Cari arbitri, nel regolamento c'è scritto che il Bologna va preso per i fondelli?

Cari arbitri, nel regolamento c’è scritto che il Bologna va preso per i fondelli?

Di articoli riguardo alla classe arbitrale italiana e ai torti subiti dal Bologna ne ho e ne abbiamo scritti diversi nel corso di questa stagione. È piuttosto evidente che non siano serviti a niente. Visto che i toni bassi e la pacatezza, nel nome della deontologia giornalistica, non pagano, tentiamo allora un approccio diverso.
Il calcio vive di episodi, dicono, e nella maggior parte dei casi è effettivamente così. E allora analizziamoli, gli episodi da moviola che hanno agitato il match tra i rossoblù e la Juventus.
Minuto 22: Denswil trattiene leggermente in area De Ligt, Rocchi lascia correre ma il solerte addetto VAR Chiffi (colui che in Bologna-Milan premiò il tuffo di Piatek e non sanzionò il fallo di Hernandez su Orsolini, salvo poi essere corretto) lo richiama alla on field review: rigore. Vogliamo darlo? Risibile, ma da regolamento diamolo pure…
Minuto 59: De Sciglio rifila un calcione volante in area a Barrow, che lo aveva anticipato spostando il pallone. Anche qui Rocchi lascia correre, mentre il VAR rivede l’azione ma non richiama l’arbitro al controllo supplementare. Decisione inspiegabile, non ci sono altre parole.
Minuto 81: Danilo (quello bianconero) rischia di menomare Juwara con un’entrata assassina altezza ginocchio e viene soltanto ammonito, senza che Chiffi batta ciglio. Il nostro Schouten e il veronese Borini (espulso sabato scorso contro il Cagliari per lo stesso motivo) avrebbero qualcosa da ridire in merito: due pesi e due misure.
Al termine della sfida, ecco che si leva l’immancabile e ormai stucchevole coro: eh ma la Juve è di un’altra categoria, eh ma Dybala, eh ma CR7, eh ma gli errori di Denswil, eh ma la poca lucidità, eh ma non sembrava la squadra di Mihajlovic ecc.
Alla suddetta manfrina io rispondo così: il Bologna ha il diritto di sbagliare, di non brillare a livello di condizione fisica, di essere oggettivamente meno forte di una corazzata capace di vincere otto scudetti di fila, ma dovrebbe anche avere il sacrosanto diritto di rimanere sullo 0-0, o quantomeno di poter accorciare le distanze e poi giocarsi l’ultimo quarto d’ora (non solo il recupero) in superiorità numerica, se i famosi episodi che si generano in campo dicono questo.
Sarebbe bello almeno per una volta partire alla pari, sarebbe bello disputare finalmente una partita che possa essere definita tale, una sfida all’insegna dell’equità e non della disparità (discorso che vale per tutte le cosiddette ‘grandi’, ma per la Vecchia Signora un po’ di più). Difficile che possa accadere, quasi impossibile.
La sensazione, la solita stramaledetta sensazione, è quella di essere continuamente presi per i fondelli. Come club, come squadra, come tifosi ma anche come giornalisti, perché è sempre più complicato analizzare e commentare situazioni del genere senza precipitare nel burrone della dietrologia.
Meglio quindi voltar pagina e pensare alla Sampdoria… Perché se non dovesse arrivare una vittoria, qualcuno inizierebbe a parlare di crisi, un po’ come accaduto a Sarri e ai suoi uomini dopo le due deludenti prove in Coppa Italia. Con la differenza che i rossoblù ne dovrebbero venir fuori senza l’aiuto di nessuno.

Simone Minghinelli

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