Mihajlovic:

Mihajlovic: “Arriviamo a 49 per dare un senso diverso al finale. Tutti i giovani stanno crescendo, in questi due anni non ci siamo annoiati”

Di seguito, suddivise per argomenti principali, le dichiarazioni rilasciate questa mattina in conferenza stampa a Casteldebole dal tecnico rossoblù Sinisa Mihajlovic, alla vigilia di Bologna-Genoa.

Ultimo sforzo e primi bilanci – «Arrivare a 49 punti e superare i 47 dell’anno scorso darebbe un senso diverso a questo finale di stagione, ce ne sono ancora nove in palio e il nostro obiettivo è quello di conquistarli, magari cercando anche di valutare meglio alcuni giocatori per il futuro. Sono un competitivo, voglio sempre il massimo e non mi accontento, ma se non posso giocarmi una qualificazione europea allora devo quantomeno non giocarmi mai la salvezza, è una via di mezzo che in questo senso può andar bene. Alcune squadre che sulla carta sono del nostro livello, o forse anche più su, stanno ancora lottando, noi se non altro abbiamo avuto il merito di non rischiare mai niente».

A Marassi un 2-0 senza storia – «All’andata abbiamo perso male ma ci mancavano tanti giocatori, se guardate i convocati c’erano un sacco di ragazzini e non avevamo ancora acquisito a pieno l’attuale mentalità. Domani potremo giocarcela più serenamente, loro un po’ meno, ma questo non significa che dovremo avere un atteggiamento peggiore del Genoa, anzi. Continuiamo a lavorare sodo in allenamento e cerchiamo poi di mettere in pratica le cose provate durante la settimana».

Rendimento costante, risultati altalenanti – «I 40 punti attuali sono frutto di buone prestazioni, nessuno ci ha mai regalato nulla, semmai in classifica ci manca qualcosa. Avremo sbagliato sì e no due o tre prestazioni, non di più, per il resto siamo un po’ mancati sul piano della lucidità, della cattiveria e della determinazione, sia davanti che dietro, ma nel complesso abbiamo sempre espresso un certo tipo di calcio restando fedeli ai nostri principi».

Tre virgulti in rampa di lancio – «Amey è più un centrale che un terzino, Vigiani lo ha definito “un destro che sa usare bene anche il sinistro” ma in allenamento con noi a me sembra il contrario, perché calcia benissimo col mancino ma utilizza spesso anche il destro (sorride, ndr). Ad ogni modo, il mister lo conosce certamente meglio di me. Urbanski lo vedo più centrocampista che trequartista, alla Pjanic per intenderci, nel senso che si propone sempre, chiede palla e non sbaglia le scelte. Rispetto ad Amey e anche a Raimondo, attaccante, è meno strutturato fisicamente, ma quello è un elemento su cui si può lavorare nel corso della carriera, adesso hanno solo 15-16 anni: meglio essere un po’ meno strutturati ma avere talento piuttosto che essere grossi ma avere due ferri da stiro al posto dei piedi (sorride, ndr)».

Crescita dei giovani – «Tutti i nostri giovani sono saliti di livello, chi più e chi meno, sono altri giocatori rispetto a quando ho iniziato ad allenarli. Qualcuno è già costante, vedi ad esempio Tomiyasu, altri magari devono essere più presenti all’interno delle partite, come Skov Olsen, ma a mio avviso miglioreranno tutti ancora tanto perché hanno grandi margini di miglioramento. In primis devono lavorare sulla concentrazione, perché in Serie A si paga ogni minimo sbaglio, ma alla loro età è normale commettere degli errori: più giochi, più acquisisci esperienza, meno sbagli».

Schouten-Strootman, sfida fra ‘lavatrici’ – «Sì, penso che questo duello lo vedremo. Ma con tutto il rispetto per Strootman, Schouten è una lavatrice Miele e lui una Bosch, nel senso che Jerdy rappresenta il futuro. Strootman però ha fatto un’ottima carriera ed è ancora oggi un giocatore forte e affidabile: una decina d’anni fa probabilmente avrei scelto lui, anche perché Schouten ne aveva 13 (ride, ndr)».

Tomiyasu, ora meglio terzino – «Sul piano della malizia è migliorato, ma ora ho due centrali come Danilo e Soumaoro che stanno facendo bene. Inoltre, costruendo a tre, lui è perfetto lì a destra, mentre in fase difensiva è veloce e da terzino riesce a contenere bene gli esterni avversari, che nel nostro campionato sono quasi tutti forti. Essendo io più portato ad attaccare che a difendere, al momento penso che in quella posizione ci possa dare di più che da centrale»

Due anni e mezzo incredibili – «Forse se non riusciamo a superare i 47 punti, qualcuno dirà che il Bologna va meglio con Mihajlovic in ospedale. Magari non proprio in ospedale, visto che non non ci tengo a tornarci… È importante farne di più perché non voglio che giochiate su quello, con determinate considerazioni. Dai, sto scherzando (sorride, ndr). In questi ultimi due anni e mezzo abbiamo prima ottenuto una salvezza miracolosa con tanto di decimo posto, poi il secondo anno è stato bruttissimo per me a causa della malattia ma la società, il mio staff e i giocatori sono stati davvero bravi, infine è arrivata la pandemia e di conseguenza il calcio senza pubblico. Sono stati anni decisamente particolari, diciamo che di sicuro non ci siamo annoiati, nella vita è importante anche questo (sorride, ndr)».

Tre riscatti in ballo – «Barrow è un riscatto obbligatorio e lo teniamo di certo, su Soumaoro abbiamo il diritto e lo riscatteremo, Antov vediamo un po’ anche queste ultime tre partite: è ancora tutto aperto».

Coesistenza Soriano-Vignato – «A me piace giocare per vincere e mettere in campo giocatori di qualità, questo non è garanzia di successo ma io la vedo così: penso prima ad attaccare che a difendere, è un mio ‘difetto’. Quando ci è mancato Schouten potevo sostituirlo con un altro mediano, invece ho preferito inserire Vignato e abbassare Soriano, che comunque durante qualche partita lo aveva fatto. Questo assetto ha dato i suoi frutti contro la Fiorentina e allora l’ho riproposto a Udinese, in quel caso con Roberto al posto di Svanberg. Vignato si era meritato la riconferma e sabato ha fatto abbastanza bene, meglio nella ripresa come tutta la squadra, lui può giocare lì sulla trequarti ma anche da esterno offensivo o addirittura a tutta fascia, avendo grande corsa ed essendo molto applicato in fase difensiva, come Skov Olsen. Io non amo i calciatori che sanno fare solo un ruolo, preferisco quelli interscambiabili e che ti offrono più soluzioni».

Il ritorno degli ex – «Ballardini l’ho incrociato varie volte ma di persona non lo conosco bene. Destro invece sì e sono contento che si sia ripreso e stia facendo bene a Genova, si vede che aveva bisogno di cambiare aria. Ma su di lui non aggiungo altro perché all’andata mi ero augurato che non segnasse e puntualmente l’ha fatto (sorride, ndr)».