Mihajlovic:

Mihajlovic: “Giocheremo sempre per vincere e dando tutto, lo dobbiamo ai tifosi. Per l’Europa ci siamo, questa squadra non teme i problemi e sa soffrire”

Quasi quattro mesi dopo riecco il Bologna, quasi un anno dopo riecco una conferenza stampa della vigilia firmata Sinisa Mihajlovic. Non ci siamo noi giornalisti, è vero, ma c’è lui, quello di sempre: combattivo, consapevole, saggio, mai banale. La sua presentazione della sfida contro la capolista Juventus, che i rossoblù giocheranno in un Dall’Ara pressoché deserto, è un viaggio che spazia in diversi territori, abbracciando il calcio e la vita in generale. Difficile il compito che attende i suoi ragazzi domani sera, impervio il cammino che conduce ad un posto nella prossima Europa League, ma ogni volta che Sinisa suona la carica è forte la sensazione che la parola ‘impossibile’ non alberghi più dalle parti di Casteldebole. Bentornato mister…

Tanti ostacoli, nessuna paura – «Loro sono avvantaggiati non solo per la rosa che hanno ma anche per aver già disputato due gare, riuscendo comunque a recuperare tra una e l’altra. Anche il fatto di giocare in casa senza pubblico può incidere tanto, si perde almeno un 15-20%, percentuale che dovremo riconquistare e trovare dentro noi stessi, ognuno di noi dovrà dare quel qualcosa in più per pareggiare i conti. Abbiamo la nostra mentalità e anche contro la Juve giocheremo per vincere e non per non perdere, come abbiamo sempre fatto. Ogni partita fa storia a sé, non partiamo battuti e vediamo quello che succede: sarà un match difficile per noi ma anche per loro».

Un nuovo inizio – «È la prima volta che succede di non giocare partite per tre mesi, quindi siamo ripartiti da capo, come il primo giorno di scuola. Abbiamo rinfrescato la memoria dei ragazzi su tutti i nostri principi, facendogli capire gli errori commessi e gli aspetti da migliorare ma anche le cose fatte bene, da ripetere. Inoltre abbiamo lavorato sulla testa, sulla mentalità e le motivazioni, una cosa fondamentale. Questa ripresa rappresenta un’incognita per tutti, anche io sono curioso di vedere come si esprimerà la mia squadra, quanto avrà nelle gambe, come si svilupperà la gara. Al di là di tutto, sono convinto che come sempre daremo il massimo, poi vedremo se questo massimo basterà per giocarcela alla pari e magari anche per vincere».

Più forti con l’apporto di tutti – «Nel prossimo mese e mezzo ci saranno così tanti impegni che le chance per partire titolari non mancheranno, tutti i disponibili possono giocare dal primo minuto. L’importante è essere determinanti, e non è detto che sia necessario partire dall’inizio per riuscirci, ti può bastare anche un quarto d’ora: tutti dovranno avere la personalità e la cattiveria giusta per sfruttare l’occasione che gli verrà concessa, guadagnandosi così un minutaggio superiore nel match seguente. Ripartiamo con qualche squalifica e infortunio, dovremo gestire bene le forze e i cinque cambi: alcuni sostituti sono ragazzi della Primavera, comunque bravi, e se avrò bisogno di cambiare non guarderò all’età o all’esperienza ma a cosa un giocatore mi può dare in quel momento e alle sue motivazioni. Fin qui abbiamo segnato solo due gol ‘dalla panchina’, uno Skov Olsen a Napoli e uno Barrow a Ferrara, dunque mi aspetto molto di più da quelli che entreranno, devono fare la differenza».

Sinisa non si snatura – «Noi prepariamo e affrontiamo ogni partita secondo le nostre caratteristiche, in base a come siamo strutturati. Diventerò attendista solo se la Juve sarà talmente brava da chiuderci nella nostra metà campo, ma la mia mentalità è di giocare sempre per vincere, sfidando a viso aperto chiunque. Quando si può pressiamo alti, poi ci possono essere situazioni in cui gli avversari prendono il sopravvento e devi difenderti basso, ma non è la mia idea di calcio: se lo faremo sarà per meriti altrui, non per una mia scelta. In Coppa Italia il Milan e il Napoli sono state più chiuse per poi ripartire, ma di base io non imposto mai una gara così, il calcio lo gioco per vincere, vado lì e posso anche perdere ma prima me la devo giocare. E poi noi non siamo una squadra che si può solo difendere, un gol lo prendiamo quasi sempre, quindi meglio cercare di farne uno in più degli altri».

Una firma significativa – «Il contratto è quello ma può essere rispettato o meno, dipende da tante cose. Io ho prolungato per un ulteriore anno perché mi piacciono il progetto, la società, la città e i tifosi, è stata una scelta condivisa da ambedue le parti e siamo tutti contenti. Da qui al 2023, poi, chissà chi sarà vivo o morto o cosa potrà accadere (sorride, ndr), magari non farò risultati e verrò mandato via o viceversa. Di certo è una bella garanzia e un bell’atto di fiducia da parte della società, che nonostante avessi ancora due anni di contratto me ne ha proposto un altro, di questi tempi è una cosa apprezzabile. Io ho un sacco di figli e da un certo punto di vista mi devo assicurare (sorride, ndr), il percorso lo vedremo man mano ma oggi sono molto felice».

Si può aprire un ciclo vincente – «Per mia scelta o decisione altrui sono spesso arrivato ad una separazione, ma non guardo al passato. Qui a Bologna non mi manca nulla: adesso non si parla più di salvezza ma di traguardi più importanti, la società è seria e ambiziosa e so che farà di tutto per accontentarmi, così come io farò di tutto per accontentare la società. Inoltre i giocatori sono cresciuti sul piano mentale, ho letto le loro ultime interviste e nessuno indica nella semplice permanenza in A l’obiettivo da raggiungere, vogliono lottare fino all’ultimo per un posto in Europa. Certo, a parlare siamo bravi tutti, poi però bisogna fare i fatti sul campo, e già da domani sera mi aspetto che i ragazzi dimostrino questa volontà, la stessa che vedo ogni giorno in allenamento: non so quale sarà il risultato, ma sicuramente daremo il massimo».

In corsa per l’Europa, pronti a combattere – «Finché ci sarà la matematica ci proveremo, ora siamo a cinque punti dal sesto posto e a quattro dal settimo, dipenderà dal Napoli ma potrebbe essere utile per qualificarsi. Mancano dodici partite e abbiamo tutte le carte in regola per stare nella lotta fino all’ultimo, senza sottovalutare ma senza neanche sopravvalutare nessuno. Sappiamo bene ciò che abbiamo passato quest’anno, tutte le difficoltà avute, siamo abituati ad andare incontro ai problemi e a risolverli, non a scappare. La squadra, per forza di cose, ha imparato a soffrire, e questo ci dà ancora più fiducia».

Zanardi e Gazzoni, due grandi uomini – «Per la forza che è riuscito a trasmettere alla gente, per la sua voglia di vivere e di lottare, Alex è un esempio. Ho sentito che al momento la situazione è stabile, mi auguro che tutto si risolva per il meglio. Se domani sera dovesse arrivare una vittoria la dedicheremmo certamente a lui e anche al presidente Gazzoni, che ci ha lasciati in questo periodo di lockdown: non ho avuto la fortuna di conoscerlo bene ma so che è stato un grande personaggio, uomo e presidente, benvoluto da tutti. Il minimo che possiamo fare è giocare e cercare di vincere per loro, oltre che per i nostri tifosi».

Siete sempre con noi – «Ai ragazzi ripeto spesso che noi siamo gente fortunata, facciamo il lavoro che ci piace e guadagniamo bene, però la nostra non è una vita reale: la vita reale è quella che sta fuori, con la crisi, con le conseguenze di questo COVID. Eppure, se domani i tifosi del Bologna avessero avuto la possibilità di venire allo stadio, sono certo che lo avrebbero riempito, facendo sacrifici per pagare il biglietto ed essere lì a sostenerci. Per via dei problemi attuali non ci saranno, e proprio per questo dobbiamo giocare anche per loro».

Una spinta in più – «Sempre alla squadra racconto di quando vincemmo la Coppa dei Campioni con la Stella Rossa: in quel momento c’era la guerra e noi avevamo la straordinaria motivazione di giocare per quella gente, consapevoli che in caso di vittoria e di passaggio del turno avremmo reso felice qualche milione di persone, facendogli dimenticare almeno per qualche ora i gravi problemi che avevano. Ecco, proprio questa motivazione ci permise di dare qualcosa in più rispetto agli altri, e vorrei che accadesse lo stesso con i miei giocatori: una volta in campo dovranno pensare alle persone rimaste senza lavoro, che hanno figli e che non arrivano a fine mese, ma che comunque sarebbero venute al Dall’Ara a supportarci. Tutto ciò va ripagato in qualche maniera, con una prestazione all’altezza e magari con una vittoria, così da regalare loro qualche momento di gioia. Il nostro obiettivo primario deve essere questo, e spero che alla fine riusciremo a centrarlo per noi, per i tifosi e per tutta la gente che ama Bologna».