Mihajlovic:

Mihajlovic: “Domani vorrei la stessa gara dell’andata ma un risultato diverso. Senza Tomiyasu perdiamo tanto, agli arbitri chiedo più empatia e dialogo”

Di seguito, suddivise per argomenti principali, le dichiarazioni rilasciate questa mattina in conferenza stampa a Casteldebole dal tecnico rossoblù Sinisa Mihajlovic, alla vigilia di Bologna-Lazio.

Quale Lazio arriverà? – «Arriverà la Lazio, è abbastanza… Noi comunque non cambieremo la nostra mentalità, e penso nemmeno loro, perché in Champions hanno preso una brutta botta ma avevano di fronte una squadra che nell’ultimo anno ha collezionato più trofei che sconfitte. Sarà una partita aperta, vediamo cosa succederà».

A viso aperto – «Noi cerchiamo sempre di fare gol, tranne quando restiamo in dieci, lì parcheggiamo il pullman davanti alla porta (sorride, ndr). Nel girone d’andata a Roma abbiamo avuto più possesso palla totale, più possesso palla nella metà campo avversaria, abbiamo fatto più tiri in porta e creato più occasioni di loro, eppure abbiamo perso: bisognerà ripetere la stessa partita, sperando in un esito diverso. Per come la vedo io, quando prendi quattro gol perdi un po’ di sicurezze, perciò dovremo essere bravi ad imporre la nostra mentalità e la nostra aggressività, consapevoli che la Lazio ha dei giocatori molti forti. È una squadra con fisicità, compattezza e qualità, ma se per una volta avremo anche un pizzico di fortuna può succedere di tutto. Dai miei ragazzi voglio un approccio forte e deciso: nel calcio non si parte mai sconfitti, tutte le sfide cominciano 0-0».

Dominguez-Svanberg, coppia interessante – «Dominguez e Svanberg col Sassuolo sono piaciuti anche a me, almeno finché sono stati insieme in campo, poi ho tolto Svanberg e ho fatto una cazzata, perché avrei dovuto levare una punta (lo dice in maniera ironica per rispondere a qualche critica ricevuta in settimana, ndr). Non escludo di riproporli domani, comunque il centrocampo è il reparto dove soffriamo meno perché abbiamo molte soluzioni: loro due, ovviamente Schouten, Poli e Baldursson, e fra non molto tornerà anche Medel. Quindi sono tranquillo, ed è il motivo per cui spesso ruoto i due titolari».

Errori arbitrali tra campo e video – «Quello che avevo da dire l’ho già detto. Ma non è questione solo della Serie A, anche nelle recenti partite di Champions League ci sono stati degli errori gravissimi ai danni delle squadre italiane, e non so perché. Il nostro designatore è bolognese e quello UEFA è italiano (Rizzoli e Rosetti, ndr), forse anche inconsciamente hanno paura di mostrarsi favorevoli al Bologna e ai club italiani… Come io sbaglio un cambio e un attaccante sbaglia un gol, così anche l’arbitro può prendere una decisione sbagliata, ci mancherebbe, però dispiace quando certi errori si ripetono spesso. Comunque sono sicuro che non ci sia alcuna malafede, sul momento mi arrabbio molto ma poi mi passa: gli stessi arbitri hanno ammesso di aver sbagliato e chiesto scusa, quindi è inutile andare avanti a recriminare, mi auguro solo che in futuro stiano più attenti».

Stesso mondo, distanza notevole – «Sicuramente gli arbitri, non avendo mai giocato a calcio ad alti livelli, non possono avere la nostra stessa percezione su quanto accade in campo, e magari è anche per questo motivo che spesso ci arrabbiamo e ci chiediamo come possano essere prese certe decisioni. Quello che forse dovrebbero cercare di fare è avere più empatia e rispetto, di avere un rapporto più umano, di spiegare le cose senza sentirsi intoccabili, adottando un diverso atteggiamento sul piano psicologico. Perché dare un cartellino giallo non è un problema, ma saper gestire bene una partita è un’altra cosa. Anche Orsato a volte sbaglia, però ti parla, ti spiega, quindi è più difficile che uno si arrabbi con lui. Io sono abituato a parlare, a chiedere spiegazioni, spesso lo faccio col quarto uomo e se lui  mi spiega e magari mi corregge non ho problemi ad ammettere di aver visto male io».

Direzioni italiane ed europee – «Troppe volte in Italia vengono fischiati falli che non esistono e si spezzetta il gioco, non si consente alle squadre di trovare il ritmo, mentre in Inghilterra sembra quasi che non ci sia l’arbitro: si gioca sempre, l’arbitro interviene solo sui contrasti veri, netti. E anche in Europa la musica è diversa. Una volta vidi Monaco-Barcellona di Champions League diretta da Orsato: pochi fischi, tanto gioco, una meraviglia. La settimana dopo venne proprio lui ad arbitrare il mio Torino e prima del match mi complimentai. Però poi iniziò a fischiare di tutto e alla fine gli dissi: “Scusa, ma che c…o è?”. E lui: “Eh ma in Italia è diverso”. Purtroppo è così, e te ne accorgi appunto guardando le squadre italiane nelle coppe europee: quando non viene fischiato un fallo che qui invece verrebbe fischiato sempre, il giocatore in questione rimane quasi stupito».

Scenari futuri: il ritorno del pubblico – «Se sei abituato a fare una cosa, come ad esempio andare al ristorante, e te la vietano, quando torna ad essere consentita hai subito voglia di ricominciare a farla, almeno per me è così. Perciò penso che alla lunga avremo più gente di prima negli stadi. Il problema sarà semmai come reagiranno i calciatori, perché ritrovarsi di nuovo a giocare in uno stadio pieno sarà un trauma simile a quello vissuto durante il primo mese a porte chiuse. All’inizio influirà molto sulle partite, poi come in tutte le cose ci faranno di nuovo l’abitudine».

Settimana positiva, ma non basta – «Fin qui i ragazzi li ho visti bene ma manca ancora un allenamento, magari sbagliano proprio quello di oggi (sorride, ndr). Spero per loro di no, però non si sa mai… Qui in sala c’è Bigon: “Direttore, cos’hai detto dopo il mio discorso prima di Bologna-Benevento? (Bigon risponde: “Che volevo mettermi i pantaloncini e scendere in campo anch’io”, ndr). E poi, vedendo anche i tifosi, hai aggiunto che non sapevi come sarebbe finita la partita, ma che di sicuro non avremmo sbagliato atteggiamento. E poi cos’è successo? (Bigon risponde: “Quello che dicevi tu, ovvero che nel calcio non si sa mai”, ndr)».

Tomiyasu out – «A forza di parlare del record di Tomiyasu e Glik gli avete portato una sfiga bestiale: uno è stato espulso e l’altro si è infortunato (ride, ndr). Su Tomi non mi esprimo nello specifico perché non sono un dottore, dovete chiedere a loro, ma è evidente che se non giocherà perderemo tanto, perché se fin qui non ha saltato neanche un minuto vuol dire è forte. In rosa, comunque, abbiamo giocatori in grado di sostituirlo, seppur con caratteristiche diverse. Peccato che questo problema sia capitato proprio nel periodo con tre partite dietro fila, peraltro restando sempre in diffida: un male non viene mai da solo».

Skovolini – «Skov Olsen e Orsolini sono due giocatori importanti. Skov Olsen è più concentrato in fase difensiva, Orsolini più pericoloso in quella offensiva, entrambi sanno dove devono migliorare: uno deve essere più sfrontato e incosciente, l’altro più applicato e attento. Orsolini prova sempre la giocata, magari la sbaglia ma continua, non si perde d’animo, però questo tipo di carattere gli crea qualche svantaggio quando va indietro. Invece Skov Olsen è più concentrato ma dopo un dribbling sbagliato si ferma e si perde un po’. Se li unissi avrei un grande giocatore, ma noi lavoriamo ogni giorno per averne due».