Con Mihajlovic stravolgiamo i canoni classici per imprimere nella squadra la nostra idea di calcio. Lui per me è un esempio, mi ha fatto crescere come professionista e come persona

De Leo: “Con Sinisa stravolgiamo i soliti canoni per imprimere nella squadra la nostra idea di calcio. Lui è un esempio, mi ha fatto crescere come uomo e professionista”

Questo pomeriggio le telecamere di Sky Sport sono salite nel ritiro del Bologna a Pinzolo, e il secondo protagonista rossoblù a rispondere alle domande di Gianluigi Bagnulo è stato Emilio De Leo, brillante tattico e storico collaboratore di Sinisa Mihajlovic. Ecco tutte le sue dichiarazioni:

I primi passi – «La mia storia professionale è partita tanti anni fa, quando la Cavese fallì e dovette ripartire dalla Terza Categoria. Parallelamente iniziai a lavorare con lo staff di mister Roberto Mancini, perché conoscevo bene il suo assistente Fausto Salsano. Finii quindi per conoscere anche Mihajlovic, che quando cominciò la sua avventura da allenatore mi contattò e diede inizio alla nostra collaborazione».

Dalla periferia all’Europa – «All’inizio con Sinisa avevo prevalentemente scambi epistolari, durante il suo primo anno a Bologna contribuivo al suo lavoro mandandogli email ma non ero presente sul campo. Nel 2012, quando ha accettato di guidare la Serbia, mi ha voluto nel suo staff, così nel giro di una settimana mi sono ritrovato dalla Terza Categoria a preparare una partita contro la Spagna».

L’esempio di Sinisa – «Mihajlovic mi ha insegnato tanto dal punto di vista della tenacia, della caparbietà e dell’autostima, facendomi crescere non solo professionalmente ma anche come persona. Penso sia sotto gli occhi di tutti l’esempio che ha dato negli ultimi due anni, tanti di noi ne hanno fatto tesoro e lo ringrazio anche per questo».

Il credo calcistico – «Cerchiamo di lavorare stravolgendo i soliti canoni, i calciatori devono sapere quali sono le loro funzioni a seconda della posizione in cui vengono a trovarsi. I difensori sono coloro che sanno reagire ad una palla persa, il regista è chi ha la palla o l’uomo libero che può trovare soluzioni, mentre l’attaccante è lo spazio. Tutto ciò, oltre ad assicurarci imprevedibilità, responsabilizza i ragazzi, perché tutti sanno di potersi inserire e andare a fare gol».

Sulle orme degli azzurri – «Vogliamo una squadra composta da giocatori che sappiano associarsi e collaborare in campo, credo l’Italia di Mancini ci sia riuscita benissimo e forse questo è uno dei motivi per cui ha fatto così bene, quindi cerchiamo di stare lo stesso».

Foto: bolognafc.it