Bologna senza fame ogni volta che potrebbe svoltare, Sinisa l'ha capito ma non riesce a porvi rimedio. Antov e Vignato le uniche note liete

Bologna senza fame ogni volta che potrebbe svoltare, Sinisa l’ha capito ma non riesce a porvi rimedio. Antov e Vignato le uniche note liete

Cagliari-Bologna 1-0: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri alla Sardegna Arena.

PRO

Il buon esordio di Antov – Mihajlovic ha sottolineato l’errore in marcatura su Rugani che ha portato al gol del Cagliari, ma in generale il giovane Antov è stato fra i pochi sufficienti del match di ieri. Per essere un ventenne all’esordio, peraltro contro avversari scomodi come Joao Pedro, Simeone e Pavoletti, ha fatto ampiamente il suo, giocando semplice e pulito e dando l’impressione di far parte di questa squadra da molto tempo.

L’ingresso di Vignato – Ieri, se non altro, Skov Olsen è entrato in campo come dovrebbe entrare sempre un professionista, e qualcosa ha combinato. Ma il più pericoloso, forse l’unico insieme a Svanberg, è stato Vignato, uno che in termini di voglia e vivacità non difetta mai: ha creato più lui in venti minuti che il resto della squadra in settanta, peccato solo che i due tiri verso la porta gli siano usciti troppo puliti, favorendo le parate di Cragno.

CONTRO

La mancanza di fame – Di recente ho toccato questo tasto in un lungo articolo, e mi dispiace dover tornare a parlarne. Il problema di ieri non è stata la sconfitta in sé, ma il modo in cui è arrivata: il Bologna è sceso in campo con l’atteggiamento sbagliato, scarico, passivo, scollegato dalla partita, senza troppa voglia di lottare e imporsi, e ne è scaturita una prestazione povera anche sul piano tecnico, specialmente in fase offensiva. Ci sono due episodi che fotografano alla perfezione questi limiti a livello caratteriale: il gol del Cagliari, con Rugani che insacca agevolmente beffando mezza difesa e trafiggendo un portiere immobile, e l’azione del possibile rigore, con soltanto Soriano a protestare un po’, quando ci sarebbe stato invece da essere furibondi. Solito discorso, appunto: non appena questa squadra si mette al sicuro in classifica, magari centrando qualche risultato utile di fila e offrendo una super prestazione come quella contro la Lazio, smette di combattere e ripiomba subito nella mediocrità.

La differenza tra lo spirito di Mihajlovic e quello della squadra – Dopo l’ennesimo passaggio sbagliato, nel finale il mister ha lasciato il campo infuriato senza neanche aspettare il triplice fischio. Quello magari se lo poteva risparmiare, però poi ho apprezzato la sua lucida analisi in conferenza stampa, specialmente il parallelo con la sconfitta di Marassi contro il Genoa. Però mi verrebbe da dirgli: tu sei Sinisa Mihajlovic, sei il nostro valore aggiunto e hai proprio quel tipo di carattere perfetto per tenere sempre la squadra sul pezzo ed evitare cali di tensione, perché ogni volta che c’è da trovare continuità dopo una bella prova il Bologna delude? A me non piace fare paragoni con altre realtà, ma se guardo ad esempio il Verona vedo che Juric questo salto di qualità lo ha fatto e lo fatto fare alla sua squadra, e non venitemi a dire che l’Hellas ha una rosa da sogno. Le mancanze legate al temperamento e alle motivazioni sono quelle che mi demoralizzano di più, e penso che Mihajlovic dovrebbe riflettere anche su se stesso.

Il poco turnover – Col senno di poi è sempre facile parlare, ma personalmente mi aspettavo qualche cambio in più nell’undici titolare, nei ruoli in cui lo si poteva fare. Detto delle scelte obbligate in difesa, viste le tre gare in una settimana avrei magari provato la coppia Schouten-Poli in mediana e riproposto Palacio di punta, facendo riposare Barrow. Sarebbe servito non solo per far tirare un po’ il fiato ad alcuni ragazzi, ma anche per dare più mordente: quando centri una vittoria bella e prestigiosa come quella di sabato scorso, c’è il rischio che subentri un po’ di appagamento, perciò può essere utile affidarsi a giocatori meno utilizzati nell’ultimo periodo e con tanta fame di campo. Le sostituzioni, infortunio di Dominguez a parte, sono arrivate da metà ripresa in poi, ma hanno finito col creare più confusione che altro.

Il rigore non assegnato – Non voglio ragionare da tifoso, ma a memoria faccio fatica a ricordare una squadra così tanto penalizzata dalle decisioni arbitrali. Siamo ormai al quarto episodio clamoroso legato all’utilizzo o al mancato utilizzo del VAR, fin qui Rizzoli è sempre stato bravo a darci ragione il giorno dopo ma non ha risolto i problemi. Il rigore non assegnato ieri ai rossoblù è scandaloso: braccio largo di Nandez e tocco di mano che cambia la traiettoria del colpo di testa di Sansone, per caso c’è qualche cavillo nel regolamento che consente un intervento simile? Se fino a pochi anni fa un arbitro poteva dare la colpa alla velocità dell’azione o ad un ostacolo sulla sua visuale, adesso col VAR non c’è scusante che tenga. A Reggio Emilia in meno di un minuto Hickey è stato cacciato dal campo, ieri l’episodio non è stato neanche rivisto al monitor: gravissimo. La brutta prestazione del Bologna rimane, nessuno la cancella, ma tu dammi il rigore e io mi porto a casa un punto prezioso anche in una serata storta.

Pepè Anaclerio

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