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Motta: “Europa storica, ma già che ci siamo perché non tentare la Champions? Non vedo nessuna stanchezza, i ragazzi vogliono di più”

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Di seguito, suddivise per argomenti principali, le dichiarazioni rilasciate questo pomeriggio in conferenza stampa a Casteldebole dall’allenatore rossoblù Thiago Motta alla vigilia di Torino-Bologna, gara valida per la 35^ giornata di Serie A TIM in programma domani alle 20:45.

Superga, 75 anni dopo – «Se quella celebrazione darà una spinta in più al Torino? Non lo so, in ogni caso dovremo essere pronti ad affrontare una buonissima squadra, preparata e allenata molto bene da Juric, un tecnico che in ogni partita riesce a trasmettere ai propri ragazzi la voglia di competere al massimo. Sono una squadra forte che vuole giocare a calcio ma nel contempo scomoda e che subisce pochi gol, soprattutto in casa».

Sfogo ridimensionato – «Dopo Udinese e Monza ci sono state un po’ di polemiche in merito a quello che ho dichiarato: non cercavo alibi o polemiche e quindi mi scuso con Cannavaro e Palladino, per i quali ho grande stima e rispetto, perché so molto bene che loro così come gli arbitri cercano sempre di dare il massimo. Volevo soltanto sollevare una critica costruttiva sulla mentalità e su determinate comportamenti che vedo in campo».

Il lavoro non è finito – «Siamo molto soddisfatti di aver scritto una pagina di storia del club tornando in Europa dopo ventidue anni, e allo stesso tempo siamo felici di avere l’opportunità di provare ad arrivare in Champions. Manca poco ma domani sera, come detto, ci troveremo di fronte una squadra difficile da affrontare per diverse ragioni».

Già che ci siamo… – «La pressione è sugli altri, su quei club che ad inizio stagione avevano l’obiettivo di andare in Champions League. La nostra unica ossessione è quella di migliorarci ogni giorno: il traguardo dell’Europa è inaspettato e ci ha portato ancora più entusiasmo e voglia di provare a fare qualcosa di molto importante, ovvero arrivare in Champions. Sono grato ai miei ragazzi, li ringrazio tantissimo per avermi sempre ascoltato, e un pensiero speciale lo rivolgo a quelli che hanno partecipato di meno: grazie a loro perché si sono impegnati al massimo in ogni allenamento alzando il livello generale, visto che chi poi gioca deve mantenersi in forma ed essere al 200% per tenersi la maglia. Ieri abbiamo fatto un allenamento fantastico che mi riempie d’orgoglio: la squadra che sapeva di non partire dall’inizio a Torino ha svolto una seduta super. Abbiamo scritto già la storia, appunto, ma arrivati a questo punto perché non provare ad andare in Champions?».

Saelemaekers si è acceso – «Eravamo fermamente convinti che Alexis potesse essere un elemento molto utile nel nostro contesto di gioco e di gruppo. Ora sta fornendo prestazioni di alto livello: da quando è qui il suo gioco è via via migliorato, anche perché all’inizio avvertiva un po’ di pressione e aveva tanta voglia di dimostrare, quindi necessitava di tempo per adattarsi e trovare il suo ruolo dentro e fuori dal campo. Oggi sta facendo la differenza, riesce a segnare e a servire assist ma non solo, mi riferisco all’attenzione che mette in fase di possesso e non possesso: speriamo possa continuare così fino al termine della stagione».

Pilastro Freuler – «Difficile, quasi impossibile mettere in risalto un ragazzo piuttosto che un altro in questo momento. Uno di cui magari non si parla troppo spesso ma che ci dà tanto equilibrio è Freuler: vista la continuità tenuta finora può essere definito fondamentale, perché consente al Bologna di praticare un certo tipo di calcio».

Quanti rinforzi per restare in alto – «Con la società non ne abbiamo parlato, sono cose che si valutano dopo la stagione. Di sicuro mantenere un certo livello è difficile, alzarlo lo è ancora di più, non è mai semplice nemmeno per chi ha già vinto. E questo non lo dico io ma la storia del calcio, è così da sempre».

Un’altra mentalità – «All’inizio il messaggio era di arrivare a quaranta punti e poi vedere. Onestamente non ero molto d’accordo, perché la mia idea è quella di guardare partita per partita dando il massimo, senza porsi limiti: pertanto ringrazio la società per aver poi comunicato proprio questo, a differenza della stagioni precedenti».

Pilota automatico – «Quando i vari Calafiori, Lucumí o Freuler si mettono in difficoltà singolarmente per il bene della squadra mi fanno felice, è una presa di responsabilità enorme. Sono convinto che se ognuno di loro si comportasse in questo modo saremmo ancora più forti. Talvolta gli errori capitano, l’importante è cercare di fare la cosa giusta per ottenere un vantaggio tra aspetti positivi e negativi. La cosa che più mi rende orgoglioso oggi è che i ragazzi, tutti insieme, capiscono i momenti della gara e la squadra che stiamo affrontando. Capiscono anche il momento dell’avversario, e sanno cosa fare come collettivo. Io non entro nelle giocate o nei gol di Saelemaekers e Orsolini, non entro nelle azioni di Calafiori che ci permettono di guadagnare campo, cerco solo di dare un’idea su cosa fare in campo a seconda della partita, e loro eseguono alla grande».

Professionista esemplare – «Ringrazio tantissimo il direttore Fenucci per le belle parole (“Motta lavora ogni giorno come se avesse un contratto a lungo termine”, ndr), mi rende ancora più orgoglioso di continuare a fare il mio lavoro nello stesso modo. Adesso bisogna pensare al Torino e al nostro obiettivo: provare ad ottenere qualcosa di straordinario per la gente di Bologna».

Orsolini dalla panchina – «Penso che Riccardo nello stretto non sia così decisivo, ha bisogno di spazio: quando affrontiamo squadre che lasciano spazi, la sua grande esplosività e la sua forza fisica gli permettono di arrivare al massimo livello. Con poco spazio si sa destreggiare pure lui, sia chiaro, ma in quel momento vista la condizione di Ndoye e la prestazione fornita a Roma ho ritenuto giusto farlo partire titolare contro l’Udinese. Vedremo domani chi inizierà e chi invece parteciperà in seguito».

Nessun calo – «Domenica scorsa abbiamo giocato per mezzora con un uomo in meno contro una squadra tosta, motivata e che aveva appena cambiato allenatore. Siamo riusciti a pareggiare e abbiamo avuto anche la possibilità di vincere, così come loro. Questa per me è la prova che i giocatori non sono stanchi: non vedo stanchezza né fisica né mentale, solo dei ragazzi in forma e che vogliono sempre qualcosa in più».

Odgaard disponibile – «Jens sta bene, ha recuperato a pieno dall’infortunio e in questi ultimi giorni si è allenato con la squadra: sono convinto che se avremo bisogno farà in modo di dare tutto quello che può per aiutare i compagni».

Evoluzione da giocatore ad allenatore – «Penso che giocare e allenare siano due cose diverse, ma allo stesso tempo è pur sempre calcio. Durante la carriera da calciatore ho cercato, mantenendo le mie caratteristiche, di ricevere l’influenza dei vari mister che ho avuto e di dare il mio aiuto alla squadra. Proprio come quell’anno al Genoa, dove con anche Juric e Palladino disputammo una grandissima stagione. Oggi, da tecnico, nella mia testa vorrei vedere un calcio offensivo e meraviglioso, che permetta di stare sempre in avanti, ma so che non sempre è possibile. E allo ripeto: sono orgoglioso di questo gruppo, perché qui tutti sanno quando è importante giocare e quando lottare».