Un Bologna figlio del suo allenatore, nel bene e nel male

Un Bologna figlio del suo allenatore, nel bene e nel male

Bologna-Sassuolo 3-4: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri al Dall’Ara.

PRO

Il calcio spettacolare di Mihajlovic – Nei primi sessanta minuti circa, fino all’infortunio di De Silvestri, il Bologna ha disputato una gara stupenda, uno spot per il calcio. Palacio e Soriano di livello altissimo, ma non soltanto loro. E i primi due gol sono stati davvero delle perle, due azioni da manuale. Le indicazioni di Sinisa dalla panchina erano chiare, non impaurirsi mai e restare sempre uno contro uno a tutto campo, alti, con gli stessi Palacio e Soriano a prendere i loro centrali e i nostri mediani su quelli del Sassuolo: la partita era stata impostata così e la strategia stava dando i suoi frutti. Una strategia dispendiosa, certo, che infatti è andata di pari passo alla tenuta fisica della squadra. Anche nel primo tempo qualche scricchiolio si era avvertito, come in occasione dell’1-1 di Berardi, con Chiriches libero di farsi mezzo campo palla al piede, ma le cose sono realmente peggiorate con il calo di Schouten e l’uscita di Svanberg per Dominguez: l’argentino non è Medel e non è neanche Poli, si vede ormai a occhio nudo che da mediano nel 4-2-3-1 fa fatica.

CONTRO

La mentalità fossilizzata di Mihajlovic – E qui arriva l’altro lato della medaglia, quello del Sinisa testardo, quello che va al di là dell’infortunio di De Silvestri e della poca attenzione e malizia in occasione del 2-3 siglato da Djuricic. A parte che fin qui la regola dei cinque cambi ha portato ai rossoblù più confusione che giovamento, come a Benevento, quando nel finale non siamo più riusciti a tirare in porta, ma poi non è una vergogna rinunciare per un attimo alla propria filosofia e chiudersi un po’, aggiungendo un difensore o un centrocampista. Mihajlovic però è questo, nel calcio come nella vita, va sempre in battaglia a petto in fuori e la parola ‘indietreggiare’ non la conosce. Il modo in cui lui e i collaboratori preparano le gare è ottimo, il gioco della squadra a tratti spumeggiante, ma dentro ad una partita ci sono più partite, gli ultimi venti minuti in particolare sono diversi dai restanti settanta e lì il Bologna va spesso in affanno. E allora lì sei tu, allenatore, che devi incidere, che devi dare una mano ai ragazzi in campo, specie se sono giovani e non possono contare su figure carismatiche come Medel, Poli e, nel caso di ieri, anche De Silvestri. Per come si era incanalato l’incontro, almeno un punto andava portato via: in fin dei conti è stato un match equilibrato nella sua spettacolarità, tra due formazioni che se le sono date senza speculare, e tutto sommato un pari sarebbe stato accettabile. Si potrebbe poi aprire l’ennesima parentesi su Skorupski, per il modo in cui (non) è intervenuto sul mancino preciso ma leggibile di Berardi e sul crosso basso di Kyriakopoulos che ha generato l’autogol di Tomiyasu, due episodi chiave che hanno pesato come macigni sul risultato, ma ormai il rischio è di risultare stucchevoli senza peraltro ottenere nulla, visto che il portiere non viene mai messo in discussione.

Pepè Anaclerio

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