ricavi fissi, a prescindere dalle coppe. E forse servirà anche a non cedere i pezzi pregiati per ripianare i bilanci. Questo, almeno, è l’obiettivo.
Il caso scuola è la Juventus. Con lo Stadium il club bianconero è diventato la prima squadra di Serie A a costruire e possedere il proprio stadio. I ricavi da gara sono passati da 10,1 a 27,4 milioni nella prima stagione e a regime si aggirano intorno ai 60 milioni. A fronte di un investimento di circa 155 milioni (bei tempi quando si costruivano stadi con così ‘poco’), dall’apertura l’impianto ha generato su per giù 850 milioni di ricavi: 620 dalle partite e 230 da naming rights, museo, visite ed eventi.
Un’avvertenza, però: sono ricavi, non utili, e la curva coincide con un decennio di successi sportivi, quindi non vanno attribuiti soltanto allo stadio. Che è stata leva economica fondamentale. Bergamo è però la storia più utile da citare per una città di medie dimensioni. L’Atalanta ha acquistato lo stadio dal Comune nel 2017, vincendo il bando con una cifra intorno ai 9 milioni di euro, e poi lo ha rifatto: un investimento di circa 100 milioni per portare la capienza da 19.500 a 25.000 spettatori. I ricavi da stadio sono così saliti da 4,2 a 7,4 milioni, e nell’ultimo bilancio sono arrivati a 21 milioni, mentre i ricavi totali hanno toccato il record di 318 milioni. Anche l’Udinese è passata da 4 a 6,4 milioni nella prima stagione e oggi viaggia intorno agli 8. Di fatto, un raddoppio.
Fuori dall’Italia le cifre cambiano scala. Il Real Madrid è passato da 122 a 248 milioni di ricavi. Il Bayern Monaco è salito da 29 a 52 milioni e poi a 131, l’Atletico Madrid da 39 57 e poi a 74. Il confronto più istruttivo è quello per spettatore: oltre 137 euro per il Real, 66,36 per la Juventus, circa 25 per Napoli e Lazio. Il divario non dipende solo dal prezzo del biglietto, ma da ciò che lo stadio permette di vendere, di vivere e di restituire in termini di esperienza.
Queste cifre sono la terra promessa del Bologna. Nei comunicati apparsi finora, però, non si è visto e non si specifica chi sarà il proprietario dell’impianto, né come si ripartiranno tra club e Fiera i ricavi da concerti ed eventi. E conta: se il Bologna si limitasse a ‘giocare in casa d’altri’, l’effetto Juventus o Atalanta non si replicherebbe. Sul destino del Dall’Ara, invece, si attendono proposte.
Luca Baccolini
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Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images (via OneFootball)
