11/05/2026
Simone Minghinelli
Il punto di Mingo

Inter tricolore, Verona e Pisa in B: il campionato ha già detto molto, ma non tutto

Tempo di Lettura: 5 minuti

Quando mancano solo due giornate al termine, la Serie A ci ha già consegnato il suo verdetto più pesante: l’Inter è campione d’Italia per la ventunesima volta. Un tricolore imperniato su una superiorità che raramente ha lasciato spazio a dubbi, grazie ad una rosa profonda e di valore da cui il 45enne Chivu, all’esordio sulla panchina nerazzurra, ha saputo sradicare la sfiducia generata dal finale della passata stagione. Dopo un avvio complesso e nonostante la delusione per la prematura eliminazione dalla Champions League, il cammino di Lautaro e compagni è stato quasi un monologo, e il titolo è arrivato con la naturalezza di chi è più forte ed è in grado di dimostrarlo.

Fonte: Marco Luzzani/Getty Images (via OneFootball)

Alle spalle dei campioni, il Napoli di Conte si è confermato su standard di alto livello: meno brillante rispetto alla versione del quarto trionfo, soprattutto per colpa dei tanti e gravi infortuni, ma sufficientemente solido da blindare una seconda piazza che significa comunque prestigio e stabilità. Una rincorsa silenziosa, priva di picchi (ad eccezione della Supercoppa Italiana vinta lo scorso dicembre) ma anche di reali crolli, che ha permesso agli azzurri di mantenersi sempre davanti ad una concorrenza spesso più rumorosa che efficace.

Fonte: Francesco Pecoraro/Getty Images (via OneFootball)

La Juventus, invece, ha riscritto la propria storia in corso d’opera, nello specifico dall’arrivo di Spalletti in poi. A metà percorso pareva destinata ad un’altra annata di transizione, circondata dal solito clima di insoddisfazione e polemiche, quindi la rimonta: una scalata fatta di gioco e qualità nelle giornate più brillanti, compattezza e pragmatismo nei frangenti più difficili. L’attuale terzo posto, seppur da confermare, ben fotografa un gruppo che ha se non altro riacquisito un’identità e sembra avere importanti margini di miglioramento.

Fonte: Maurizio Laganà/Getty Images (via OneFootball)

Ma è appena sotto che la bagarre si accende davvero. La lotta per il quarto e ultimo slot Champions è ormai diventata una sfida a tre, col Milan in caduta libera e il tandem formato da Roma e Como in ascesa. I ragazzi di Allegri, che avevano costruito un margine rassicurante, si ritrovano ora fragili, smarriti, incapaci di ritrovare il loro volto migliore. Quelli di Gasperini, al contrario, sono stati in grado di accelerare proprio nel momento decisivo, trascinati da un Malen straripante. E poi il gruppo del giovane stratega Fabregas, la sorpresa più luminosa di questa stagione: fame, entusiasmo, leggerezza mentale e una grande organizzazione hanno dato vita ad una ‘creatura’ che affronta chiunque senza alcun timore e che, proprio per questo, è via via diventata una minaccia concreta per le big.

Fonte: Marco Luzzani/Getty Images (via OneFootball)

Più indietro, l’Atalanta di Palladino ha consolidato una settima posizione che descrive un tragitto meno scintillante del solito, complice un pessimo inizio sotto la gestione Juric, ma comunque convincente. La Dea, però, non è padrona del proprio destino in chiave europea, poiché tutto ruota attorno all’imminente finale di Coppa Italia tra Inter e Lazio: se prevarranno i nerazzurri sarà Conference League, se invece trionferanno i biancocelesti (ora ottavi) saranno loro a staccare il biglietto per il secondo torneo continentale, e in Conference ci andrà la sesta classificata.

Fonte: Mattia Ozbot/Getty Images (via OneFootball)

Il Bologna, intanto, rischia seriamente di chiudere il campionato nella parte destra della graduatoria, dopo un’annata troppo logorante e di conseguenza altalenante che ha man mano cancellato ogni ambizione superiore. Le nove sconfitte interne, in particolare, sono un dato che parla da solo: troppe, specie considerando la rosa di buon livello e il valore modesto delle avversarie che spesso e volentieri hanno violato il Dall’Ara. Le emozioni, dentro e fuori i confini nazionali, non sono mancate, la continuità sì, e il bilancio conclusivo non può che lasciare un retrogusto amaro.

Fonte: Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

Da ritenersi piuttosto positivo, in rapporto ai mezzi a disposizione, il cammino dell’Udinese, così come quello del neopromosso Sassuolo. Un plauso lo merita anche il Parma di Cuesta (appena trent’anni), che si è salvato con largo anticipo, mentre l’aritmetica serenità di Torino e Genoa è passata da un avvicendamento in panchina: determinanti gli arrivi di D’Aversa e De Rossi in luogo di Baroni e Vieira, o forse sarebbero stati guai. Guai che ha evitato pure la Fiorentina passando da Pioli a Vanoli, ma quanta fatica… I viola hanno vissuto una stagione complicatissima, segnata da estrema fragilità, ripetuti blackout e una lunga serie di inciampi: la salvezza è arrivata ma senza gloria, più un sospiro di sollievo che un traguardo da celebrare.

Fonte: Gabriele Maltinti/Getty Images (via OneFootball)

In coda, dato per tranquillo il Cagliari di Pisacane, altro giovane allenatore molto interessante, la lotta per non retrocedere si è ridotta ad un duello tra Lecce e Cremonese, distanziate da un solo punto, mentre Hellas Verona e Pisa hanno già salutato matematicamente la categoria. Le compagini guidate da Di Francesco e Giampaolo (subentrato a Nicola) arrivano al fotofinish con percorsi diversi: salentini più costanti nel rendimento ma penalizzati da una terribile sterilità offensiva, lombardi da urlo fino a dicembre per poi affondare ed essere riportati a galla dalla nuova guida tecnica. Due giornate per decidere chi resta in Serie A e chi scivola in B: il margine d’errore è ormai ridotto a zero.

Fonte: Maurizio Laganà/Getty Images (via OneFootball)

Simone Minghinelli

© Riproduzione Riservata – Disponibile anche sul nuovo numero di Bologna Rossoblù Magazine

Foto copertina: Getty Images (via OneFootball)

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