Poca cattiveria e poche soluzioni alternative, Bologna bello ma leggero e prevedibile. Mihajlovic pensi ai suoi ragazzi, non a Ibra

Poca cattiveria e poche soluzioni alternative, Bologna bello ma leggero e prevedibile. Mihajlovic pensi ai suoi ragazzi, non a Ibra

Bologna-Milan 1-2: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri al Dall’Ara.

PRO

La prestazione positiva e coraggiosa – Così come contro la Juventus, il Bologna ha fatto una buona partita contro una squadra più forte. Non è un aspetto marginale, il valore degli avversari conta, e i rossoblù hanno affrontato le ultime sfide con le big in maniera diversa rispetto all’andata, giocando con molta meno remissività. Dopo un girone in cui a tratti la squadra ha dovuto modificare il suo credo, ci stiamo riavvicinando al calcio che abbiamo conosciuto sotto le gestione Mihajlovic.

(Quasi) nessuna insufficienza – Ad eccezione di Barrow, che è incappato in una brutta prestazione, e del solito ingresso troppo compassato di Skov Olsen, fatico a trovare un insufficiente. Soumaoro ha commesso un’ingenuità purtroppo determinante ai fini del risultato, ma nel complesso ha giocato bene, limitando parecchio un osso duro come Ibrahimovic. Skorupski sembra un altro portiere rispetto a quello incerto di alcuni mesi fa, sta trovando una convincente continuità. Ribadisco, poi, quello che ho detto su Orsolini: io non lo sostituirei mai, è uno di quelli che può sempre inventarsi qualcosa.

La rosa ormai al completo e il calendario – Ora che ha ritrovato molti dei suoi infortunati, a cui prima o poi si aggiungeranno anche i rientri di Medel e Santander, questo gruppo ha tutte le carte in regola per centrare i risultati necessari a vivere una stagione serena. I prossimi due match in calendario, inoltre, sono alla portata del Bologna: se i ragazzi di Sinisa giocheranno come nelle ultime uscite, c’è da credere che i punti non mancheranno.

CONTRO

La poca cattiveria agonistica – L’ho già detto nel pezzo che ho fatto in settimana, lo ribadisco adesso: a questa squadra manca la giusta cattiveria. La fotografia di quanto sostengo, ancora più che nei gol sbagliati da Sansone e Dominguez, è il primo rigore: sulla ribattuta di Skorupski, sarebbe dovuto arrivare prima un difensore del Bologna, invece Rebic ha anticipato tutti. Perché? Perché era sveglio, famelico, e si è mosso prima di tutti. I difensori rossoblù, invece, sono rimasti addormentati al limite dell’area, e sono questi i dettagli (che poi dettagli non sono) che fanno la differenza.

L’assetto prevedibile che non porta dividendi – Forse è arrivato il momento che Mihajlovic abbandoni alcune delle sue convinzioni più granitiche e trovi della soluzioni interne che possano aiutare la squadra a non essere solo bella ma perdente. Ad esempio non deroga mai dai due esterni alti molto offensivi, quando in determinate situazioni potrebbe optare per un assetto più coperto. Non rinuncia mai all’unica punta, ma soltanto pochi giocatori riescono a fare reparto da soli: così come prima faticava Palacio, ora sta faticando Barrow. Anziché rammaricarsi del fatto che Ibrahimovic gioca per gli avversari, potrebbe cercare di capire dove può migliorare con la rosa che ha già a disposizione.

La staffetta Orsolini-Skov Olsen – Spero nessuno mi verrà a dire che Skov Olsen ha giocato bene perché ha fornito l’assist a Poli. Ha sbagliato tutti gli altri palloni, regalandoli al Milan, e il suo atteggiamento continua a non piacermi: sembra che entri in campo controvoglia. Si potrebbe obiettare che se lo si facesse giocare meno avrebbe ancora meno possibilità di crescere, ma continuo a pensare che questa staffetta stia facendo male sia a lui che a Orsolini, che ormai sempre più spesso esce arrabbiato. Se davvero questa società crede in Skov Olsen, di cui si dicono buone cose ma che ha ancora tutto da dimostrare, in estate potrebbe vendere Orsolini, puntare tutto sul danese ed eventualmente comprare un altro ragazzo di prospettiva come alternativa. La situazione attuale penalizza sia l’uno che l’altro, e di conseguenza fa male al Bologna.

La dissonanza tra società e tecnico – Da qualche tempo a questa parte, sembra quasi che a Casteldebole ci siano due anime distinte. Se Saputo fa un videomessaggio in cui dice di voler battere il record dei 52 punti di Pioli, subito Mihajlovic lo smentisce dicendo che bisogna pensare innanzitutto ai 40. Se uno dei dirigenti sottolinea che il Bologna non comprerà un attaccante qualsiasi solo per far numero, Sinisa rimarca che a questa squadra manca un finalizzatore. Questo c’entra con quello che succede in campo? Per me sì, è destabilizzante per i giocatori. Il mister si deve mettere in testa che qui non allenerà mai né Ibrahimovic né Mandzukic, e che non è bello lanciare continue frecciatine in merito. Per quella che è la dimensione attuale dei rossoblù, Mihajlovic può essere un grandissimo valore aggiunto, ma deve trovare il piacere di guidare una squadra costruita secondo le idee della società per cui lavora, e non rincorrere la speranza di allenare grandi campioni che qui non avrà mai a disposizione.

Pepè Anaclerio

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