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Per non ripetere un altro 5 maggio

Per non ripetere un altro 5 maggio

Ph, Getty Images

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L’epilogo del campionato 2001/02 venne deciso ‘napoleonicamente’ il 5 maggio. Tragico quello degli interisti, che persero primo e secondo posto nell’arco di 90 minuti. Ma non fu da meno il pomeriggio del Bologna. La squadra di Guidolin era attesa a Brescia: con una vittoria, il quarto posto e quindi l’accesso alla Champions League sarebbero stati garantiti. Il primo tempo scivolò liscio senza reti, mentre nel secondo avvenne un tracollo inspiegabile: Bachini, Baggio e Toni stesero i rossoblù sul 3-0 e in pochi minuti, complici le vittorie di Lazio (con l’Inter), Milan (contro il Lecce) e Chievo (sull’Atalanta), il BFC precipitò dalla quarta alla settima posizione, ottenendo una risicata qualificazione all’Intertoto. Nessuno lo sapeva ancora, in quel 5 maggio gonfio di rabbia, ma quell’Intertoto era anche l’ultimo treno europeo su cui sarebbero saliti i felsinei per almeno un ventennio.
Altri tempi, altra squadra, altro campionato. Quella Serie A a 18 squadre ammetteva imprevisti e cambi di scena fino all’ultima curva. E in Europa ci si andava in gran numero: quel torneo riservò la qualificazione a fasi finali e playoff di vario genere a ben 10 club. Oggi le porte delle coppe sono molto più strette e i criteri di ammissione molto più selettivi. Si fa presto a dire «vogliamo l’Europa», ma all’atto pratico serve molta più forza di vent’anni fa. Quante concrete possibilità ha il Bologna di arrivarci adesso? Poche, è vero, ma già il fatto di avere qualche chance a 9 giornate dalla fine è una notizia senza precedenti nell’era Saputo. Lo scorso campionato, alla vigilia della 30^ giornata, la Fiorentina viaggiava a quota 46 punti e a fine stagione festeggiò la qualificazione in Conference League. Con appena 3 punti in meno, il Bologna e il popolo di Thiago Motta sono legittimati a proiettarsi là dove osano le grandi e ogni tanto le outsider (l’ultima delle quali fu il Sassuolo, ammesso in Europa League nella stagione 2015/16 con 61 punti).
In base al regolamento e agli slot concessi all’Italia tramite il ranking UEFA, ora come ora sono solo due le squadre di Serie A che si qualificano all’Europa League: la quinta classificata del campionato e la vincitrice della Coppa Italia. Se la squadra che vince la coppa nazionale rientra però nelle prime cinque, libera uno spazio permettendo anche alla sesta classificata di qualificarsi direttamente all’Europa League. In questo scenario il BFC dovrebbe sperare nell’Inter vincitrice della Coppa Italia, più di Juventus, Fiorentina o Cremonese, perché se così fosse la settima andrebbe ai playoff di Conference League. Ma fino a quando la giustizia sportiva non avrà chiarito la sorte della Vecchia Signora, anche l’ottava piazza dietro i bianconeri (sempre ammesso che l’Inter vinca la Coppa Italia) potrebbe teoricamente bastare a conquistare l’ultimo biglietto continentale.
Le chance, come si vede, non sono molte: recuperare 5 punti sull’Atalanta (per quanto i bergamaschi ne abbiano persi 7 nelle ultime 10 giornate rispetto ai felsinei) non è cosa da poco. Per tagliare la testa al toro, sarebbe sufficiente dire che Motta dovrà superare almeno quota 60, che negli ultimi 7 campionati è sempre stata la soglia minima di accesso alle coppe (tranne nel 2018/19, quando la Lazio, giunta a 59, si qualificò grazie al trionfo in Coppa Italia). Sotto quota 60 ogni discorso è vano. Per arrivare a 60-62 punti, però, non basteranno meno di 6 vittorie nelle prossime 9 partite. Significa che almeno un incontro tra Juventus, Milan, Napoli e Roma (le quattro big che restano da affrontare) andrà vinto e un altro pareggiato, fatte salve le altre vittorie nelle gare più abbordabili con Verona, Lecce, Cremonese, Empoli e Sassuolo. Tutto bello e tutto difficilissimo, ma sperare non costa nulla. Anche se dovesse capitare un altro 5 maggio con beffa all’ultimo giro di giostra.

Luca Baccolini

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Foto: Getty Images (via OneFootball)