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Bologna e quelle onorificenze volubili come un like su Facebook

Bologna e quelle onorificenze volubili come un like su Facebook

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Le ultime recrudescenti polemiche sulla cittadinanza onoraria attribuita a Sinisa Mihajlovic dicono molto delle conseguenze che produce quest’epoca vissuta intensamente (solo) sui social network. Sull’opportunità di omaggiare o meno il tecnico della nostra concittadinanza non è il caso di dilungarsi, perché ogni parere arriverebbe a scoppio ritardato, proprio come quei detrattori che adesso chiedono di ritirare il titolo onorifico. Essendo stata una scelta arbitraria di pochi, e non una decisione condivisa da tanti, le si deve dare il peso che ha. Si può essere d’accordo o meno con l’iniziativa, ma su un aspetto occorrerebbe riflettere per evitare polemiche in futuro. Quell’aspetto riguarda i tempi con cui vengono erogati i premi, i titoli e le onorificenze.
Negli ultimi anni Bologna si è segnalata per un impulso smodato a insignire, riconoscere, fregiare, intitolare, sempre con tempi di reazione schizofrenici. Attenzione: non è una critica a chi è stato premiato, ma al ‘quando’ questo premio è stato deliberato. Un riconoscimento (tanto più una cittadinanza onoraria) dovrebbe essere l’approdo finale di una profonda e decantata meditazione, si spera collettiva e non di una sparuta rappresentanza, di sicuro non il gesto istintivo a commento immediato di un’impresa o di un fatto straordinario.
È sotto gli occhi di tutti che Mihajlovic abbia compiuto due miracoli in pochi mesi (prima salvando la squadra dal terzultimo posto e poi salvando se stesso da una malattia potenzialmente mortale). Ma corrergli incontro trafelati con una cittadinanza in mano è un gesto quantomeno inopportuno, forse persino di cattivo gusto (ripetiamo: non in sé, ma nei modi e nei tempi). E situazioni analoghe si possono trovare in molti altri episodi della vita pubblica recente. Pare quasi che chi propone il titolo sia il primo interessato a mettere la bandiera sopra l’oggetto premiato, oppure che sia addirittura sconveniente non chiedersi cosa verrà intitolato a questo o quell’altro, come se tutti coloro che han fatto qualcosa di meritevole debbano per forza trovarsi dedicata una targa, una stele o un cippo. E tale aspetto non sarà sfuggito ad un uomo attento e sagace come Sinisa.
Per questo, nel suo caso come in quello di tanti altri premiati come lui, sarebbe stata molto più significativa una cittadinanza onoraria tra uno o due anni, magari ad addio già consumato con la società rossoblù. E invece no, la cittadinanza serviva subito. Più veloce di un like su Facebook. Da mettere o togliere, a seconda dell’umore del momento.

Luca Baccolini

P.S.: chi scrive è favorevole alla cittadinanza onoraria a Mihajlovic, anche solo per l’esempio che ha dato al mondo presentandosi quella sera d’estate al Bentegodi di Verona.

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