Palacio:

Palacio: “Sto bene e penso solo a giocare per essere titolare, vorrei arrivare a 40 anni in campo. L’Europa è ancora un po’ lontana”

Quest’oggi, nel ritiro rossoblù di Pinzolo, il protagonista della conferenza stampa pomeridiana è stato l’immenso Rodrigo Palacio, che a 38 primavere continua a rincorrere e accarezzare il pallone con l’entusiasmo di un bambino, il dinamismo di un ragazzo e l’innata classe di un campione. Dichiarazioni a tutto tondo, per l’attaccante argentino del Bologna, che ha risposto così alle domande dei giornalisti presenti in Trentino:

Ennesimo ritiro – «Il numero esatto non lo ricordo, anche perché in Argentina ne facevamo due, comunque io ho ancora tanta voglia e fame come se fosse il primo giorno. Al di là del calendario sfalsato e della situazione anomala, qui è tutto più o meno uguale, come in ogni ritiro si lavora e si corre tanto».

Un’altra stagione particolare – «Il campionato me lo aspetto difficile e impegnativo come al solito, ma noi abbiamo obiettivi chiari e vogliamo fare bene. Siamo consapevoli di dover migliorare sempre il risultato dell’anno precedente e lavoreremo sodo per riuscirci».

Ancora senza Sinisa – «Quest’anno è diverso, l’estate scorsa avevamo dovuto affrontare la terribile notizia della sua malattia, mentre ora sappiamo che il mister sta bene ed è asintomatico. Certo, per noi è brutto perché è il secondo ritiro di fila senza allenatore, ma il suo staff è molto preparato e stiamo lavorando bene».

Guida per i compagni – «Ogni giorno cerco di allenarmi al massimo e di dare in questo modo l’esempio, in particolare ai più giovani, poi sta a loro decidere se prenderlo o meno».

Il modello del giovane Palacio – «Il mio idolo era Guillermo Barros Schelotto, quando avevo vent’anni guardavo tutte le sue giocate. Poi ho avuto la fortuna di giocare insieme a lui nel Boca e ho realizzato un sogno, l’ho conosciuto anche come persona e per me è stato un esempio e un punto di riferimento».

Riserva di lusso? Anche no… – «Voglio giocare e mi alleno per quello, lavoro per essere titolare e non mi aspetto un ruolo diverso. Se poi il mister deciderà di mettermi in panchina lavorerò ancora più duramente per fargli cambiare idea».

Obiettivo Europa: difficile – «Ci manca un po’ di continuità nei risultati, l’anno scorso abbiamo perso tanti punti che non dovevamo perdere. Siamo ancora un po’ lontani da quella zona di classifica ed entrarci non è facile, il campo dice la verità e la classifica racconta che non siamo ancora pronti. Però abbiamo tanta voglia di fare e di migliorare, e se durante il campionato ci dovessimo ritrovare in alto allora cambieremmo obiettivi».

Da 7 a… 10 gol? – «La cosa davvero importante è che la squadra giochi bene e faccia punti, le mie statistiche personali vengono dopo».

Cuore rossoblù – «Mi piace la città, la gente, il club e il suo modo di lavorare. Non posso chiedere di più, se c’è la possibilità di continuare io scelgo sempre Bologna».

Nessuna intenzione di smettere – «Al momento penso solo a giocare, mi sento bene e voglio continuare, mi piacerebbe arrivare a 40 anni in campo. Vedremo come finirò il campionato ma ho tanta voglia di continuare, poi è chiaro che se non offrirò un buon rendimento farò altre valutazioni. Comunque non penso che questo sarà il mio ultimo anno e non credo che un domani farò l’allenatore, non mi piace molto».

I meriti di Mihajlovic – «Da quando è arrivato lui ho cambiato il mio modo di giocare e mi è stata data molta fiducia. Ora attacchiamo di più, arriviamo tante volte in porta, pressiamo forte, e per me tutto questo è di grande aiuto».

Barrow in doppia cifra – «Può arrivarci tranquillamente, lo ha dimostrato nei mesi scorsi segnando nove gol solo nel girone di ritorno: ha davanti a sé un grande futuro e dipende tutto da lui».

Porte chiuse – «Vorremmo sempre i tifosi al nostro fianco, senza di loro non è la stessa cosa, ma purtroppo non dipende da noi…».

Messi in Italia? – «Sarebbe stupendo, è un campione e può giocare ovunque. La Serie A è un bel campionato e sarei davvero contento se Leo ci venisse a giocare».

La Nazionale del cuore – «Difficile indicarne solo undici, ho giocato con tanti grandi calciatori (sorride, ndr)… Diciamo ‘Pato’ Abbondanzieri in porta, in difesa da destra a sinistra Ibarra, ‘Cata’ Diaz, Ayala e Sorín, in mezzo ‘Cuchu’ Cambiasso, Gago e Aimar, poi Riquelme trequartista e davanti Palermo e Messi».