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Lucumí: “Una volta entrati nelle prime quattro era impossibile non pensare alla Champions. Mercato? Se non riceverò offerte mi concentrerò sul Bologna”

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Nella giornata di ieri la testata online spagnola Relevo ha pubblicato una lunga intervista realizzata a Jhon Lucumí, difensore del Bologna fra gli assoluti protagonisti della recente cavalcata Champions. Qui di seguito, suddivise per argomenti principali, vi proponiamo le principali dichiarazioni rilasciate dal nazionale colombiano in merito ai suoi due anni in maglia rossoblù, con uno sguardo finale al prossimo futuro.

Bologna scelta giusta – «È stata un’occasione molto bella perché conoscevo tanti ragazzi che giocavano o avevano giocato in Italia. All’inizio non ne ero molto sicuro di trasferirmi perché in Belgio stavo bene e non sapevo cosa sarebbe successo arrivando a Bologna, fin dove potesse spingersi la squadra. Sono una persona molto competitiva, non mi piaceva l’idea di partire tanto per partire, solo per il gusto di dire: “Gioco in Italia”. Non volevo stare in un club che pensasse solo a salvarsi, mi piace guardare partita dopo partita e sognare cose anche impossibili all’apparenza. Poi però ho incontrato Marco Di Vaio, lui mi ha parlato del progetto rossoblù e mi ha convinto: l’obiettivo iniziale era di stare fra le prime dieci per poi provare ad entrare nelle coppe europee, e questa è sempre stata la mia mentalità».

Di diritto nella storia – «È stata una stagione incredibile che verrà ricordata a lungo, dato che il Bologna tornerà a giocare la Champions League dopo sessant’anni: aver raggiunto questo obiettivo è stato impressionante. Durante il campionato ho provato a non pensarci ma era impossibile, una volta entrati nelle prime quattro ci pensavi per forza: ci hanno detto di non farlo, di ragionare una gara per volta, ma è chiaro che di fronte ad un traguardo come la Champions non rimani indifferente. Credo si sia visto che la squadra lo voleva, era il nostro chiodo fisso, di volta in volta sentivamo di non poter perdere punti col rischio di rimanere indietro in classifica».

Motta allenatore top – «C’era un ottimo legame tra il mister e il gruppo: aveva posto le basi l’anno precedente, quando comunque avevamo vissuto una buona stagione. E poi la squadra era molto competitiva, vi dico solo che ci sono stati dei momenti in cui gli allenamenti erano più duri delle partite stesse. Però era bello così, ci divertivamo. Motta è una persona molto esigente, non si accontenta di poco: dopo che una partita finisce, pensa subito a quella successiva, cerca di spingersi al limite in ogni seduta di modo che tutto possa andare come previsto. Un esempio: dopo una gara in cui pensavo di aver giocato bene, mi chiamò e mi disse l’esatto contrario. Non gli era piaciuta la mia prova perché avrei dovuto fare una serie di movimenti, e in video mi mostrò che non li avevo fatti».

Resto, ma… – «Non è un segreto per nessuno che si lavora con l’obiettivo di raggiungere posti importanti. Sono tranquillo e grato al Bologna perché mi ha dato la possibilità di credere in me stesso e di far parte di questo progetto, ma non mi piace mentire: ci si sforza e si fanno sacrifici per realizzare i propri sogni. Se in estate non riceverò delle offerte mi concentrerò sul Bologna, con cui ho un contratto, per continuare a crescere: non so se un giorno arriverò ancora più in alto e dove, ma spero possa accadere. Inghilterra o Spagna? Oggi la Premier League è il miglior campionato del mondo e giocarci sarebbe un onore, ma il discorso è simile per la Liga: sono due tornei top, credo che chiunque avesse la possibilità di andarci non ci penserebbe molto. Adesso però la cosa più importante per me è la Copa América con la Colombia».

Foto: Getty Images (via OneFootball)