Nel tardo pomeriggio odierno Vincenzo Italiano, tecnico del Bologna, è stato intervistato durante il programma Dribbling, in onda su Rai 2. Di seguito, suddivise per temi principali, tutte le sue dichiarazioni.
Bicchiere mezzo pieno – «A mio avviso la stagione è stata molto positiva, se a marzo-aprile sei ancora dentro a tutte le competizioni vuol dire che stai procedendo come avevi programmato. Poi stupire è molto difficile, così come arrivare fino in fondo e alzare un trofeo. Abbiamo valorizzato tanti ragazzi, mi viene in mente Rowe che all’inizio era un po’ in difficoltà: anche quest’anno ho visto tante cose positive».
Due anni in rossoblù – «Faccio sempre la battuta dicendo che quando ho accettato la panchina del Bologna qualcuno mi dava del matto. Dopo quanto costruito da Thiago Motta, con la qualificazione alla Champions, replicare poteva essere difficile. E invece ho incontrato una società top e una squadra di alto livello. Tutti insieme abbiamo fatto un bel cammino in campionato e portato a casa un trofeo che mancava da cinquantun anni, con trentamila bolognesi all’Olimpico e una marea ad acclamarci sul pullman scoperto: se ci ripenso ho ancora i brividi».
Due imprese diverse – «Metto al primo posto a pari merito la salvezza in Serie A con lo Spezia e la Coppa Italia vinta a Bologna. Un trofeo è sempre straordinario, e poi appunto tutta quell’euforia tra la gente… Però anche la salvezza del 2021 fu qualcosa di incredibile: per sei mesi giocammo sempre fuori casa, a Cesena, vista l’inagibilità dello stadio Picco, e poi costruimmo un grande girone di ritorno».
Conte un modello – «Il mestiere dell’allenatore richiede anche la capacità di stimolare i ragazzi durante la settimana: Conte in tal senso ma non solo è un grande tecnico, l’ha dimostrato sia in Italia che all’estero. È un esempio, e pure a Napoli sta dimostrando tutto il suo valore. Se c’è qualcosa che mi accomuna a lui è il modo in cui viviamo la partita».
Futuro (quasi) certo – «A questo punto della stagione scatta sempre il valzer di nomi tra allenatori e giocatori. Io sono concentratissimo perché abbiamo ancora qualche obiettivo da raggiungere e sono in una società dove si lavora benissimo: incontrerò la dirigenza e vedremo il da farsi».
Largo ai giovani – «Per me non è un problema mandare in campo un ragazzino di diciott’anni se ha qualità, o tenere in rosa uno di trentasette-trentotto per fargli dare il suo contributo. Noi tra gli altri abbiamo Pessina, Helland e Castro, giocatori che possono mostrare il loro valore e che facciamo giocare. In Italia abbiamo poca pazienza, tutti quanti: è sotto quell’aspetto che bisogna crescere».
Nazionale da rifondare – «I giovani di valore ci sono, gli elementi di esperienza e di alto livello anche: l’Italia tornerà a qualificarsi al Mondiale e ad essere protagonista. Dispiace perché pure stavolta c’è mancato poco, con la Bosnia ha pesato pure un po’ di sfortuna. Ma resto convinto che il nuovo corso porterà risultati: col materiale che abbiamo a disposizione non finirà sempre così».
VAR, benefici e problemi – «Se si parla di decisioni su cui non si trovano soluzioni, come falli di mano o situazioni che non generano un unico pensiero, allora il VAR ha aiutato tantissimo: le cose sono migliorate da quando giocavo io. L’avvento della tecnologia ha dato qualcosa in più, poi certo i tempi delle valutazioni si possono accelerare ma ci arriveremo».
Rapporto con gli arbitri – «Intanto mi auguro che l’indagine che sta venendo fuori si concluda per il verso giusto, poi penso sia sempre un bene aggiornarsi e migliorare. Personalmente farei più incontri, cercando di confrontarsi e andando alla ricerca di soluzioni per sistemare le cose che non funzionano. Girando per l’Europa e avendo avuto a che fare con arbitri stranieri posso dire che i nostri sono di livello. Ma un po’ più di collaborazione non guasterebbe».
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