05/05/2026
Mario Sacchi
OneFootball, Palla al centro

Troppo tardi stupirsi adesso, già da dicembre il Bologna era in difficoltà

Tempo di Lettura: 2 minuti

Mi stupisco di chi si stupisce. Solo adesso che siamo a maggio, infatti, c’è chi inizia a considerare la stagione del Bologna non in linea con le aspettative in termini di rendimento.

Personalmente, forse più per un sesto senso che per reale conoscenza della pur sempre opinabile materia calcistica, i primi sinistri scricchiolii li avevo avvertiti tra la sconfitta con la Cremonese, il pareggio col Sassuolo e il doppio tonfo con Juventus e Atalanta, tutti avvenuti al Dall’Ara.

Da lì in poi è stato un susseguirsi di passi falsi che soltanto oggi per qualcuno sono diventati inaccettabili. La squadra però non ne ha più da mesi, le energie psicofisiche sono andate via via dissolvendosi e con esse, una volta mancato ogni obiettivo, gli stimoli. Cosa che sarebbe opportuno non accadesse mai.

È ormai evidente come tutto il club, dalla dirigenza allo staff tecnico, avesse puntato forte sul cammino europeo, probabilmente anche in termini di preparazione atletica. Ma qualcosa nel meccanismo rossoblù si è inceppato già da dicembre in avanti, e così una dopo l’altra sono svanite la Supercoppa Italiana (con una finale di fatto non giocata), la Coppa Italia (sofferenza col Parma e magra figura di rigore con la Lazio) e infine l’Europa League, con la qualificazione diretta agli ottavi cestinata sempre in casa contro un Celtic in dieci per un’ora e un 7-1 complessivo rimediato nei quarti dalla big Aston Villa dopo aver eliminato il più modesto Brann.

Impegni fin troppo ravvicinati, infortuni seri e ripetuti, episodi girati male, qualche torto arbitrale, poco tempo sia per godersi le vittorie che altrettanto per metabolizzare le sconfitte: le attenuanti ci sono e nessuno intende sottostimarle, ma fino a che punto si possono giustificare 9 k.o. interni e una serie di prestazioni ben al di sotto della sufficienza, mandando all’aria un campionato (questo è il dispiacere e la pecca più grande) che ti ha ripetutamente servito su un piatto d’argento la possibilità di chiudere tra le prime sette?

Adesso, in attesa di capire come terminerà l’annata dei felsinei (verosimilmente tra il decimo e l’undicesimo posto, visto il calendario), continuare con Vincenzo Italiano può essere la scelta giusta purché si vada a rifondare o quasi la rosa, salutando quei giocatori palesemente a fine ciclo e inserendone altri di buona qualità e soprattutto con caratteristiche adatte al calcio del mister.

Così facendo, e in assenza – purtroppo – delle coppe europee, dentro questa mediocre Serie A è probabile che si possa tornare subito a competere per una posizione di prestigio: massima fiducia nella società, sarà un’estate di intenso lavoro.

Mario Sacchi

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Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

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