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Rivedere la propria politica per il bene del club: Fenucci ha fatto all-in su Palladino, 10 punti e il poker di San Siro sono il primo sostanzioso jackpot

Rivedere la propria politica per il bene del club: Fenucci ha fatto all-in su Palladino, 10 punti e il poker di San Siro sono il primo sostanzioso jackpot

Ph. Marco Luzzani/Getty Images (via OneFootball)

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Un punto in 4 partite, 10 nelle 5 successive. Sembra la cronaca di un’apparizione ed è invece un conto che torna alla grande. Il Bologna di Raffaele Palladino ha numeri di fondo peggiori di quello di Tedesco (paradossale, non è vero?) e gioca un calcio diverso. Ha però cominciato a incassare quello che la gestione precedente aveva seminato senza raccogliere. Basta rileggere le prime 4 giornate.

Con la Lazio i rossoblù avevano prodotto 2,89 di gol attesi contro 0,63 e avevano perso 1-0. Con l’Atalanta, 1,44 contro 0,14, ancora 1-0 per gli altri. Col Sassuolo, 3,00 contro 1,80 e un 2-2 che gridava abbastanza vendetta. A Napoli, invece, era arrivata l’unica prestazione davvero storta. Il possesso medio dell’ex allenatore era del 55,5%, i tiri 13 a gara, i tocchi in area avversaria quasi 19. In totale 7,8 di xG (expected goals) e 2 reti segnate. I punti attesi dicevano 1,96 a partita, quelli veri 0,25. Era una squadra che per quello che costruiva avrebbe dovuto avere 2 punti a gara e ne raccoglieva 1 ogni 4, a dimostrazione del fatto che il calcio non si fa con le statistiche.

Il 16 settembre il BFC ha esonerato Tedesco e annunciato Palladino. Claudio Fenucci, presentando il nuovo tecnico, ha ricordato che cambiare allenatore dopo una manciata di partite è fuori dalle abitudini della società. Ed è vero. Ci voleva una ragione migliore dei numeri. La ragione era un tecnico libero dal 9 giugno, proprio il giorno in cui i rossoblù annunciavano Tedesco. In estate il suo nome era stato accostato anche al Milan e a settembre, se a Casteldebole si fossero distratti, sarebbe stato di qualcun altro. Vien da pensare che il calendario tenuto d’occhio con più attenzione fosse quello degli altri club. Un a.d. noto per la sua pazienza e per evitare decisioni drastiche e impulsive ha capito che gli allenatori così non restano liberi due volte e mai troppo a lungo.

Il Bologna di Palladino ha lasciato il pallone agli altri. Il possesso con lui scende al 39,8%, i lanci lunghi dalla propria metà campo passano dal 9,7 al 14,6% dei passaggi, i tiri da 13 a 9, i tocchi in area da 18,5 a 13. Eppure in media segna 2 gol contro lo 0,5 di prima. A far girare tutto sono le transizioni. Dopo il recupero la squadra arriva nell’ultimo terzo entro 10 secondi 7,8 volte a gara contro le 5 di prima, e in area 3,6 volte contro 2. Perde più palloni, da 23,2 a 32,2, e difende più bassa, a 37,4 metri dalla propria porta invece di 39,3. Le 3 vittorie sono arrivate tutte in trasferta: Lecce, Cagliari e Milano rossonera, dove si è imposto 4-2 con appena il 33% di possesso. In casa, contro l’Inter, ha perso 1-3 concedendo 3,53 di xG.

Il quadro, se lo si guarda tutto, è più o meno questo: il BFC crea meno e segna di più, difende più basso e concede di più, 1,48 di xG a gara contro l’1,05 di Tedesco. L’intelligenza artificiale, che usiamo noi per sviluppare queste statistiche e che usano gli addetti ai lavori con capacità di lettura certamente più raffinata, lo dice senza giri di parole: le voci che migliorano compensano quelle che peggiorano. Nelle 9 giornate il Bologna è dodicesimo per punti a partita (1,22) e sesto per punti attesi (1,70), diciassettesimo per scarto tra i due. Con Palladino lo scarto è positivo, +0,51, ma il debito delle prime 4 giornate, −1,70, è ancora lì a metà strada.

I 10 punti sono un rimborso parziale, e 5 partite rimangono un campione ancora piccolo, da leggere come tendenza. Incoraggiante, non c’è dubbio. Resta la mossa dirigenziale, però. Fenucci ha messo sul tavolo un contratto fino al 2029, il primo triennale che il Bologna ha mai offerto ad un allenatore. Con quella firma Palladino non è andato altrove e forse non ci ha nemmeno pensato. Chi l’aveva guardato in estate, preferendogli poi Amorim, se l’è ritrovato in panchina come avversario al Meazza il 28 ottobre, e si è visto calare davanti un poker.

Luca Baccolini

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Foto: Marco Luzzani/Getty Images (via OneFootball)

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