Como-Bologna 1-1: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato sabato scorso al Sinigaglia.
PRO
Il ritorno alla normalità – Siamo abituati a vedere il Bologna padrone del campo, indipendentemente dal valore dell’avversario, e a Como per fortuna (o meglio, per bravura) è tornato a succedere: la squadra ha reagito e si è messa alle spalle le ultime partite in cui era stata irriconoscibile. Italiano ha parlato di imborghesimento successivo alla finale di Supercoppa persa, ma a mio avviso si è trattato più che altro di una batosta che i giocatori hanno faticato a superare. Contro Inter e Atalanta si era visto all’opera un BFC quasi timoroso, mentre in riva al Lago abbiamo rivisto i rossoblù spavaldi e intensi che eravamo abituati ad ammirare prima della recente crisi.
CONTRO
La svolta inaspettata – Il rammarico principale è che l’ingenuità di Cambiaghi ha cambiato volto ad una gara che il Bologna aveva sotto controllo. Dispiace soprattutto perché i felsinei sono stati costretti a chiudersi in difesa ma, al di là del palo di Nico Paz, il Como non aveva creato particolari occasioni, quindi c’era la sensazione che la squadra avrebbe potuto comunque portare via i tre punti.
L’ingresso di Sulemana – Una delle maledizioni con cui convivono gli allenatori è che i cambi vengono valutati come corretti solo se si vince la partita. Io penso che sia davvero facile parlare col senno di poi: i mister sono chiamati a prendere decisioni e Italiano conosce i motivi per cui ha fatto determinate scelte. Quella che per me può generare un argomento di discussione è l’inserimento di Sulemana, un ragazzo giovane, poco utilizzato e a quanto pare anche in partenza. Forse in quel momento del match sarebbe servito un profilo con più esperienza, come avrebbe potuto essere Moro. Quel che è certo è che Sulemana ha fatto molto male: ha gestito male quasi tutti i palloni ed è scivolato spesso, e questo significa che non ha fatto la scelta giusta sulle scarpe. Sono errori di gioventù che comprendo benissimo, io stesso ne ho commessi. Ricordo ad esempio che prima di un Ternana-Genoa mister Delio Rossi cercò di convincermi che gli scarpini che avevo scelto non fossero adatti, io non gli diedi retta e in campo scivolai più volte; così alla fine del primo tempo, arrabbiato, mi sostituì. Allora non lo capii e non lo ascoltai perché ero immaturo, oggi comprendo quanto certi aspetti siano determinanti e quanto conti l’esperienza. In occasione del gol biancoblù, su Baturina c’è proprio Sulemana. Penso che il merito sia stato prevalentemente del croato, che si è inventato un gran gol, ma anche qui l’esperienza avrebbe potuto giocare un ruolo fondamentale: Baturina poteva sperare di calciare praticamente solo come ha poi fatto, quindi un giocatore più scafato avrebbe potuto chiuderlo meglio, evitando che quel tiro partisse. Lungi da me, comunque, gettare la croce sul ragazzo o sul mister: come detto, a cose fatte è parecchio più semplice commentare.
La leggerezza di Rowe – Un altro giocatore che a mio avviso ha peccato di inesperienza è stato Rowe. L’episodio che mi ha infastidito di più è stato il pallone che ha perso al limite dell’area nel tentativo di effettuare un colpo di tacco: optare per una situazione del genere, mentre tutto il gruppo in trincea e c’è una vittoria preziosa da portare a casa, significa non avere ben capito dove ci si trova, non essersi calati nella dimensione della squadra.
La fortuna che non sorride – Per fare un campionato all’altezza degli ultimi due servirebbero anche dei colpetti di fortuna, e onestamente sembra che il Bologna di quest’anno non ne stia avendo. Basti pensare agli infortuni… Italiano ha dovuto fare a meno per lungo tempo di diverse risorse e spesso di elementi molto importanti: Immobile si è lesionato seriamente all’esordio, Freuler è tornato da poco, Skorupski lo si rivedrà a breve dopo circa due mesi, Bernardeschi si è fatto male proprio mentre stava entrando in condizione e Lucumí si è appena fermato e starà ai box per tre-quattro settimane.
L’equivoco tattico – Dopo il pareggio di Como ho letto e ascoltato tanti commenti di persone che indicavano nel passaggio ad un centrocampo a tre la chiave grazie a cui il Bologna si è ritrovato. Vorrei far loro presente che la squadra sta giocando in questo modo da un mesetto, cioè da quando Odgaard ha quasi smesso di vedere il campo. Fabbian è un centrocampista vero e proprio, e da quando veste la maglia rossoblù lo si è visto pochissime volta giocare effettivamente come sottopunta (in prevalenza sotto la gestione Motta): fa più che altro l’interno, pertanto quando c’è lui la mediana si dispone a tre. Insomma, niente che non si fosse già visto, e non è sicuramente grazie a questa mossa se il BFC al Sinigaglia ha ritrovato la sua vera natura.
Pepè Anaclerio
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Foto: Marco Luzzani/Getty Images (via OneFootball)



